Recensione – The Amazing Spider-Man 2 – Il potere di Electro

Trama:
Per Peter non esiste nulla di più emozionante che lanciarsi tra i grattacieli di New York, essere un eroe e trascorrere il tempo con Gwen. Ma essere Spider-Man ha un prezzo: solo lui può proteggere i suoi concittadini da nemici pericolosi che assediano la città. Con la comparsa di Electro, Peter Parker deve affrontare un nemico molto più potente di lui. E quando il suo vecchio amico Harry Osborn ritorna, Peter si rende conto che tutti i suoi nemici hanno una cosa in comune: la OsCorp.

Cast:
Andrew Garfield, Emma Stone, Paul Giamatti,Jamie Foxx, Dane DeHaan, Sally Field, Denis Leary,Martin Sheen, Chris Zylka, Marton Csokas, Stan Lee,Frank Deal, Felicity Jones, Embeth Davidtz, Chris Cooper, B.J. Novak, Sarah Gadon.

A due anni di distanza dal primo capitolo, che ha segnato il reboot delle avventure dell’uomo ragno a soli cinque anni dalla chiusura della trilogia di Sam Raimi, avviando un universo Marvel parallelo a quello della sponda Disney, The Amazing Spider-Man ritorna, più potente, più spettacolare, più impacciato di sempre, con un risultato che di certo non metterà tutti d’accordo. Forte di un incasso mondiale del primo capitolo di ben 752 milioni di dollari, le responsabilità di The Amazing Spider-Man 2 non si limitano semplicemente a un punto di vista degli incassi, oppure dell’inevitabile confronto con la precedente trilogia – dove ha ben poco da spartire, se non appunto Spider-Man. Questo capitolo è un nuovo punto di partenza, una prepotente risposta della Sony/Columbia alla Walt Disneycreando il loro di universo fumettistico, dimostrazione di questo sono i già fissati The Amazing Spider-Man 3/4, e gli spin-off dei I Sinistri Sei e Venom.

Una delle componenti per la quale questo The Amazing Spider-Man 2 non piacerà a tutti sta nel centro di tutto il film, ovvero questa tormentata storia d’amore tra Peter Parker e Gwen Stacy. Difatti il regista, Marc Webb, sin dalle primissime informazioni rilasciate in merito a questo secondo capitolo, ha messo le cose in chiaro dichiarando che, questo sequel, oltre a soffermarsi su Peter in conflitto con sé stesso, si concentrerà prepotentemente sulla storia d’amore tra Peter e Gwen, e tutte le varie problematiche che ne scaturiscano dall’essere Spider-Man. Una decisione che potrebbe fare storcere il naso ma che, vedendola su schermo, oltre la chimica Garfield-Stone non ha quella “pesantezza”, focalizzazione che ci si aspettava risultando a conti fatti uno degli aspetti più positivi della pellicola. Il tema dell’amore è sempre vivo, anche quando non c’è su schermo è palpabile che il cuore del film sia quello, ma fortunatamente non toglie tempo e spazio allo sviluppo della storia e all’azione generale.

Questo Spider-Man differisce completamente dalla precedente trilogia per vari motivi, ma uno degli elementi più diversificanti è il modo di approfondire i personaggi dei genitori di Peter che, nonostante la scena iniziale dell’aereo – Webb ne avrebbe potuto fare anche a meno – riescono a fare da contorno nel primo ed in questo secondo capitolo offrendo uno scenario di fondo che sembra essere nel prossimo futuro uno dei punti focali delle vicende di Spidey. Anche il rapporto tra zia May e Peter è affrontato in maniera completamente diversa, una zia May molto più seriosa, piena di segreti, ma che purtroppo fanno di Sally Field un personaggio davvero poco credibile, cioè una zia che viene invasa dai genitori che gli lasciano là il figlio, e poi da degli agenti che gli rivelano dei segreti. Un’idea molto campata in aria.

Estraniandosi comunque da questo racconto Gwen-Peter o genitori/zia, The Amazing Spider-Man 2 porta su schermo una grande quantità di villain, appunto per ampliare questo loro Universo fumettistico. Il problema, molto sulla falsariga di Spider-Man 3, è che si ha un’introduzione di così tanti villain che vengono così facendo solo abbozzati e che, a fine film, rimangono uno più anonimo dell’altro. Jamie Foxx non particolarmente esaltante, Goblin interpretato da Dane DeHaan dal grandissimo potenziale incompiuto – magari avrà modo di rifarsi nei prossimi capitoli. Villain dai design terribili e con problemi di gestione che, per quanto riguarda Electro e Goblin, non si ha quella complicità, quell’unione che li faccia combattere insieme per liberarsi di Spider-Man – se non in brevi tratti –  ma il tutto viene affrontato singolarmente allungandone il film a dismisura, creando tanta pesantezza e non dicendo nulla di rilevante che riguardi questi cattivi e perché sono così.

Pesantezza che viene determinata anche dall’abbondante uso di computer grafica ed effetti speciali in gran quantità. Film con sequenze che sarebbero potute essere spettacolari, e che invece sono allungate all’inverosimile, confusionarie e pasticciate nella grossa quantità di effetti visivi, perdendo in più di qualche frangente la cognizione di ciò che si stia  vedendo. Cognizione che viene ritrovata da uno dei pochi aspetti positivi della pellicola: Andrew Garfield, così tanto criticato vista la “frettolosità” di trovare un nuovo Peter Parker dopo Spider-Man 3 e che, come già dimostrato nel primo capitolo, nonostante l’aspetto da belloccio è riuscito a fare suo il personaggio di Peter Parker facendo passare la bellezza in secondo piano per far spazio al lato impacciato di Peter, quello che fa discorsi da genio, ha difficoltà con le donne e ha problemi ad esprimersi con la propria ragazza.

Tutti elementi che in questo sequel è riuscito a migliorare, introducendo anche parti piuttosto drammatiche – ma le doti di Garfield si erano già viste in The Social Network – e che sono accompagnate bene grazie all’alchimia che si è riuscita ad instaurare insieme alla propria compagnia di set e di vita, Emma Stone. Un’alchimia molto apprezzata nel primo capitolo, che qui va un po’ sminuendosi a causa dell’effetto: “Ti voglio, ma non ti voglio”, sulla falsa riga della lagna amorosa di Spider-Man 3 (foto bonus). Due parole infine vanno spese sulla colonna sonora, dove purtroppo Hans Zimmer toppa come raramente visto nella sua carriera. Una soundtrack dove gli unici brani accettabili sono quelli provenienti dal primo capitolo (riciclati da James Horner) mentre quelli offerti da Zimmer sono di una trasparenza unica, con un brano dedicato ad Electro che ha del terribile.

Commento:
Se The Amazing Spider-Man era “piaciucchiato” un po’ a tutti, questo sequel non riesce a replicarne la formula. Con un film che piacerà probabilmente al pubblico più giovane con questa storia d’amore, ma che purtroppo presenta troppi problemi per fargli fare il salto definitivo. The Amazing Spider-Man 2 è un film con una storia banalissima, scene spettacolari ma confusionarie e pesanti nella loro lunghezza e rappresentazione, così come i villain: troppi, abbozzati e senza una loro reale costruzione, così come il loro design di gran lunga rivedibile. Colonna sonora pessima e in svariate sequenze proprio inascoltabile.

Giudizio Finale:

Mediocre
5.2

Cast

8.5/10

Regia

5.5/10

Sceneggiatura

4.7/10

Montaggio

4.5/10

Colonna Sonora

3.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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