Recensione – Foxcatcher

Trama:
Quando il lottatore medaglia d’oro alle Olimpiadi Mark Schultz viene invitato dal facoltoso erede John du Pont a trasferirsi nella residenza di famiglia per aiutarlo a formare una squadra da allenare in vista dei giochi olimpici di Seul del 1988, Schultz coglie al volo l’opportunità, sperando di potersi concentrare sul suo allenamento e di riuscire finalmente ad uscire dall’ombra del suo venerato fratello, Dave. Benché inizialmente si mostri comprensivo e lo incoraggi, du Pont cambia atteggiamento dando segni di instabilità mentale e spingendo Mark ad adottare uno stile di vita insano che rischia di compromettere il suo allenamento.

Cast:
Steve Carell, Mark Ruffalo, Channing Tatum,Anthony Michael Hall, Sienna Miller, Vanessa Redgrave, Guy Boyd.

Foxcatcher, film diretto da Bennett Miller (autore dei pregevolissimi Truman Capote e L’arte di Vincere), tratta la vera storia dell’assassinio del lottatore Dave Schultz, campione olimpico alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles. Una storia tremendamente drammatica nel suo modo di essere narrata nuda e cruda senza tanti giri di parole, e che ci porta agli occhi questa affascinante, intensa ma tormentata storia dei fratelli Schultz e di come le loro vite saranno completamente stravolte, nel bene e nel male, dall’ingresso del milionario John du Pont. Foxcatcher è un film tutt’altro che perfetto, molto distante da quel ritmo, quella sceneggiatura calzante che si richiede in produzioni di questo tipo ma che, nonostante ciò, ha all’interno degli interpreti così sorprendenti, azzeccati, bravi davvero che elevano la pellicola ad un piano inaspettato e che rende giustizia a questa storia sul quale Miller poteva fare davvero di più.

Non si può fare a meno di menzionare come sia una pellicola che, consciamente, faccia di tutto per enfatizzare i protagonisti per nascondere i tanti difetti presenti. Ed effettivamente con questa scelta Miller ha fatto perfettamente centro. Perché Foxcatcher è sì un film godibile, apprezzabile, che gioca molto sul lato patriottico americano e su tutte queste caratteristiche peculiari, ma non è un film per tutti. Con un approccio fin troppo lento che ricalca queste personalità, ma che poi si dimostra estremamente pragmatico nel narrarci le vicende di questi fratelli e del loro “allenatore/mentore”, e che quindi non si capisce perché non scegliere questo approccio per offrire un film biografico più dettagliato, o semplicemente diminuirne la durata per condensare il tutto in maniera più immediata – non che sia un film noioso sia chiaro, solo che è una scelta che non apprezzeranno tutti in quanto per certi versi “sofisticata”.

Film che si può dividere facilmente in tre fasi: l’illustrazione del rapporto tra Mark-Dave Schultz, dove quest’ultimo allena il fratello; il passaggio alla corte di John du Pont di Mark; ed infine il ritorno del fratello Dave con la conseguente rottura con du Pont. Tutti momenti scanditi dalla metodica precedentemente citata, ma che ha la costante di offrire delle prove recitate di un livello altissimo e che, come detto, fungono da pilastri portanti (e del successo) del film. Mark RuffaloSteve Carrell e Channing Tatum, trittico così diverso nel modo di intendere e fare cinema, ma che in Foxcatcher subisce un cambiamento così profondo, un lavoro così minuzioso da mostrare ciascuno di loro in vesti del tutto inedite. Se dei tre Mark Ruffalo è l’unico con alle spalle interpretazioni drammatiche e più profonde, ciò che sorprende davvero sono i ruoli ricoperti da Tatum e Carrell, rilegati negli anni a commedie, ruoli e film più leggeri, e che in Foxcatcher riescono a mostrare tutto il loro talento. Attori che si integrano perfettamente alla timbrica seriosa e tragica della pellicola, mettendo in ombra spesso e volentieri Ruffalo, soprattutto Steve Carrell in completo stato di grazie. Se il lavoro di Tatum è infatti un lavoro che scava un solco profondo rispetto alle sue precedenti produzioni, ciò che fa Carrell è ancora più marcato, netto e completamente inaspettato. Si dice sempre che gli attori comici che si cimentano in dei ruoli drammatici rischiano sempre di cadere nel dramma eccessivo, ma che invece, se bilanciati in maniera intelligente regalano performance di una potenza che in molti faticherebbero a raggiungere. Questo è il caso di Carrell, statuario nei panni di John du Pont, passionale quando si parla dello sport per cui vive, quando tenta di dimostrare alla madre che la lotta non è uno sport di basso livello, e che culmina in delle scene intense, drammatiche, folli riuscendo a mantenere profondamente equilibrato il suo personaggio, calmo all’apparenza, quando in realtà sta dando proprio dimostrazione di tutta la propria instabilità mentale.

Commento:
Trascinato da un’inconfondibile sfondo patriottico americano, che va a narrare una storia affascinante nella sua brutalità, Foxcatcher si dimostra essere una giostra d’emozioni dove la regia alterna un ritmo lento per enfatizzare i personaggi, ad altre fasi fin troppo pragmatiche, sbrigative che danno sì nuova linfa alla pellicola, ma che creano uno strano – ma particolare – contrasto all’interno del film. Ritmo altalenante che riesce tuttavia ad essere messo da parte dagli interpreti in completo stato di grazia. Dove Ruffalo conferma il grandissimo talento visto negli ultimi anni, Tatum come l’età e la versatilità recitativa siano tutte dalla sua, ed infine Carrell che sorprende, inaspettatamente, regalandoci dopo tantissimi ruoli comici un’interpretazione drammatica, equilibrata e tremendamente folle e paurosa.

Giudizio Finale:

Ottimo
8

Cast

9.5/10

Regia

7.8/10

Sceneggiatura

8.5/10

Montaggio

6.8/10

Colonna Sonora

7.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *