Recensione – Hannibal (Terza Stagione)

Trama:
Dopo il sanguinoso scontro con cui si è conclusa la precedente stagione, Hannibal Lecter inizia una nuova vita stabilendosi in Italia insieme alla sua psichiatra Bedelia Du Maurie.

Cast:
Mads Mikkelsen, Hugh Dancy, Laurence Fishburne, Caroline Dhavernas, Aaron Abrams, Scott Thompson, Hetienne Park, Gillian Anderson, Fortunato Cerlino e Kacey Rohl.

Hannibal è senza ombra di dubbio uno dei migliori prodotti concepiti per il piccolo schermo, nonché produzione che si è fatta carico sulle spalle senza particolari problemi del nome che porta e film annessi ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Hannibal però è anche, purtroppo, una seria ormai cancellata, nonostante un livello qualitativo altissimo che però non è riuscito a replicarsi negli ascolti – creando tuttavia in poco tempo una fanbase solidissima. Non curandosi così degli ascolti mai stellari, Bryan Fuller ha portato a conclusione la sua poetica visione del serial-killer Hannibal Lecter, lasciando qualche spiraglio per un’eventuale conclusione al cinema o su qualche piattaforma di streaming, ma offrendo con l’intelligenza che ne ha contraddistinto da sempre il prodotto una stagione godibile e conclusiva anche nella sua triste cancellazione.

La terza stagione di Hannibal non solo riporta su schermo tutta l’eccellenza a cui ci ha abituato negli ultimi anni, ma segna un continuo crescendo qualitativo che si stenta veramente a credere. La stagione riprende esattamente da dove si era conclusa la passata: Hannibal è in viaggio con la compagnia Bedelia e i due si dirigono in Italia per cominciare una nuova vita. Questa stagione dal punto di vista dei romanzi di Thomas Harris va basandosi per la prima metà su Hannibal Lecter – Le origini del malee nella seconda metà su Il delitto della terza luna (Red Dragon), nonostante le origini di Lecter siano state comunque riviste per la versione televisiva. Dal punto di vista del materiale originale probabilmente la terza stagione di Hannibal è quella più fedele alla controparte cartacea. Una scelta che avrebbe potuto dare l’idea che la serie così facendo avesse un margine creativo più “ristretto” rispetto al passato, ma che in realtà ha permesso al sempre impeccabile Bryan Fuller di dare quell’impronta tipica che ha avuto Hannibal sin dalla prima stagione, probabilmente forzando la mano più del solito.

Difatti sin dall’inizio del proprio cammino Hannibal è stata una serie che si è sempre estremamente compiaciuta. Lunghi momenti di silenzio accompagnati magistralmente da musiche classiche e non; altrettanti lunghi primi piani che esaltavano il particolare anche più piccolo; e con una cura maniacale e una fotografia “chirurgica” che incantavano per la bellezza con la quale fondeva il tutto. Hannibal è stato questo sin da principio: una serie che ci introduceva l’amore platonico malato tra Hannibal Lecter e Will Graham, ma che lo faceva basandosi pesantemente su tecnicismi scenici che gli davano quel tocco di alta classe che si andava a ripercuotere e valorizzava il cast e nello specifico il personaggio di Hannibal Lecter, interpretato sempre magistralmente da Mads Mikkelsen. Tutta questa cura, questo timbro registico nelle inquadrature, nella fotografia e nel modo di raccontare la storia, non solo viene riportato in toto nella terza stagione, ma lo si sottolinea ancor di più con il problema di poter risultare tedioso in certi frangenti. In particolar modo la seconda metà dedicata a Red Dragon vede intere sequenze basate su motivetti musicali che accompagnano le immagini che ci illustrano il personaggio di Francis Dolarhyde e la successiva trasformazione nel “Grande Drago Rosso”.

Una tecnica, una timbrica che è stata sempre alla base narrativa di Hannibal, sempre molto lenta, pacata ma attenta a focalizzarsi in ogni minimo dettaglio e che qui è realizzata con la consueta bellezza e bravura ma ecco, ad alcuni questo abusarne potrebbe anche stufare. Uno invece degli elementi sul quale si hanno veramente pochi dubbi dell’eccellente riuscita è nel grande lavoro di sceneggiatura che è stato svolto per ogni singolo personaggio. Difatti nel finale della passata stagione praticamente tutti i personaggi principali erano stati lasciati in condizioni critiche tanto da far nascere un toto personaggi su chi sarebbe sopravvissuto nella terza stagione. Al di là di ogni pronostico, anche il più roseo, nella terza stagione di Hannibal ricompaiono tutti, ma riappaiono in un modo, con un lavoro psicologico dietro che è davvero stupefacente. Tutti i personaggi presentano delle cicatrici da quegli eventi, cicatrici fisiche ma soprattutto mentali. Proprio riguardo ciò la grande bravura di Hannibal non si limita a curare ogni singolo personaggio post eventi della seconda stagione, ma si diverte tantissimo a giocare con noi spettatori facendoci credere che ciascuno di essi sia confinato in un certo limbo di staticità (nei modi di fare, pensare e dire) quando in realtà all’ultimo dimostreranno che anche la scelta più banale, più piccola ha avuto (e avrà) una qualche ripercussione all’interno della trama che in sordina effettuava ogni azione con uno scopo ben preciso e studiato.

Un altro degli aspetti più poetici di Hannibal sta poi nel rapporto tra Will e Hannibal; un rapporto che per tre stagioni ha scandito momenti di inganni, di cercarsi di uccidersi l’un l’altro ma, come ripete bene Will nell’ultima puntata, mette in evidenza come non possa vivere senza Hannibal, né tantomeno con Hannibal. Un intreccio di estremo romanticismo, un romanticismo sadico, crudele e violento ma non per questo meno poetico e straziante nei suoi momenti di non violenza, vissuti in maniera così intensa e di rispetto reciproco nonostante tutto quello che è accaduto. Rapporto tra Will e Hannibal che in questa terza stagione raggiunge un culmine psicologico come mai in passato; un lento cammino nel quale Hannibal porta Will nella sua visione del mondo:“Vedi, Will? Questo è tutto ciò che ho sempre voluto per te. Per tutti e due.” dice Hannibal. “È bellissimo.” risponde Will. Frasi di estremo sentimentalismo che vengono pronunciate in un finale di serie che è come una sorta di solenne, macabra, danza d’amore mentre i due commettono l’omicidio di Dollarhyde – Richard Armitage un Grande Drago Rosso d’inquietante bravura. Un omicidio che segna come questa sorta di passaggio di Will verso la propria vera natura, quella che ha sempre tentato di sopprimere. Una scena quella sulla scogliera che affaccia sull’Atlantico che è anche un tripudio scenico di costruzione per il suo modo di essere stata concepita: musica classica di sottofondo; il sorseggiare del vino come se tutto fosse normale; una location di indubbio romanticismo con la luce lunare che illumina il tutto; tutti elementi che lascerebbe presumere una scena romantica, ma che sappiamo bene non avrà mai luogo.

Proprio questo è il grande tocco che ha sempre avuto e ha contraddistinto Hannibal: la bravura nell’intrecciare sceneggiatura, cast e tecnicità in una macabra, disfunzionale poetica ma che per questo non risulta essere meno romantica di altre produzioni che nascono invece con quell’intento. Perché in fin dei conti Hannibal ha sempre rappresentato ciò che non si era mai visto in televisione. Una serie dalla sofisticatezza unica. Una sofisticatezza che si trovava in aspetti prettamente tecnici che avevano del maniacale, ad altri proprio nel volere inscenare una storia dell’orrore, disturbata in una maniera così sentita, unica e che andava a fondersi all’interno di un’estetica, una poesia che l’ha reso un prodotto unico. Un prodotto singolare e che l’ha dimostrato fino alla fine, come nel commovente finale di stagione. Un finale sul quale Fuller riesce a non lasciarci con quella tristezza di un finale aperto o incompiuto, ma anzi: un abbraccio sentito tra Will e Hannibal dopo la loro “danza”; un salto nel vuoto che avrebbe significato la loro rinascita in un’eventuale quarta stagione ma che anche così, nonostante la cancellazione, dà un certo senso di pace con l’immagine dei due “amanti” pronti a dirsi addio fondendosi in un tutt’uno e che offre un singolare lieto fieno dopo tutto l’orrore a cui si è assistito in queste tre intense stagioni.

Commento:
La prematura cancellazione di Hannibal è sicuramente un brutto colpo per il mondo televisivo, ma nonostante ciò la serie ideata da Bryan Fuller non solo è riuscita a confermarsi qualitativamente nella sua terza stagione, ma è riuscita ad alzare (la già alta) asticella qualitativa a cui ci aveva abituati. Ricerca dell’estetica che ha del filosofico, cura maniacale per il più piccolo dettaglio che esplode in una regia e fotografia che hanno del magistrale. Il tutto che si fonde a una narrativa sempre di alto spessore e che non si risparmia in termini di colpi di scena o dall’illustrare con immensa poetica tutto l’orrore nel quale ruota la storia di Hannibal. Una serie perfetta in tutto e per tutto e che dà il grande merito a Fuller di essere riuscito a far sembrare l’Hannibal cinematografico – un capolavoro – una piccola macchietta se paragonato a questa immensa, meravigliosa opera d’arte di regia, cast, narrativa e fotografia. Ci mancherete Will e Hannibal. 

Giudizio Finale:

Capolavoro
10

Cast

10.0/10

Regia

10.0/10

Sceneggiatura

10.0/10

Montaggio

10.0/10

Colonna Sonora

10.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

2 commenti su “Recensione – Hannibal (Terza Stagione)

    Isabella Gatti

    (7 Novembre 2019 - 18:21)

    Ho amato questa serie e l’ho anche presa in dvd, molto bravo Mads Mikkelsen nel interpretare Hannibal. Quando ho cominciato a vederla avevo dei fortissimi dubbi che potesse reggere il confronto con il grande (uno dei mie attori prefriti) Anthony Hopkins, invece mi ha piacevolmente sorpresa.

    Mi ha deluso la cancellazione prematura della serie che lascia alcune domande aperte che potrebbero essere delle porte per riprenderla in futuro, anche se non credo sia possibile.

      Francesco Di Maria

      (8 Novembre 2019 - 16:01)

      Secondo me un possibile revival tra qualche annetto sarà possibile. Bisogna solo aspettare e pazientare. Ormai al giorno d’oggi, con lo streaming, le possibilità sono sterminate.

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