Recensione – Her

Trama:
Theodore Twombly è un uomo solo e introverso che per lavoro scrive lettere d’amore per le persone con difficoltà a esprimere i propri sentimenti. Infelice a causa del divorzio dalla sua compagna sin dall’infanzia, acquista un sistema operativo parlante che sfrutta l’intelligenza artificiale, progettato per adattarsi ed evolversi . Il protagonista instaurerà con il software un legame sempre più forte e profondo fino ad innamorarsene.

Cast: 
Joaquin Phoenix, Scarlett Johansson (voce), Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde.

Un futuro dominato dalla tecnologia, dove anche l’azione più semplice viene semplificata da uno strumento informatico, senza trascurare i contatti umani ridotti ai minimi termini, per non parlare dell’amore umano praticamente morto. Chi legge queste righe potrebbe tranquillamente confondere il futuro pensato per Her, con la realtà che stiamo vivendo oggi. Difatti, ciò che viene inscenato è alquanto affascinante, ma allo stesso tempo preoccupante. Her, che in Italia prende il nome di “Lei”, segna il ritorno dietro la macchina da presa di Spike Jonze, il quale pensa Her come un: “futuro non troppo lontano dal nostro”, ed effettivamente centra in pieno il proprio obiettivo.

Fresco di Oscar come migliore sceneggiatura originale, Spike Jonze rende Her prima di tutto un film credibile, facendo sì che l’impatto emotivo, di coinvolgimento all’interno della storia sia a livelli altissimi, ma soprattutto che ci si rispecchi in tutti i piccoli accorgimenti. Nonostante Her sia pensato in un ambiente che vede un importante progresso , bisogna sottolineare come questo progresso faccia riferimento unicamente a punto di vista tecnologico e non sotto quello umano, che anzi, non fa nient’altro che regredire, sminuirsi, fino ad arrivare al punto di non riscontrarlo quasi più nella società moderna. Effettivamente se andiamo allora a paragonarlo con la realtà di oggi, si capisce chiaramente come la storia non sia utopica o fantascientifica.

Nel mezzo di tutto questo troviamo lui, Theodore Twombly, che funge quasi da collante tra questo mondo dipendente dalla tecnologia, introverso, senza rapporti umani e l’altro sociale, libero di vivere e godersi la vita. Theodore era una persona viva, scherzosa, che viveva ogni singolo giorno al meglio, dopo la separazione dalla moglie continua nel suo lavoro di scrivere lettere per le persone che non riescono a esprimere i propri sentimenti, ma nonostante ciò non riesce a capire i suoi di sentimenti. Così facendo cresce in lui un malore interiore che lo porta ad acquistare questo famoso O.S. (Operating System), che prende il nome di Samantha, in grado di sviluppare vita propria e provare sentimenti ma, inconsapevolmente, stava soltanto effettuando un ulteriore passo verso il proprio isolamento. Theodore impersona perfettamente l’uomo tra il passato e futuro. Quello così sensibile, romantico, da far dei legami umani il proprio centro di vita, ma che preoccupato di come le persone nel tempo cambino o nel non voler rivivere certe sofferenze, preferisce isolarsi grazie a questa affascinante “scorciatoia” tecnologica che non prevede l’impiego dei propri sentimenti.

Questa storia d’amore, perché alla fine è una storia d’amore quella tra i due, appare come una bellissima similitudine del mondo in cui viviamo. Dove le persone, vuoi per i tempi che cambiano, vuoi come Theodore si viva un trauma importante, fanno sì che non ci si innamori più delle persone per la loro creatività, emotività o per i loro valori, ma bensì si vada a rilegare il proprio amore, sentimento ad un oggetto materiale, nel caso di Theodore un oggetto con una propria “anima”, ma pur sempre un’anima artificiale. Inutile dunque ribadire come il confine tra realtà e fantasia, sia molto sottile, catapultandoci in questa storia di vita futura, ma che si allaccia prepotentemente al nostro presente, facendoci fermare a pensare più volte.

Al di là dei grandi meriti di Spike Jonze, Her prende vita propria, anche grazie a un cast particolarmente contenuto, ma di un livello di forma, maturità tra i più grandi di questi tempi. Dove Joaquin Phoenix interpreta l’infelice Theodore in maniera magistrale, che con un solo sguardo fa trasparire così tanta voglia di vivere ma, allo stesso tempo, quella tristezza che permette a Joaquin di regalarci probabilmente una delle sue performance più toccanti, drammatiche e complete di sempre. Senza trascurare l’ormai affermata Amy Adams, che nonostante appaia come una donna forte, in realtà è simile a Theodore più di quanto ci si aspetti. Ma star indiscussa della pellicola è Her, “Lei” appunto, Samantha, il sistema operativo che dà vita nuova al caro Theodore. Interpretata (anche se presta solo la voce) dalla bellissima Scarlett Johansson – andata vicinissimo anche a una nomination agli Oscar –  è riuscita ad imprimere la sua voce tanto sexy quanto professionale, facendoci completamente dimenticare del fatto di stare ascoltando un sistema operativo. Samantha, che potrebbe apparire come appunto un computer, grazie alla bravura della Johansson sembra un personaggio umano ai nostri “occhi”, in carne ed ossa, come se fosse davvero presente su schermo. In Italia la voce di Samantha è di Micaela Ramazzotti che purtroppo come avviene sempre in fase di doppiaggio, non riesce a replicare la grande performance della Johansson. Offrendo un risultato tutto sommato gradevole, ma che comunque tende un po’ a mostrare questa distanza persona-computer, che invece in lingua originale non si riscontra minimamente.

Commento:
Her è un bellissimo racconto, delicato e allo stesso tempo estremamente sboccato, che mette in luce la morte dell’animo umano a cui stiamo assistendo. Spike Jonze cura ogni minimo particolare per offrirci un prodotto che possa toccarci dentro, riproducendo fedelmente gli atteggiamenti di Noi esseri umani, facendo sì che ci si senta completamente assuefatti e catapultati all’interno della storia. Non si limita ad essere un film con una bella storia, attori strepitosi e tecnicismi che hanno del maniacale, ma vuole essere un documento di vita, una denuncia del nostro mondo (e modo) di vivere sempre più in simbiosi con la tecnologia. Questo è Her.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.1

Cast

9.5/10

Regia

9.2/10

Sceneggiatura

9.5/10

Montaggio

9.0/10

Colonna Sonora

8.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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