Recensione – The Judge

Trama:
Hank Palmer è un affermato avvocato difensore. Quando torna nella piccola città d’origine per i funerali della madre. Ad attenderlo trova il padre Joseph, stimato e onesto giudice, e i suoi due fratelli. Il rapporto con il padre è freddo e conflittuale, ma quando l’uomo viene accusato di omicidio, Hank decide di restare e aiutarlo difendendolo in tribunale. 

Cast:
Robert Downey Jr., Robert Duvall, Leighton Meester, Billy Bob Thornton, David Krumholtz, Vera Farmiga, Melissa Leo, Vincent D’Onofrio, Sarah Lancaster, Dax Shepard, Balthazar Getty, Emma Tremblay, Jeremy Strong, Grace Zabriskie, Ian Nelson, Ken Howard.

Dopo diverse commedie tutto sommato gradevoli, e impegni in altrettante sceneggiature ma di qualità più che dubbia, David Dobkin si cimenta in un film di tutt’altra fattura, ambizioso sotto tanti aspetti e con un cast che gli ha concesso un’attenzione di tutto rispetto. Un film che è prima di tutto un dramma di quelli vecchio stampo, ma che non disdegna dall’avere il frangente più leggero, quasi comico, con un risultato finale che però non raggiunge i risultati sperati. The Judge ci narra la storia di una famiglia o, meglio, ci racconta la storia di una famiglia soffermandosi sul complicato rapporto tra Henry “Hank” Palmer, un avvocato di successo, e il padre Joseph Palmer, giudice dell’Indiana. Incontro tra i due che avviene a causa della morte della madre/moglie del difficile duo, e che costringe il primo a ritornare in Indiana per assistere al funerale della madre. Breve incontro che sarebbe durato un attimo, se non fosse stato che lo stesso giorno il giudice Palmer viene sospettato dell’omicidio di un uomo che lui stesso aveva condannato anni prima e che era uscito da poco di galera. In seguito a questi eventi, Hank si troverà obbligato dalla sua morale a prolungare la propria permanenza in Indiana per difendere il tanto “odiato” padre contro un avvocato, Dwight Dickham, deciso a far finire in galera Joseph. Ne esce così un film dalle ottime premesse, non solo per un cast che da solo vale il prezzo del biglietto, ma proprio per una storia di fondo interessante e che potrebbe offrire una sensibilità, un intreccio tra i due, così difficili da gestire, tutto da gustare.

Il problema di questo The Judge però, sta proprio nel fatto di voler fare dei propri attori principali il cavo da traino, trascurando tutto il resto. Il che è una scelta più che lecita, giustificabile e per certi versi prevedibile, peccato però che attorno gli vengano costruite delle strutture piene di cliché che, combinate ad un background banale e prevedibile, sul lungo andare infastidiscono in maniera importante, trasformando 141 minuti di film in un vero e proprio calvario, al di là di quanto gli attori regalino delle performance di grandissimo spessore. Troviamo così Robert Downey Jr. che con prepotenza si toglie l’etichetta da Tony Stark, andandosi a ritagliare una delle performance migliori della sua carriera, ma con un personaggio che si allaccia, appunto, a quel discorso dei cliché. Infatti per quanto l’avvocato Palmer sia un personaggio intelligente, deciso ma allo stesso tempo estremamente sensibile, sin dai primissimi minuti si va a delineare un aspetto che dà una fastidiosa sensazione di déjà vu con il suo recente Sherlock Holmes. Un avvocato che con una semplice occhiata riesce a decifrare e a intuire tutto su una determinata persona o situazione, un aspetto che dimostra quanto Hank Palmer sia costruito a immagine e somiglianza dello stesso Sherlock di Downey Jr. il quale, in più di un’occasione, approfitta di questo aspetto per compiacersi di fronte a tutti, quando in realtà non fa altro che evidenziare un difetto piuttosto grave insito nel film. Stesso discorso su larghe linee va a coinvolgere anche il giudice interpretato da Robert Duvall. 83 anni granitici, prende con la consueta grandissima professionalità il ruolo del giudice Palmer, che porta però a domandarsi se fosse davvero necessario vedere per l’ennesima volta Duvall nel ruolo di un “vecchio” perennemente imbronciato e avverso al mondo che lo circonda. Personaggio che, nonostante tutto, ha comunque un suo peso, ma che ci porta a domandarci se questo ennesimo ritratto, visto e rivisto, fosse effettivamente necessario. Ed eccoli ancora, i cliché.

Per quanto riguarda la sceneggiatura, è proprio qui che The Judge mostra tutti i suoi limiti. Un copione firmato Nick Schenk e Bill Dubuque che vuole essere un legal thriller, un dramma familiare, ma non riesce ad essere nessuno dei due. Un film che offre spunti positivi, come ad esempio più di qualche dialogo tagliente tra i bravissimi Downey Jr.-Duvall, ma che d’altra parte evidenzia una storia prevedibilissima, pesante, priva di tensione, che va a introdurre elementi non necessari – vedasi la storia tra Vera Farmiga e Robert Downey Jr. – abbozzando così diverse sottotrame dalla dubbia qualità/utilità e lasciando in aria invece quelle che dovevano essere il punto focale del film. Fortuna però che in questa pellicola si hanno due generazioni a confronto: Duvall-Downey Jr., che riescono a recitare in maniera intelligente, interagendo e occupando la scena come pochi attori sanno fare, prendendo un frangente banale o imbarazzante proprio per costruzione, e trasformarlo in qualcosa di interessante. Inoltre, nonostante non riescano a risollevare le sorti di un film costernato da troppi difetti, e non alleggerendo un’atmosfera che ben presto diventa soffocante, Downey Jr. e Duvall hanno il grande merito di riuscire a non fare affondare la pellicola nel sentimentalismo più puro, quello banale che tocca spesso e volentieri tinte troppo “sdolcinate”. I due offrono un’interazione sentita, profonda, con alcuni frangenti più riusciti, altri meno, ma mai banali e che non a caso rappresentano l’aspetto più riuscito dell’intero film.

Pellicola che può vantarsi anche di grandi nomi quali Vera Farmiga, Vincent D’OnofrioJeremy Strong e Billy Bob Thornton. Attori che purtroppo vengono trattati marginalmente, interpretando personaggi soltanto abbozzati. La Farmiga è protagonista di questa storia d’amore con Hank, di cui non se ne sente mai il bisogno, dove la sua sottotrama va a sottrarre tempo importante che si sarebbe potuto utilizzare per approfondire il rapporto di Hank e i suoi due fratelli: Glen e Dale. Duplice rapporto che riesce in più di qualche frangente ad emozionare per la profondità che riescono ad imprimere tutti e tre, e per i dettagli “scomodi” rilevati sul passato dell’avvocato facendone guadagnare di tanto alla storia. Peccato davvero che tutto il resto venga soltanto scalfito, trattato in maniera superficiale, toccando diversi elementi, fin troppi, non riuscendo a trovare una sua identità. Da segnale comunque la grande performance di Billy Bob Thornton che, nonostante lo spazio riservatogli con il contagocce, riesce a trasformare il “piccolo” avvocato Dickman, in un grande uomo che mette in seria difficoltà Hank.

Commento:
The Judge è un film con degli attori strepitosi, ben recitato, con più di qualche dialogo tagliente, intelligente e ben pensato, ma con tutta una cornice attorno che non riesce ad accompagnare dignitosamente l’accoppiata Duvall-Downey Jr.. La storia risulta essere così faticosa, priva di tensione, ma soprattutto prevedibile in tutte le sue sfaccettature, andando a toccare diversi generi, non riuscendo a farne uno suo; che va ad abbozzare i personaggi interessanti, soffermandosi più del necessario su altri inutili e con sottotrame molto rivedibili.

Giudizio Finale:

Sufficiente
6

Cast

8.5/10

Regia

5.8/10

Sceneggiatura

5.0/10

Montaggio

4.5/10

Colonna Sonora

6.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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