Recensione (PS3) – Assassin’s Creed IV: Black Flag

Da un paio di anni a questa parte la stagione autunnale è un periodo particolarmente caldo per il mondo videoludico: lancio di nuove console, titoli tripla A, esclusive e titoli a cadenza annuale. Proprio a quest’ultima categoria appartiene Assassin’s Creed IV: Black Flag, sesto capitolo (quarto ufficiale) del noto franchise made in Ubisoft e primo a essere un prequel e a non avere Desmond Miles come protagonista. Black Flag parte così da premesse che vanno a proporsi come di rottura all’interno della serie, ormai satura dall’annualizzazione da parte di Ubisoft ma, in realtà, il risultato finale non è poi così tanto distante dai precedenti capitoli, almeno nella formula. Difatti Black Flag propone tutti i pregi e difetti, croce e delizia, che contraddistinguono la serie dall’ormai lontano 2007 ma, tutto ciò, viene inserito in un contesto ancora più vasto, con qualche nuova meccanica qua e là: che ne fa di fatto un capitolo estremamente godibile e sorprendente.

La storia di Assassin’s Creed IV: Black Flag è ambientate cronologicamente prima di Assassin’s Creed III, nel bel mezzo delle guerre piratesche ma il titolo funge anche da sequel andando ad approfondire elementi della storia che vide protagonista Connor Kenway e il padre nel terzo capitolo, oltre a mostrarci l’Abstergo “post Desmond Miles”. In Black Flag andremo infatti a esplorare le vicende di Edward Kenway, padre di Haytham Kenway e nonno di Connor, un giovane inglese che ha lasciato la Marina per abbracciare la pirateria nella sua ultima decade d’oro nelle Indie Occidentali (note oggi come i Caraibi); mentre nel presente vestiremo  i panni di un impiegato qualunque della nuova Abstergo Entertainment, società sussidiaria della precedente Abstergo Industries che ha il compito di rivivere i ricordi del proprio antenato, in questo caso Edward, in maniera tale da ottenere ricordi utili alla creazione di un nuovo prodotto d’intrattenimento. 

Proprio rivivendo i ricordi di Edward salta immediatamente all’occhio come riesca a distinguersi in maniera netta e decisa dai suoi predecessori, risultando essere un personaggio carismatico – dopo l’aspramente criticato Connor in Assassin’s Creed III – intelligente, gentile, ma allo stesso tempo egoista per natura e che non sempre ragiona in maniera razionale. Proprio tutti questi aspetti fanno di Edward un assassino estremamente peculiare, un pirata temuto ed esperto, con la passione per l’avventura ma che lotta senza una causa all’infuori della sopravvivenza e del guadagno; un aspetto che va a mutare quando la lotta tra Assassini e Templari entra nella sua vita avvicinandolo al Credo degli Assassini, ma che ne fa di Edward il primo vero protagonista nel franchise perennemente combattuto su chi abbia davvero ragione in questo eterno conflitto. Le vicende di Edward vanno così distribuendosi in tredici sequenze principali, più quattro secondarie che raccontano la sua “Caccia ai Templari”. Le sequenze vanno alternandosi tra fasi ambientate sulla terra ferma, ad altre sulla Jackdaw (la nave di Edward) navigando per i mari caraibici che collegano le numerose location del gioco, per una mappa di grandezza molto simile ad Assassin’s Creed III ma, con l’importante differenza, di non essere divisa in più zone come nel precedente capitolo visto che si ha un’unica mappa che racchiude le svariate location circondate dall’immenso mar dei Caraibi.

Proprio l’aspetto “marino” ricopre un ruolo fondamentale in Black Flag, andando a migliorare le meccaniche navali introdotte in Assassin’s Creed III ed espandendole a dismisura sotto ogni aspetto. Se infatti trovavate noioso navigare per il Nord Atlantico con “l’Aquila” di Connor, il consiglio non può che essere quello di lasciare perdere Black Flag. Il gioco, infatti, andando a narrare gli anni d’oro della pirateria, ha un grande focus su tutti quegli aspetti navali, marini dell’epoca proprio per enfatizzare, dare vita a quel periodo storico che è da sempre uno degli aspetti più riusciti nella saga di Assassin’s Creed. Si trascorreranno così svariate ore in mare aperto (parliamo di circa il 40% dell’avventura principale) per compiere una determinata missione, attività o semplicemente arrivare in un determinato luogo. Fortunatamente, però, questo aspetto è stato limato di molto con tantissimi punti della mappa che permettono lo “spostamento rapido” e che così facendo, fatta eccezione per alcune missioni o luoghi ancora da scoprire, velocizzano di molto il ritmo di gioco facendoci dimenticare del tutto quegli infiniti spostamenti in mare di Assassin’s Creed III. Sempre riguardo al mare è presente un sistema dinamico che farà subentrare durante la navigazione fattori come vento, tempeste, pioggia, nebbia che a loro volta potrebbero dare vita a dei tornado, onde anomale complicando così l’azione in mare; il gioco vanta anche di una tecnologia Ubisoft, denominata “Horizon”, che dà letteralmente vita all’aspetto navale di Black Flag generando durante la nostra navigazione degli eventi casuali come navi mercantili da rubare, pirati da soccorrere, animali marini da cacciare (con le loro pelli sarà possibile fabbricare potenziamenti) e tante altre opportunità che di fatto contribuiscono a creare un contesto vivo, credibile e dinamico.

Rimanendo sempre in ambito marino in Black Flag si è alla guida della Jackdaw, il brigantino di Edward; rispetto al terzo capitolo la Jackdaw è vista in questo episodio di Assassin’s Creed come una sorta di “comprimaria” di Edward. Nel corso dell’avventura infatti il nostro assassino diventerà sempre più abile, imparerà nuove mosse e sbloccherà nuovi armi ma, per andare avanti nell’avventura principale, la Jackdaw dovrà “crescere” di pari passo con quello del suo comandante; un aspetto essenziale quello del potenziamento del Jackdaw anche per entrare in conflitto con navi più grandi e dal valore più alto e che ci obbliga così a doverne migliorare le svariate caratteristiche: dai cannoni da bordata, a quelli di prua, allo sperone, al mortaio e ai barili infiammabili per non ritrovarci con la nostra nave sul fondo dell’oceano. Riguardo il conflitto in mare aperto una delle novità più interessanti e riuscite del gioco sono gli abbordaggi, a volte un po’ macchinosi nei movimenti della nave durante la fase di “preparazione”, ma che non inficia minimamente in questi scontri ricreati con una fedeltà, un’atmosfera piena di musiche, urli e canti pirateschi che restituiscono la sensazione di (ri)vivere realmente quei momenti.
Ma le novità marittime di Black Flag non sono finite qui. Nel gioco è infatti possibile esplorare l’oceano attraverso la campana subacquea, un oggetto utilizzabile in zone specifiche della mappa e che ci permette di calarci in fondo al mare e raggiungere relitti alla ricerca di tesori e segreti, o semplicemente completare una qualche missione secondaria.

In Black Flag grande cura è stata posta nell’offrire estrema libertà d’azione in qualsiasi missione, a partire da quelle principali a quelle più secondarie. Il gioco offre infatti svariate possibilità di approcciarsi al nemico grazie a un level design attento e che, soprattutto, ci mette nelle condizioni di poter superare ogni singola missione, difficoltà o gruppo di nemici, attraverso un’azione diretta o un approccio più stealth. Inutile dire come Black Flag dia più soddisfazioni avvicinandosi al secondo metodo che, come detto, mette in evidenza la grande cura posta nello scenario, dove ogni singolo elemento: fieno, vegetazione, civili ci permettono di aggirare il nemico senza entrare in scontro aperto. Approccio stealth che viene accompagnato, oltre dagli elementi dello scenario, dalle armi bianche: dardo da corda, pugnali da lancio e la cerbottana, equipaggiabili con differenti tipi di dardi che fanno sì di poter attaccare il nemico mantenendo comunque un basso profilo – ciò comunque non vieta, tranne qualche missione in cui è specificamente indicato, di rompere in qualsiasi momento l’approccio silenzioso per buttarsi a capofitto nel duello a viso aperto. Per il resto Edward è un combattente veloce e “pulito” durante gli scontri, che ripropone certi difetti noti della saga: nemici poco reattivi, che attaccano uno alla volta e la counter che, però, viene rivista con la rimozione del fastidioso effetto slow motion di Assassin’s Creed III durante il contrattacco, ma che comunque ne guadagna in generale per quanto riguarda la spettacolarizzazione degli scontri: più rifiniti, rapidi, interattivi con l’ambiente e meno macchinosi con scontri leggermente più ostici quando si è in presenza di tanti nemici che hanno tra le loro file personaggi più abili con la spada o semplicemente più grossi da combattere.

Per quanto riguarda la storia e i contenuti di questo Assassin’s Creed IV: Black Flag, bisogna ammettere come difficilmente si resterà delusi. Non a caso se la storia riesce in più di qualche frangente a tornare ai fasti di un tempo grazie a risvolti narrativi interessanti, personaggi ben caratterizzati e a tutto tondo – come il carismatico Barbanera doppiato da un sempre pregevole Francesco Pannofini – tutto questo è anche merito della grossa attenzione riposta da Ubisoft nel rendere il gioco vivo e credibile: a partire da piccoli dettagli come possono essere gli interni, gli eventi casuali, all’accortezza nelle missioni secondarie, nei collezionabili e nelle svariate attività collaterali in cui ci si imbatterà durante l’avventura. Sui collezionabili c’è però da lodare il lavoro di Ubisoft, la quale non si è limitata semplicemente a posizionare degli oggetti da raccogliere per la vasta mappa di Black Flag, ma bensì ha studiato molteplici sottocategorie (manoscritti, canzoni, mappe del tesoro e tante altre) dove ciascuno di essi richiede un’azione specifica per essere raccolto – nel caso della mappa del tesoro sarà necessario osservarla attentamente per trovare l’esatta posizione in cui è stato sotterrato il tesoro – ma non solo, perché ogni oggetto ci permette di accedere a specifici potenziamenti o approfondimenti della storia dell’epoca. Un sistema di approfondimento simile è presente anche nella controparte “reale” di Black Flag nel quale ci verrà richiesto di entrare nei terminali sparsi per l’Abstergo per ottenere informazioni che riguardano in particolar modo ciò che è accaduto a Desmond dopo essersi sacrificato, questo sistema rivela informazioni davvero dettagliate e interessanti per quanto riguardo il lato narrativo, ma dal punto di vista del gameplay sul lungo andare annoia in quanto il mini-gioco di hacking si presenta sempre nella stessa formula e semplicità, ma quello della noia è un problema generale di Black Flag.

La nostra prova del gioco si è infatti conclusa (per quanto riguarda la storia principale) con 22 ore di gioco e il 55% del completamento totale dell’avventura, proprio a testimoniare le tante cose da fare all’interno. Il problema è però che ciascuna attività (evento collaterale, collezionabile o missione secondaria) è presente in quantità così sproposita da risultare inevitabilmente ripetitiva qualora si volesse completare il gioco al 100%. In particolar modo a non convincere appieno sono state le missioni secondarie del gioco che, fortunatamente, richiedono sessioni brevi di gioco (tra i 5 e 15 minuti a seconda della tipologia) per essere completate, ma che oltre questo aspetto si presentano come piatte e ben presto ripetitive. Ripetitività che si è riscontrata nell’avventura principale solo nel grosso numero di missioni stealth presenti nel quale ci veniva richiesto di pedinare un personaggio specifico per scoprirne il luogo in cui si nascondeva o semplicemente origliarne la conversazione, un problema abbastanza marginale nel complesso ma che comunque denuncia un certo abuso di questa tipologia di missione da parte di Ubisoft Montreal, così come nei tantissimi, davvero troppi, collezionabili e incarichi secondari presenti nel gioco. Per quanto riguarda invece l’online, Black Flag mantiene pressoché inalterata la struttura multigiocatore dei precedenti capitoli: si sceglie un alter ego, si modifica l’aspetto, abilità ed equipaggiamento, e ci si immerge nelle celebri modalità degli scorsi anni come Assassinio, Caccia all’Uomo, Branco e Dominazione. Unica novità degna di nota è il Laboratorio, luogo che permette di creare dei match standard, ma dando la possibilità di modificare diversi parametri, i cosiddetti modificatori, in maniera tale da rendere la partita più varia e imprevedibile.

Commento:
Assassin’s Creed IV: Black Flag riesce a riportare la saga degli assassini agli fasti del secondo capitolo. Grazie a un personaggio carismatico, un mondo vivo, vasto e che va a legarsi in maniera intelligente con il periodo storico dell’epoca, riprodotto con una fedeltà encomiabile, Black Flag è un capitolo di Assassin’s Creed mastodontico nella densità dei contenuti ma anche dal punto di vista narrativo. Una storia curata, interessante e che non perde occasione per approfondire gli eventi vissuti con i precedenti assassini, ma anche con il personaggio che diede vita a tutto ciò: Desmond Miles. Un gioco che rinnova la struttura del gameplay, mantenendo tuttavia invariati celebri difetti della saga, ma che ha dalla sua un mondo così vivo da esplorare, così vasto – anche fin troppo – e una libertà d’approccio in qualsiasi occasione, che lascia tranquillamente sorvolare su certi problemi che affliggono ormai i vari capitoli dal lontano 2007.

Giudizio Finale:

Ottimo
8.9

Trama

8.6/10

Gameplay

8.0/10

Longevità

9.5/10

Grafica

9.0/10

Sonoro

9.2/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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