Recensione – Cenerentola

Trama:
La storia del film ripercorre le disavventure della giovane Ella, il cui padre, un mercante, si risposa in seguito alla tragica scomparsa della moglie. Dedita a sostenere l’amato padre, Ella accoglie di buon animo la matrigna, Lady Tremaine e le sue figlie, Anastasia e Genoveffa, nella propria casa. Ma quando il padre di Ella muore improvvisamente e tragicamente, la giovane si ritrova alla mercé di una gelosa e crudele nuova famiglia.

Cast:
Lily James, Hayley Atwell, Cate Blanchett, Richard Madden, Helena Bonham Carter, Stellan Skarsgård, Sophie McShera, Holliday Grainger, Derek Jacobi, Ben Chaplin, Nonso Anozie, Rob Brydon, Eloise Webb e Laurie Calvert.

Prima di partire con la recensione dell’ultima opera di Kenneth BranaghCenerentola, non si possono non spendere due parole sul corto che ne accompagnata l’uscita nelle sale: Frozen Fever. Il corto, rappresenta un ampliamento dell’universo di Frozen – che da poche settimane ha visto l’annuncio ufficiale dello sviluppo di un sequel – e che mira proprio a cavalcare l’onda dello strepitoso successo inaugurato un anno e mezzo fa dalle sorelle di Arendelle, Elsa e Anna. Frozen Fever parte con un incipit piuttosto semplice: è il compleanno di Anna, e Elsa è intenta nei preparativi per regalargli una festa indimenticabile ma, come facilmente prevedibile, varie vicissitudini metteranno in pericolo il suo piano. Nello specifico Elsa è ammalata e quando starnutisce dà vita a delle piccole creature di neve che ne combinano di tutti i colori. Il corto parte in maniera un po’ tentennante e non convincente, causa la banalità degli scambi di battute musicali tra le due sorelle, ma passa ben poco che l’episodio entra nel vivo confermandosi riuscitissimo sotto tutti gli aspetti: musicale, personaggi, divertimento e soprattutto artistico dove in poco più di cinque minuti regala scorci davvero ispirati. Un episodio gradevolissimo per placare la fame di Frozen, e che non fa altro che accrescere la curiosità per un sequel che si deve dimostrare giustificato e non per andare incontro a facili incassi.

Ma parlando di Cenerentola, ultimo adattamento in chiave live action della Disney, che prosegue così in quella linea dettata negli ultimi anni con film quali Saving Mr. BanksAlice in WonderlandMaleficentInto the Woods e tanti altri. Cominciamo con il dire che – come aveva lasciato intuire il trailer – Cenerentola non rappresenta una reinterpretazione, un’estensione della favola “Classica” come i film precedentemente citati, ma bensì è un vero e proprio remake della celebre fiaba del 1950, quindi: stessa storia, stessi eventi, ma solo con attori in carne e ossa. Una scelta che divide, c’è chi trova più interessanti le rivisitazioni delle fiabe, piuttosto che una mera riproposizione di un qualcosa che si è già visto, e che in Cenerentola ha destato preoccupazione a causa di un casting che “a pelle” non esaltava affatto. Dubbi che hanno trovato conferma dopo la visione.

Destino ha infatti voluto che, effettivamente, il cast sia uno dei punti più deboli della pellicola di Kenneth Branagh, con degli interpreti che affossano completamente la pellicola nella sua prima metà e che, fortunatamente, riescono ad essere messi in secondo piano da una seconda parte di gran lunga più gradevole. Cenerentola è quindi facilmente scindibile in due sezioni. La prima: quella che è di preparazione al ballo, che non solo appare parecchio scialba, triste e che non riesce a trasmettere niente, ma ha proprio degli attori all’interno che marcano questa apatia di fondo e che risultano scadenti nella recitazione e poco azzeccati esteticamente. Difatti, per quanto si può discutere della bravura di un dato attore, inutile nasconderlo, in un prodotto di questa tipologia la fedeltà rispetto alla fonte originale è un elemento fondamentale. Ecco allora che in questa prima metà si hanno personaggi pessimi, come ad esempio Eloise Webb nei panni di una ridicolissima Ella da giovane, oppure all’altrettanto poco azzeccato Ben Chaplin nei panni del padre, ad altri più gradevoli a primo acchito ma che, nella seconda parte, mostrano tutti i propri limiti. Nello specifico la frase fa riferimento ad una scelta abbastanza straniante: quella di Lily James nei panni di Cenerentola, ragazza bella e dai tratti peculiari, ma che in questo contesto si adatta veramente poco al ruolo che necessitava di una “bellezza” e una somiglianza a Cenerentola su davvero un altro piano. Interpretazione quella della James che si alterna a momenti impacciati, con goffi movimenti e camminate strambe, ad altri nel quale risulta più convincente nell’immedesimazione del personaggio acqua e sapone di Ella, e nell’alchimia che instaura con il Principe (Richard Madden) che, tirate un po’ le somme, è uno degli elementi maggiormente riusciti di tutto il film.

Passando invece alla seconda parte, che è quella che riesce a fare stare in piedi il film e dargli un senso laddove la prima metà aveva gettato nello sconforto più totale, porta in scena il ballo tra Cenerentola e il Principe “Kit”, e tutto ciò che ne consegue da quella notte. Proprio la preparazione al ballo è uno dei (pochi) momenti realmente riusciti, che dà un taglio netto e deciso a ciò che si è visto in precedenza, dando nuova linfa alla pellicola con una narrazione che ne guadagna di ritmo e di bellezza scenica, riuscendo ad alzare l’attenzione e oscurando le scelte sbagliate del primo atto. Questo cambio di tendenza viene poi confermato con la scena del ballo che, oltre ad essere un tripudio scenico, di colori e di costumi, conferma le buone sensazioni che si hanno avuto ad inizio film riguardo la complicità tra Lily James e Richard Madden nei panni del Principe – tra i pochi personaggi realmente azzeccati. Attori protagonisti di numerose sequenze che confermano quest’alchimia, questo trovarsi estremamente bene su schermo, e che fanno dimenticare il “problema” della poca somiglianza della James che, comunque, smorza un po’ della magia che si viene a creare.

Soffermandosi sul piano generale degli interpreti, e della loro fedeltà alla controparte animata del 1950, per scelte dubbie – praticamente quelle citate poche righe più sopra – ce ne sono altre interessanti o semplicemente perfette. In particolar modo se Richard Madden è un Principe convincente, Helena Bonham Carter e Cate Blanchett lo sono ancor di più nei rispettivi ruoli. La prima, nelle vesti di una Fata madrina abbastanza differente da quella originale, ma che riesce a rinnovarla senza snaturare il personaggio, rendendosi protagonista dell’iconica scena delle trasformazioni “pre-ballo” che è uno dei maggiori picchi del lungometraggio; d’altro canto, per un tentativo – riuscito – di rinnovamento, ce n’è un altro molto più fedele che riguarda la Blanchett nelle vesti della Matrigna. Matrigna che è senza ombra di dubbio il personaggio meglio riuscito del film, una Blanchett in forma splendida che mette paura, rabbia con un semplice sguardo glaciale ma, allo stesso tempo, riesce a trasmettere con quel suo modo di fare così odioso una profonda tristezza che si cela dietro il suo personaggio.

Commento:
Dopo i recenti successi: cinecomics, film d’animazione e fiabe in live action, la Disney con Cenerentola ha una leggera battuta d’arresto o meglio, si accontenta di fare il “compitino” – male – senza azzardare quella formula fresca e innovativa che ha contraddistinto le sue ultime produzioni. Il problema più grosso di Cenerentola non è quello di nascere come un remake identico del film d’animazione del 1950, ma sta proprio alla base con la scelta degli interpreti: poco somiglianti e goffi nei rispettivi ruoli. Scelte sul quale si sarebbe anche potuto sorvolare ma che, data la natura della pellicola che per necessità deve rispecchiare la fonte originale, risulta essere una caricatura del cartone cult, senza quella magia fiabesca che qui trova casa in poche sequenze.

Giudizio Finale:

Sufficiente
6.6

Cast

5.8/10

Regia

6.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Montaggio

6.5/10

Colonna Sonora

7.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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