Recensione – Bohemian Rhapsody

Trama:
La pellicola segue i primi quindici anni del celebre gruppo rock dei Queen, dalla nascita della formazione nel 1970 fino al concerto Live Aid del 1985.

Cast:
Rami Malek, Mike Myers, Aidan Gillen, Tom Hollander, Joseph Mazzello, Lucy Boynton, Allen Leech, Michelle Duncan, Aaron McCusker, Max Bennett, Gwilym Lee, Ben Hardy

 «Stai cacciando la serpe sbagliata» dice John Reid ad un certo punto del film, ed effettivamente quello che sarebbe potuto essere un film colossale non è altro che un ritratto autocelebrativo della figura dei Queen, commovente per lunghi tratti, ma più per fattori storici e d’amore nei confronti della figura di Freddie Mercury e della band che per effettivi meriti della pellicola. Nato come un progetto vietato ai minori con Sacha Baron Cohen nei panni di Freddie Mercury, biopic che si sarebbe focalizzato sul frontman entrando nel dettaglio della vita sregolata, selvaggia, dissoluta e, soprattutto, sessuale del cantante, il film è stato ben presto cestinato e Cohen licenziato a causa di “divergenze creative”. Licenziamento che è apparso chiaro sin da subito: i membri in vita dei Queen hanno voluto tutelare e difendere l’eredità artistica della band, ed effettivamente è palpabile la loro mano in questo film, un film che come detto in apertura sarebbe potuto essere ben altro, e che invece si riduce ad essere una gradevole produzione d’intrattenimento ma che lascia con l’amaro in bocca per non aver visto la vera storia dei Queen.

Bohemian Rhapsody, titolo che riprende la nota canzone sul quale ruota tutto il film, è un biopic che di biopic ha ben poco: cura nella ricostruzione degli eventi, preparazione, spiegazione, sono solo alcuni degli elementi che vengono a mancare, risultando essere una pellicola didascalica, affrettata, romanzata all’inverosimile e che rappresenta una carrellata dei momenti iconici della band – quanto fedelmente riprodotti? – senza nulla togliere o aggiungere. Non a caso, come detto in apertura, la mano dei Queen in vita è palpabile sin dall’inizio con quella sensazione di “Freddie è il cattivo. Noi siamo le vittime”. Impostazione della storia che viene rafforzata andando avanti e che, più che farci odiare Mercury, ha l’effetto opposto consci del fatto di non stare vedendo qualcosa di autentico. Chiaro, Mercury non era un santo e il suo stile di vita era più che risaputo, ma c’è sempre quella percezione di voler fare pendere le colpe più da un lato che dall’altro. Un film che attraversa velocemente i momenti importanti della band: nascita, esibizioni di rottura, produzioni iconiche, giocando con l’effetto nostalgia inserendo semplicemente una data canzone all’interno di un contesto – sempre ben inscenato – e che dietro ha una potenza musicale tale da farci dimenticare e sorvolare sui tantissimi problemi presenti.

Problemi che vengono in parte attenuati da alcune intuizioni e scelte che riescono a farci empatizzare ulteriormente con i Queen e nello specifico con l’istrionico Freddie Mercury. In particolar modo non è sbagliato dire che le migliori parti di Bohemian Rhapsody siano quelle che vedono esplorare – in maniera molto superficiale – la sessualità di Freddie, il suo genio sregolato e tutti quegli aspetti della sua personalità che sono ormai leggenda. Aspetti interessanti e sul quale doveva convergere questo film, e che invece trova l’ennesimo elemento abbozzato, che emoziona anche, ma sempre per il motivo del mettersi nei panni di ciò che Freddie ha realmente passato.

Emozioni che trovano la loro forma più completa nel momento di vedere i Queen all’opera. Gruppo, formato dai ben noti Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon, riprodotto con una cura maniacale. Chi più, chi meno è praticamente identico alla controparte reale, e se Bryan Singer dal punto di visto narrativo si è limitato a realizzare un lavoro molto limitato, di certo non si può dire altrettanto dal punto di vista registico, scenico e che, insieme al montaggio da Oscar di Ottman, ha contribuito nel riprodurre i Queen e i loro momenti iconici in una maniera così riuscita da stentare a crederci. Sono numerosi i momenti musicali – non sarebbe potuto essere altrimenti – pregni di un’epicità, maestosità tale da coinvolgere pienamente, grazie anche a un materiale di base che è nell’immaginario di tutti e che qui raggiunge la sua massima espressione in un semplice nome: Rami Malek. Se infatti in linea generale dal punto di vista estetico i Queen sono molto vicini agli originali, si ha un certo distacco nei loro confronti a causa della sensazione di essere impersonati da attori per nulla all’altezza ma, non Malek, Malek nei panni di Freddie Mercury è straordinario. Può non essere identico – sotto questo aspetto Cohen sarebbe stato la fotocopia – ma Malek ha fatto un lavoro sulle espressioni, sulle movenze, su tutti quegli elementi istrionici di Mercury che ha dello sbalorditivo, riuscendogli a dare nuovamente vita. Interpretazione sbalorditiva che consacra definitivamente nella lunga sequenza finale durante il concerto per il Live Aid, concerto storico che qui viene replicato integralmente con una bellezza e una carica emotiva da valere da solo il prezzo del biglietto, e dove Malek fa un lavoro così maniacale, passionale da risultare la copia carbone dell’originale. Una performance che cattura, rapisce, commuove e che grazie a un certo effetto nostalgia, termina in un grosso pianto liberatorio – praticamente certa la nomination agli Oscar per Malek e, qualora dovesse vincere, non sarebbe affatto uno scandalo.

Commento:
Bohemiam Rhapsody è la perfetta rappresentazione di come un film imperfetto per lunghi tratti riesca a piacere più per l’effetto nostalgia, che per il film in sé. Una lunga autocelebrazione dei Queen nel quale, i componenti in vita, hanno praticamente preso la direzione di questo biopic con il risultato di avere la continua sensazione di non stare vedendo la reale storia dei Queen, ma bensì un lungometraggio che metta in buona luce loro e non Mercury. Biopic che, come tale, risulta essere confusionario e con poca cura nella costruzione e preparazione agli eventi importanti della loro storia. Un film che tuttavia in mezzo a moltissimi problemi riesce ad emozionare, tanto, grazie a una regia sempre attenta, un montaggio da Oscar e scenografie che riproducono perfettamente i momenti iconici dei Queen, così come i loro interpreti azzeccati – alcuni solo esteticamente – e che trovano tra le loro fila un Rami Malek che riporta alla vita Freddie Mercury con un’interpretazione intensa e che culmina in una straordinaria lunga sequenza finale al Live Aid che è riprodotta con una bravura e fedeltà tale a cui è impossibile restare impassibili.

Giudizio Finale:

Buono
7.9

Cast

8.5/10

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

5.0/10

Montaggio

8.2/10

Colonna Sonora

10.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

2 commenti su “Recensione – Bohemian Rhapsody

    Nerdream

    (15 Dicembre 2018 - 08:34)

    Durante la lettura riflettevo sul fatto che avevo pensato esattamente le stesse cose. Un film da 5 che grazie al mito che c’e dietro sfiora l’8… Riflettevo sul fatto che un biopic ha il vantaggio di portare in sala tanti amanti di un determinato personaggio che alla fine volenti o nolenti se lo vanno a vedere ed a prescindere dalla qualità realizzativa rischiano di iperemozionarsi (mi è successo) e di vedere del buono dove in realtà non c’è tutto sto buono, proprio come in questo caso. Ottima analisi la tua. Bravo

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