Recensione – Avengers: Age of Ultron

Trama:
Lo S.H.I.E.L.D. è stato distrutto e i Vendicatori si fanno carico della protezione della Terra. Tony Stark ha trovato il modo per evitare di indossare l’armatura di Iron Man e allo stesso tempo fornire aiuto a Capitan America, Thor, Hulk, Occhio di Falco e Vedova Nera. La sua soluzione è Ultron, un’avanzata intelligenza artificiale auto-cosciente, progettata per aiutare a sventare le minacce e controllare la Iron Legion, una squadra di droni costruiti da Stark per combattere al suo posto. Ultron però non ha sentimenti umani, e presto il suo intelletto superiore capisce che l’unico modo per rendere migliore la vita sulla Terra è eliminare il nemico principale: l’uomo.

Cast:
Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Mark Ruffalo, Chris Evans, Chris Hemsworth, Aaron Taylor-Johnson, Jeremy Renner, Anthony Mackie, Elizabeth Olsen, Samuel L. Jackson, Stellan Skarsgård, Cobie Smulders, Andy Serkis, Idris Elba, James Spader, Hayley Atwell, Paul Bettany, Don Cheadle, Thomas Kretschmann e Stan Lee.

Dopo tre lunghi anni, un miliardo cinquecentomila dollari incassati dal primo capitolo, e tanti successi come Captain America: The Winter Soldier e Guardiani della Galassia, approda nelle sale di tutto il mondo Avengers: Age of Ultron, film Marvel che continua in quel Cinematic Universe che nel lontano 2008 cambiò radicalmente il modo di fare cinema oggigiorno. Age of Ultron sotto questo punto di vista si preannunciava come un titolo dagli importanti eventi, destinato a cambiare radicalmente gli equilibri dell’Universo Cinematografico e che, inevitabilmente, andava a gettare le basi per i futuri capitoli tra cui l’atteso Captain America: Civil War, previsto per il 6 maggio 2016. Attese non esattamente delle più basse, e che non vengono rispettate non tanto per il fatto di non convincere appieno in ciò che è stato messo su schermo, ma più che altro per essere un film così tanto atipico per la Marvel, con così tanta roba dentro che – onestamente – forse va esaminato sul lungo periodo una volta “assimilato”.

Una cosa che ha contraddistinto il percorso verso Age of Ultron sin dal primissimo trailer, era l’atmosfera che il film aveva assunto e che voleva fare respirare. Tonalità, timbrica che si agganciava a The Winter Soldier in maniera tale da sottolineare, enfatizzare questa narrativa che prosegue di film in film all’interno di un piano ancora più ampio. Riguardo ciò uno degli elementi più stranianti di questo Avengers è proprio il tono che si è voluto dare, presentato come cupo e dark dal trailer, successivamente smentito dalle interviste che dichiaravano che fosse un film divertente con le solite gag e che, film alla mano, bisogna ammettere come il trailer abbia rappresentato perfettamente la qualità finale del prodotto che, presenta le solite battute stile Marvel, ma l’atmosfera che è stata creata in questo sequel è di così tanto spessore, rilevanza, angoscia che fa passare la maggior parte delle “battutine” nell’anonimato più assoluto. La cosa più curiosa di questa scelta è che si è tanto criticata e richiesto alla Marvel di dare un tono più adulto alle proprie pellicole, ma laddove The Winter Soldier era un capolavoro assoluto, paradossalmente questo tono ben poco si adatta agli Avengers. Magari colpa dell’introduzione forzata delle battute – e dalle parolacce che vengono sottolineate scherzosamente dal primo all’ultimo minuto – ma, specialmente sul finale, ce ne sono così tante in lungo e largo che veramente non si capisce perché si sia voluto forzare così tanto la mano e non accogliere piuttosto il dramma che si stava vivendo.

Age of Ultron che parte forte sin dal primo momento con la squadra al completo, tutta riunita nel bel mezzo dell’azione e che lì per lì dà un effetto abbastanza straniante che porta a domandarsi come siano arrivati a quel punto alla luce degli eventi del primo Avengers o meglio, di The Winter Soldier. Un altro elemento che viene delineato dai primi minuti di questo sequel è il fatto di introdurre in maniera importante la variabile sentimentale. Sentimentalismi che non l’hanno mai fatta da padrona nelle varie pellicole Marvel – anche se negli ultimi film qualcosa sta cambiando – e che in Age of Ultron raggiunge probabilmente una delle forme più di rilievo, importanza con largo spazio ai sentimenti, al senso di famiglia, ai legami gli uni con gli altri e dare così quella coesione, quel mostrare ciascuno di loro in una fase in cui sentono il bisogno di avere qualcuno accanto. Proprio riguardo a questo discorso affascinante è la storia tra Bruce Banner e l’Agente Romanoff. Un’interesse reciproco che è stato introdotto nel primo Avengers, evidenziato nelle successive pellicole in cui la Romanoff mostrava il suo debole per Bruce, e che qui finalmente si esplora spesso e volentieri, integrandosi bene con l’essenza di Age of Ultron. Sempre rimanendo in tema “famiglia”, questo discorso si rafforza ulteriormente nelle numerose scene che vedono protagonista Occhio di Falco – l’unico eroe con famiglia – e che in questo film prende prepotentemente le redini della squadra facendo il classico “padre di famiglia” che sparge consigli di vita qua e là, risultando il personaggio più pragmatico, ragionevole e anello fondamentale per far restare unita la squadra dei Vendicatori.

Occhio di Falco che, incredibilmente, non solo è l’eroe primario di questo Avengers: Age of Ultron, ma in maniera del tutto inaspettata riesce a reggere sulle proprie spalle l’intero film. Personaggio che assume uno spessore tutto nuovo, probabilmente complice Joss Whedon che più volte si è dichiarato dispiaciuto per la maniera con il quale ha trattato Occhio di Falco in Avengers, e sul quale c’è poco da dire: la passione di Whedon nel volersi fare perdonare è tangibile, palpabile e regala una delle sorprese più gradevoli di questo nuovo episodio. In ambito sempre di personalità che fanno riferimento al discorso sentimentale, e che è il personaggio insieme ad Occhio di Falco ad avere più scene e spazio all’interno di Age of Ultron, è la new entry Elizabeth Olsen nei panni di Scarlet Witch. Wanda che non viene sottoposta a quell’attenzione che ci si sarebbe aspettato riguardo il legame con il fratello Pietro – ma questo è da imputare a Quicksilver che non ha l’impatto della sorella e risulta come un personaggio di contorno – ma che d’altro canto cattura sin dal primissimo sguardo per la bravura, bellezza della Olsen con questo look tanto sexy quanto tenebroso, e che affascina ancor di più grazie ai suoi poteri di controllo molecolare e creazione di forze fisiche come: ipnosi, energia cinetica e telecinesi. Un’unione personaggio-poteri che colpisce tantissimo dal punto di vista estetico/scenico, che quello narrativo con Wanda che ben presto entra in contatto con gli Avengers facendogli vivere, attraverso delle visioni, i momenti più deboli e paurosi della loro vita – tra le idee più riuscite di tutto il film.

Oltre a Wanda e Occhio di Falco, Age of Ultron segna anche il debutto assoluto di Paul Bettany nei panni di Visione. Androide semi-organico creato da Helen Cho, in cui Ultron dovrebbe successivamente trasferire la propria coscienza e potersi così evolvere. Visione che è un personaggio molto credibile nella storia con il suo modo di interfacciarsi con gli Avengers, e con Scarlet Witch con cui si instaura un rapporto che aspetta solo di essere approfondito nei prossimi capitoli. Rimanendo in tema androidi, non è altrettanto convincente il villain del film: Ultron. Ultron che sarebbe potuto essere il primo reale villain in questo filone di pellicole che ha sempre faticato sotto il punto di vista di creare un’antagonista all’altezza, e che qui viene introdotto in maniera inquietante di pari passo con lo stile cupo della pellicola, ma che poi nella fase centrale viene sviluppato davvero male, con lunghi momenti nel quale viene accantonato, per poi ricomparire nel finale che, oltre a qualche spunto interessante, non rappresenta mai una minaccia reale. Proprio il finale è però uno dei maggiori apici di Age of Ultron, nonché probabilmente una delle migliori battaglie finali del Marvel Cinematic Universe. Una sequenza finale lunghissima, ma che è stata costruita in maniera così intelligente da non risultare minimamente pesante. Una scena che non è semplicemente fantastica per l’azione che ha dentro, ma è soprattutto godibile per l’essere profonda dal punto di vista emotivo, un’emotività costante e che è stata alla base di questo Avengers: Age of Ultron, come il primo atto dedicato ai dissapori tra Steve Rogers e Tony Stark – non approfonditi nella seconda parte – ma che nel loro piccolo hanno preparato il terreno per ciò che sarà Captain America: Civil War.

Commento:
Avengers: Age of Ultron è un film con un’impronta così cupa, dark da risultare a tratti quasi soffocante per la tipologia di pellicola che si va a proporre. Un film che va segnando un solco profondo rispetto alle precedenti produzioni, e che dimostra come l’Universo Cinematografico Marvel stia crescendo insieme al pubblico assumendo tematiche e toni sempre più seriosi. Un film che purtroppo non ha saputo valorizzare un villain come Ultron, e che ha una fase centrale priva di mordente e con troppa azione ad appesantirne la visione. Pellicola con la battaglia finale tra le più riuscite della Marvel, e che prende Occhio di Falco e lo porta a comandare gli Avengers e a sostenere un intero film come una forma di scuse per il trattamento riservatogli nel primo capitolo. Ottima l’introduzione di Elizabeth Olsen nei panni di Scarlet Witch – meno il fratello – per un film dalle tante buone idee, con una realizzazione un po’ a metà e che va indubbiamente ragionato e metabolizzato sul lungo periodo.

Giudizio Finale:

Sufficiente
6.5

Cast

8.5/10

Regia

5.2/10

Sceneggiatura

6.2/10

Montaggio

5.6/10

Colonna Sonora

6.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *