Recensione – Inside Out

Trama:
Crescere può essere faticoso e così succede anche a Riley, che viene sradicata dalla sua vita nel Midwest per seguire il padre, trasferito per lavoro a San Francisco. Come tutti noi Riley è guidata dalle sue emozioni: Gioia, Paura, Rabbia, Disgusto e Tristezza. Le emozioni vivono nel centro di controllo che si trova all’interno della sua mente e da lì la guidano nella sua vita quotidiana. Mentre Riley e le sue emozioni cercano di adattarsi alla nuova vita a San Francisco, il centro di controllo è in subbuglio. Gioia, l’emozione principale di Riley, cerca di vedere il lato positivo delle cose ma le altre emozioni non sono d’accordo su come affrontare la vita in una nuova città, in una nuova casa e in una nuova scuola.

Cast (Vocale):
Mindy Kaling, Amy Poehler, Bill Hader, Phyllis Smith e Lewis Black.

Dopo un anno di pausa ritorna la consueta uscita d’animazione annuale targata Pixar. Una pausa, che ragionandoci dopo aver visto Inside Out: non si può negare come abbia fatto bene alla casa di Emeryville. Ma prima di parlare di Inside Out, che ha debuttato in anteprima nazionale in Italia aprendo la 61esima edizione del Taormina Film Fest, non c’è uscita Pixar senza cortometraggio ad anticiparne la visione, che per Inside Out prende il nome di Lava. Lava è un corto musicale che si ispira alle isole tropicali e ai vulcani oceanici, e va a raccontare la storia d’amore tra due vulcani di nome Uku e Lele. La trama di questo corto è tanto semplice quanto incisiva: difatti Uku, sempre solo, canta di quanto sarebbe bello stare insieme a Lele che, però, sta sotto il livello del mare rispetto a Uku che è un vulcano emerso. Fatto sta che senza entrare nello specifico per non rovinarvi una toccante produzione, quello di Lava è un intenso, commovente racconto che viene scandito da grosse risate ma anche da momenti molto più drammatici. Un corto splendido con un design sempre eccezionale  – capelli di Lela con il magma raffreddato a parte. Versione italiana del corto che è doppiata rispettivamente da Giovanni Caccamo e Malika Ayane ma, risultato finale da rivedere visto che molta della bellezza di Lava risiede in diversi giochi di parole, come un caratteristico “I LAVA you”, che nella nostra lingua non è di fatto traducibile con lo stesso effetto.

Ma ritornando sul pezzo forte della recensione, ovvero Inside Out, bisogna ammettere come non sia affatto semplice parlare di un film basato sulle emozioni: stati mentali tanto difficili da comprendere e carpire nella vita reale, figuriamoci in un film che ne fa da pilastro portante. Inside Out comincia, a differenza delle ultime produzioni Disney-Pixar che sembrano aver trovato una loro chiave nel prologo drammatico, sprizzando gioia da tutti i pori, una Gioia letterale. Difatti una dei protagonisti della pellicola è proprio Gioia che, come dice il nome, rappresenta l’aspetto giocoso, felice e divertente della piccola Riley, nonché emozione dominante della sua personalità che ha formato una bambina allegra, che si diverte e che riesce sempre a sorridere nonostante le difficoltà della vita. Questo aspetto iniziale viene ricreato in maniera molto evidente, proprio a mostrarci a chiare lettere com’è fatta Riley e come ragiona il suo cervello, o forse come lo fanno ragionare le proprie emozioni, per vederla da un punto di vista differente. Fatto sta che, i disaccordi tra le emozioni, creeranno ben presto il problema che sarà poi ciò che smuoverà gli eventi del film: e cioè Tristezza e Gioia che vengono risucchiate insieme alle emozioni base di Riley, quelle che formano la sua personalità, via dal centro di controllo della sua mente, costringendo Rabbia, Disgusto e Paura a dover fare affrontare il quotidiano a Riley senza due delle emozioni fondamentali.

L’aggettivo più adatto a identificare Inside Out è quello di lunatico. Lunatico non per il semplice fatto di essere una pellicola che è una vera e propria giostra d’emozioni – visto che per un film che si basa sulle emozioni è il minimo – ma proprio per la bravura con il quale riesce a farci “impazzire”, diventare lunatici. Da scene in cui si ride a crepapelle, a momenti dove la rabbia prevale, per passare a sequenze che rattristano o che creano disgusto. Questa è soltanto un’analisi superficiale della potenzialità emotiva che risiede in Inside Out, un film che ha dalla sua il grandissimo tocco di essere estremamente ben bilanciato, ma non un bilanciato circoscritto a cose basilari come l’alternanza tra la vita reale e ciò che accade nella sua testa, ma soprattutto nei cinque personaggi che la vanno a popolare. Non a caso gran parte del successo di Inside Out sta proprio nel non far prevalere nessun personaggio all’interno della pellicola, dove ciascuno di essi è dotato di un’entità, un “profilo” chiaro e ben definito. Tutto ciò, ovviamente, va ripercuotendosi sul film, che non si limita semplicemente a farci strabuzzare gli occhi con scelte stilistiche geniali e una narrazione ben oltre la più rosea delle aspettative, ma ci regala dei personaggi dalle grosse personalità dove ciascuno ci fa provare paradossalmente anche le emozioni che non rappresenta.

Pete Docter, mente dietro capolavori del calibro di Toy StoryWall-EUp Monsters & Co. per citarne alcuni, che non ha certo bisogno di presentazioni, né tantomeno ci si dovrebbe sorprendere dell’alto tasso qualitativo raggiunto da Inside Out, riuscendo a dare al film quel tocco così personale, sentito, quel guizzo che fa passare un film da buono a capolavoro, che lascia profondamente toccati. Un film che non lascia nulla al caso, dove ogni scelta stilistica, ogni idea non viene buttata lì ma ha una qualche funzione, una qualche ripercussione all’interno della storia. Uno degli elementi più riusciti di Inside Out: avere un film che sorprende per le scelte creative geniali che ha all’interno, ma che allo stesso tempo riesce ad affibbiare a ciascuna di esse una sua funzione chiara, definita e che va ad occupare un suo spazio nella storia formando così un film “unito”, coerente e con una cura anche per il più piccolo dettaglio che ha veramente dell’inimmaginabile.

Commento:
Inside Out è senza ombra di dubbio uno dei miglior film d’animazione Disney-Pixar, nonché pellicola che segna una sorta di rinascita all’interno della casa di Emeryville. Film delizioso che piacerà smisuratamente e che rappresenta una produzione profonda, geniale, studiata dove si vede che la passione e l’attenzione anche per il più piccolo dettaglio è stata posta con grande amore e con grande sentimento. Pellicola che tocca le giuste corde trasmettendoci la storia di Riley in maniera sentita, “viva” e che, alla fine, con ciò che lascia dentro, non ha bisogno di aggiungere altro perché è riuscita perfettamente nel proprio intento di farci emozionare e insegnare qualcosa, nel bene e nel male.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.5

Cast

9.7/10

Regia

9.8/10

Sceneggiatura

9.5/10

Montaggio

9.5/10

Colonna Sonora

9.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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