Recensione – The Normal Heart

Trama:
Nei primi anni ottanta, quando l’AIDS ha iniziato a diffondersi, un gruppo di attivisti lotta per portare l’attenzione sull’epidemia. Lo scrittore gay Ned Weeks, colpito personalmente dal virus, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica e politica.

Cast:
Mark Ruffalo, Julia Roberts, Matt Bomer, Taylor Kitsch, Jim Parsons, Alfred Molina, Jonathan Groff e Joe Mantello.

The Normal Heart, basato sull’omonima opera teatrale del 1985 di Larry Kramer, è la conclusione di una delle storie più travagliate affinché un’opera teatrale arrivasse su schermo. Grazie all’aiuto dell’HBO, emittente che si è sempre dimostrata coraggiosa nel puntare su prodotti un po’ atipici e che trattano tematiche importanti facendo parecchio discutere, ha dato una grossa spinta ad un prodotto che per varie vicissitudini faticava a vedere la luce. Insieme all’HBO, fondamentale è stato anche il contributo del regista (e produttore) Ryan Murphy, che ha creduto sin dall’inizio nel progetto di The Normal Heart impegnandosi affinché venisse realizzato. The Normal Heart si basa interamente su tematiche delicate e scomode che, ancora al giorno d’oggi, non smettono di dividere e di far parlare di sé. Infatti se rispetto ai primi degli anni ottanta oggi l’AIDS rimane un problema ma affrontabile in una maniera del tutto diversa, di certo non si può dire lo stesso sul tema dell’omosessualità – non che in trent’anni le cose siano rimaste uguali, anzi sono cambiate eccome, ma davanti si ha ancora un lungo cammino da affrontare.

The Normal Heart vuole dunque essere una pellicola di denuncia per ciò che è accaduto agli omosessuali a partire dagli ottanta, problematiche passate inascoltate solo perché riguardavano gente “diversa”, e che proprio a causa di quel menefreghismo molte persone ne pagano le conseguenze ancora oggi. Se si ha allora davanti una pellicola di una delicatezza unica, bisogna rendere il merito a Murphy di aver messo in piedi il tutto in maniera perfetta. Perché la “difficoltà” di The Normal Heart non si trova semplicemente in ciò che è il film, ma anche nel come viene mostrato, e le scelte di Murphy sono assolutamente ineccepibili. Una pellicola impegnativa le quali scelte narrative, stilistiche e di “come rappresentarlo” sarebbero potute ricadere facilmente nel cattivo gusto, nonostante al giorno d’oggi si abbia una mentalità più aperta, e che invece non solo affronta con grande intelligenza, ma lo fa in una maniera così riuscita da farci affezionare a dei personaggi che non avremmo mai pensato. Personaggi che in fin dei conti sono coloro che hanno reso davvero speciale questa pellicola. Perché il lavoro di Murphy è un lavoro sublime, su quello non si discute, ma grande merito alla riuscita della sua idea va agli attori che si sono immedesimati perfettamente nei rispettivi ruoli , offrendo interpretazioni dal grandissimo spessore. A partire da Mark Ruffalo, che interpreta lo scrittore gay Ned Weeks in un modo che non ci si aspetta: la migliore interpretazione della carriera, sontuosa sotto ogni aspetto, bravissimo nel risultare un omosessuale credibile, così come da lasciar a bocca aperta nelle scene più drammatiche, senza tralasciare le parti dove deve “mostrare i denti” nel quale mette in mostra tutta la propria versatilità attoriale e completezza che appunto, gli valgono sicuramente il miglior ruolo della carriera.

Lavoro di Ruffalo che viene rafforzato da un compagno di vita – nel film – che è altrettanto perfetto. Matt Bomer, che non solo affronta tutto ciò in prima persona essendo un gay dichiarato, ma che ci mette anche il fisico per rendere meglio l’idea della distruzione che porta la malattia. Un Matt Bomer che nella prima metà è il bel Bomer che conosciamo, e che invece nella seconda metà si trasforma in un ragazzo malato, magrissimo, pallido, proprio grazie ad una dieta che ha dovuto affrontare per svolgere le riprese del film. Condizioni da un impatto fortissimo, impegno e dedizione alla causa che ne fanno di Bomer uno dei personaggi più riusciti del film. Ma parlare solo delle interpretazione di Ruffalo e Bomer sarebbe alquanto riduttivo. The Normal Heart è un vero e proprio gioiello grazie (e soprattutto) per le performance che ogni attore riesce a fornire. Un cast composto da grandi attori, alcuni che a primo impatto potrebbero anche risultare poco adatti al genere, ma che invece riescono a sorprendere. A partire da Taylor Kitsch, a Jonathan Groff, per passare ad Alfred Molina un po’ in ombra a causa del ruolo che gli viene affidato, molto secondario rispetto agli altri. Ruolo secondario che invece viene affrontato in maniera eccelsa da Julia Roberts nei panni della dottoressa Emma Brookner, così come da un Joe Mantello in grandissima forma. Per concludere a Jim Parsons, conosciuto per essere lo Sheldon di Big Bang Theory, che ha già impersonato l’attivista gay Tommy Boatwright nella versione Broadway di The Normal Heart, un ruolo che gli viene affidato proprio grazie al grande successo riscosso a teatro, e che anche qui ricoprire in maniera pressoché perfetta.

Commento:
The Normal Hearts è un commovente documento di denuncia verso ciò che hanno dovuto subire gli omosessuali negli anni ottanta. Una pellicola fortemente voluta, anche fortemente discussa, ma che tratta temi importanti che non dovevano (e devono) passare inascoltati. Tramite una costruzione perfetta, Murphy è riuscito a narrarci una storia complicata toccandoci dentro con inaudita potenza, il tutto accompagnato da immagini forti ma con la bravura di non cadere mai nel cattivo gusto. Un’impresa difficile che ha però superato in maniera eccelsa, rafforzato da un cast composto da attori in stato di grazia, a partire da quelli più affermati a quelli meno.

Giudizio Finale:

Fantastico
9

Cast

9.7/10

Regia

9.5/10

Sceneggiatura

9.0/10

Montaggio

9.3/10

Colonna Sonora

7.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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