Recensione (PS Vita) – Tearaway

Trama:
Tearaway invita il giocatore in un viaggio per aiutare l’impavido messaggero atoi a portare a termine una consegna molto speciale.

“Sei stato scelto per salvare un mondo che non puoi nemmeno immaginare… Un mondo creato totalmente, integralmente, completamente di carta. In questa terra bizzarra abita un piccolo messaggero. In un certo senso, è colpa sua se questo posto, un tempo tranquillo, ora è invaso da mostri, bestie e chissà cos’altro. Questo messaggero solleva gli occhi al cielo, letteralmente, per chiedere aiuto a te, che abiti oltre il suo sole. Sembra che tu sia il suo grande amico, che può tenere tra le mani l’intero mondo. E ora ha bisogno di te per… dare la giusta piega alla sua avventura.”

Il mondo di Tearaway
Tearaway, nuova IP di Media Molecule (sviluppatori di LittleBigPlanet), presentata il 15 Agosto 2012 alla GamesCom come esclusiva per la sfortunata portatile di casa Sony, si presenta come il più classico dei platform, ma con la peculiarità grafica di essere interamente creato di carta. Proprio questo mondo di carta è il protagonista assoluto del gioco che ci vedrà impersonare il Messaggero Iota o Atoi (a secondo del sesso che si scelga), ma allo stesso tempo ci calerà nei panni del Tu, dio del mondo di Tearaway che aiuterà il nostro piccolo Messaggero a consegnare “se stesso” al Tu, ovvero noi giocatori esterni al mondo di gioco. Comincia così il viaggio di Tearaway, un viaggio che ci vedrà esplorare mondi cartacei, affrontare pericolosi nemici, ma che incanterà per la bellezza con il quale si è data vita a questa storia. Proprio dalla prima schermata di caricamento si capisce come Tearaway sia un’esperienza unica del suo genere, con questo mondo di carta che prende letteralmente vita dinanzi a noi con un’esplosione di paper craft e colori con il risultato di avere un gioco visivamente bellissimo e che renda giustizia allo schermo OLED di PS Vita. Media Molecule che ha posto grande cura per ogni singolo particolare nel mondo di gioco, combinandolo ad un level design ispiratissimo dove da un semplice foglio di carta non si sa cosa potrebbe uscirne fuori.

Il potere nelle nostre mani
Per quanto Tearaway si presenti come il classico platform fatto di salti, enigmi e combattimenti, il fatto di presentarlo come esclusiva PS Vita ha dietro una scelta ben specifica: le caratteristiche della console. Infatti, oltre alle componenti platform che sono ben strutturate e funzionano bene, Tearaway sfrutta tutte le funzionalità della portatile come nessun gioco abbia mai fatto. Nella nostra avventura dovremo ricorrere, praticamente sempre, alle funzionalità di PS Vita per proseguire nel viaggio e dove Media Molecule ha dimostrato grande cura nello sfruttare al 100% l’hardware Sony ma, allo stesso tempo, stando attenta nel creare comandi comodi, intuitivi, non abusati e che non diano quella sensazione di forzatura o frustrazione nel giocatore. Ci ritroveremo così a dover picchiettare il touchpad posteriore per attivare dei tamburelli che facciano saltare il nostro personaggio, o a dover “bucare” lo schermo per sconfiggere i nemici (dove simpaticamente Media Molecule ha avuto l’idea di replicare un dito finto su schermo, come se si stesse bucando realmente la console toccando il touchpad posteriore). Poi, ovviamente, abbiamo il touchscreen frontale che utilizzeremo per strappare carta, creare oggetti, piattaforme o rivelare un determinato contenuto su schermo. Viene utilizzato anche il sensore di movimento dove bisognerà scuotere la console per far proseguire Iota/Atoi; il microfono che servirà a dare la nostra voce a qualche personaggio o semplicemente a rilevare il nostro urlo per superare un passaggio; e infine, elemento probabilmente più importante di Tearaway, sono le due fotocamere, dove quella anteriore ci inquadrerà costantemente proiettandoci all’interno del gioco, mentre quella posteriore servirà a rivelare determinati oggetti all’interno del gioco fotografandoli o per colorare elementi, che nel mondo di Tearaway sono privi di colore, inquadrando una determinata cromia nella realtà.

La sottile barriera tra gioco e videogiocatore
Esperienza peculiare di Tearaway che poggia in maniera importante anche nelle musiche, composte da Brian D’Oliveira e Kenneth Young, e che ci accompagneranno per tutto il viaggio all’interno di questo fantastico mondo con una soundtrack perfettamente in linea con la poesia che il gioco vuole proporre. Queste musiche, che presentano dei motivetti azzeccati in lungo e largo, hanno fatto sì che combinati al gameplay innovativo e raffinato, e con questo mondo visivamente bellissimo, Tearaway riuscisse nel proprio intento di abbattere quel confine che esiste tra gioco e videogiocatore. Dove noi videogiocatori interagiremo con il gioco, come è sempre stato in un videogame, ma allo stesso tempo questo si fonderà e troveremo lo stesso gioco che interagirà con noi, il mondo esterno, quello reale. Unico neo di Tearaway, che rimane comunque un’esperienza eccellente, lo si trova nella longevità. Portare a termine l’avventura senza preoccuparsi di collezionabili o missioni secondarie porterà via 5-6 ore, sicuramente poche ma che si sposano perfettamente con il tipo di esperienza che si vuole regalare. Personalmente, il mio timer si è fermato a circa 8 ore con il 90% di completamento, tutto questo nella prima run cercando di raccogliere più collezionabili possibili e di godere al meglio della magia del titolo. Tuttavia tornare nel mondo di Tearaway per raggiungere il famigerato 100%, sbloccare tutti i trofei, e raccogliere tutti i paper craft che successivamente si potranno scaricare, stampare e assemblare dal sito Tearaway.me, sono delle operazioni estremamente piacevoli da compiere e che allungheranno di svariate ore l’avventura nel mondo di gioco.

Commento:
Confermandosi una software house di altissimo livello, ma soprattutto di una creatività e genialità unica, Media Molecule con Tearaway ha regalato probabilmente il canto del cigno della sfortunata PS Vita. La relativa facilità del titolo, e alcune azioni quali fotografare animali di carta, saltellare o urlare dinnanzi alla console non ne fanno un titolo per tutti, ma un gioco estremamente piacevole, per chi riuscirà a farsi trascinare dalla magia che ne scaturisce, sì. La scarsa longevità, che potrebbe essere un difetto, diventa uno dei punti a favore per restituire un titolo breve ma dall’indubbia potenza emotiva. Se i Media Molecule volevano sperimentare ed innovare, la loro scommessa con Tearaway si può tranquillamente dichiarare vinta, con un gioco che coinvolge ed emoziona dall’inizio alla fine, che assottiglia completamente la barriera tra gioco e videogiocatore, e che ci metterà duramente alla prova per trattenere la proverbiale lacrimuccia.

Giudizio Finale:

Fantastico
9

Trama

9.5/10

Gameplay

10.0/10

Longevità

6.5/10

Grafica

9.2/10

Sonoro

9.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *