Recensione – Black Mirror: Bandersnatch

Trama:
Nel 1984 un giovane programmatore incomincia a mettere in dubbio la realtà mentre trasforma in videogioco un romanzo fantasy.

Cast:
Fionn Whitehead, Will Poulter, Asim Chaudhry, Craig Parkinson, Alice Lowe, Tallulah Haddon, Catriona Knox, Jonathan Aris, Paul Bradley, Alan Asaad, Suzanne Burden e Jeff Minter.

L’interattività non è un concetto nuovo nel mondo televisivo o videoludico. Negli ultimi anni si è assistito, soprattutto nel mondo dei videogames, a un nuovo genere di giochi episodici che hanno ridefinito il concetto di “avventura grafica” proponendo prodotti molto guidati dal punto di vista del gameplay, ma profondi sotto l’aspetto narrativo basandosi sulle scelte del giocatore, plasmando la storia a sua immagine. Tra gli esponenti più importanti di questa nuova linea c’è (o meglio c’era) l’ormai defunta Telltale Games, software house dietro capolavori come la serie videoludica di The Walking Dead, Ritorno al Futuro e tante altre. Stessa Telltale Games che, prima della bancarotta, si è trovata costretta a concludere, a causa di precedenti accordi, la prima stagione dell’avventura grafica di Minecraft per Netflix, con tutte le migliorie e modifiche del caso per adattarla a quel tipo di fruizione. Questo per dire che rispetto a come è stato annunciato, Black Mirror: Bandersnatch non è un qualcosa di inedito o rivoluzionario, in quanto le avventure grafiche sono diventate “film interrativi” con attori in carne ed ossa, e sulla piattaforma sono già stati rilasciati prodotti di questo genere come il già menzionato Minecraft, Il Gatto con gli Stivali e Stretch Armstrong, ma ciò che riesce a rivoluzione Netflix con Black Mirror: Bandersnatch è il concetto di “film interattivo” con un film ricco, sfaccettato, pieno zeppo di dettagli e con una messa in scena e una cura tale che un prodotto del genere non aveva mai ricevuto.

Black Mirror: Bandersnatch è così ambientato nel 1984, siamo in Inghilterra e il diciannovenne Stefan Butler sogna di adattare il suo libro preferito, Bandersnatch, scritto da Jerome F. David (uno scrittore dal triste destino) in un rivoluzionario gioco d’avventura nel quale il giocatore sceglierà il percorso della storia. La sua idea è così interessante da riuscire a colpire Mohan Thakur, capo della prestigiosa Tuckersoft, principale sviluppatrice di videogame ai tempi, che decide così di puntare sul suo gioco facendolo diventare uno dei titoli di punta natalizi. Da qui Bandersnatch mette in azione tutta la sua struttura interattiva, partendo da un’estetica molto ancorata allo stile della serie e una storia principale che è l’aspetto più “banale” di questo speciale, avendo una premessa e una narrativa di fondo per nulla inedita o sconvolgente, ma che è funzionale e così dettagliata nella sua interattività da lasciare spesso e volentieri piacevolmente sorpresi. Bandersnatch è composto da 150 minuti di girato – alcune fonti riportano che i minuti siano 312 ma, alla luce della mia visione, mi sento di dire che il dato sia più vicino ai 150 – suddividendosi in 250 segmenti nel quale è possibile effettuare svariate scelte che a loro volta condizioneranno quelle successive. Sono presenti cinque finali effettivi, ma ne è presente anche un sesto “collaterale” che rappresenta anche la via più veloce per portare a termine il film, circa 40 minuti contro i 90 di media portando la storia a uno dei cinque finali “canonici” – la mia visione totale vedendo tutti e sei i finali è ammontata a circa 3 ore.

Soffermandosi dunque sull’interattività dell’episodio, che è quello per cui nasce, bisogna riconoscere come la regia di David Slade, già regista nella serie con l’episodio Metalhead, sia stata molto attenta e, combinata alla sceneggiatura di Charlie Brooker, sia andato a creare un modello narrativo-interattivo funzionale a livelli esponenziali. Una commistione che ne fa di Bandersnatch probabilmente l’episodio più metanarrativo della serie con svariati punti di incontro con noi spettatori. Un episodio che non nasconde il fatto di essere “consapevole” di essere comandato da noi e che, anzi, proprio nella scrittura non perde tempo nel suggerirci, commentarci o criticarci una data scelta. Scelte che hanno l’intelligenza di avere un esito diverso nonostante si prenda la stessa decisione, spiegazione: qualora decidiate di scegliere un percorso già visto, l’episodio non avrà lo stesso svolgimento della prima volta, in quanto i personaggi diranno battute diverse ed eseguiranno azioni diverse, certe volte sono proprio consapevoli di stare “vivendo” la stessa scena di prima. Questo espediente è semplicemente geniale, e distacca Bandersnatch da tutte le precedenti produzioni “interattive”, dando una “rigiocabilità” di fondo semplice, immediata e che invogli appunto ad esplorare ogni singolo aspetto e scelta dell’episodio. “Rigiocabilità” che viene poi incentivata dal modello imposto a Bandersnatch nel quale, qualora si arrivi a uno dei finali, permette di tornare indietro nei momenti chiave per poter così studiare un altro percorso e vedere scene inedite. Questo meccanismo è stato studiato nei minimi particolari, infatti è possibile vedere tutte le scene finali e gran parte delle scelte secondarie, senza il bisogno di riavviare l’episodio da zero, in quanto lui stesso “cambierà” e ci porterà a scoprire ogni singolo aspetto mai visto nella storia, arrivando anche a cambiare le risposte date ai precedenti bivi, permettendoci così di esplorare nuove sequenze e vedere nuovi modi con cui i personaggi interagiranno con noi.

Commento:
Black Mirror: Bandersnatch è l’episodio di Black Mirror più metanarrativo di sempre. Un episodio consapevole di stare “giocando” con noi, che non si risparmia dall’interagire e portare il nostro livello di coinvolgimento su un piano tutto nuovo. Un episodio interattivo che non inventa nulla di nuovo, ma che migliora la formula di base mettendo un grosso solco tra ciò che c’era prima, e ciò che si è visto adesso. Un modello narrativo-interattivo fresco, immediato, funzionale e con tante piccole accortezze in lungo e largo che incentivano smisuratamente la “rigiocabilità” per scoprire tutte le scene e finali progettati per l’episodio. Bandersnatch che non avrà chissà quale storia dietro, ma che è stata resa così funzionale da mostrare dall’inizio alla fine il suo potenziale. Un potenziale che porta a integrarci prepotentemente all’interno di questa esperienza unica e che, come ci ha abituato ormai da anni a questa parte la serie, porta a farci riflettere e a domandarci quanto le nostre scelte siano frutto del nostro pensiero e non di altri.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.1

Cast

9.0/10

Regia

9.8/10

Sceneggiatura

8.0/10

Montaggio

9.7/10

Colonna Sonora

9.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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