Recensione – The Imitation Game

Trama:
Durante i giorni più oscuri della seconda guerra mondiale, Alan Turing presta il suo aiuto nel decifrare il codice segreto nazista Enigma. In una disperata lotta contro il tempo, opera con la sua squadra di collaboratori a Bletchey Park, il centro top secret di criptoanalisi del Regno Unito.

Cast:
Benedict Cumberbatch, Keira Knightley, Charles Dance, Matthew Goode, Mark Strong, Rory Kinnear, Tuppence Middleton, Allen Leech, Steven Waddington, Tom Goodman-Hill, Matthew Beard e James Northcote.

La storia che si cela dietro il personaggio di Alan Mathison Turing, matematico e crittografo ritenuto una delle più grandi menti del XX secolo, nonché padre dell’informatica che ha svolto un ruolo fondamentale nella creazione del moderno computer, è probabilmente una delle storie più affascinanti, controverse e per certi versi tristi di sempre. Un genio indiscutibile e come tutti i geni: una persona con i suoi problemi, le sue difficoltà a relazionarsi con gli altri ma anche (e soprattutto) con i propri segreti da mantenere. Un’importante storia che nella nostra società non ha la rilevanza, l’importanza che invece dovrebbe avere, e che viene presa dal modesto Morten Tyldum e portata finalmente su schermo per far conoscere la travagliata ma geniale esistenza di Alan Turing.

Proprio la regia di Tyldum è l’elemento più “debole” di The Imitation Game. Nulla di realmente debole, ma il grosso problema è quello di aver messo su una storia così importante, con un contesto così apprezzato e degli interpreti in stato di grazia, che in fin dei conti fanno della sua regia un elemento pregevolissimo ma a cui manca quella scintilla che elevi la pellicola a capolavoro assoluto. Un film che ci illustra il genio che era Alan Turing, ma non lo fa narrandoci la sua vita, ma bensì raccontandoci un particolare, fondamentale momento nella sua esistenza: l’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale con il compito di decifrare il codice segreto nazista Enigma. Pellicola che si sofferma così abbondantemente su questa vicenda di Turing che, “inconsapevolmente”, progetta il primo computer al mondo per decifrare tale codice ritenuto impossibile da decriptare ma, allo stesso tempo, dando quella piccola lozione, quel piccolo flashback che racconti i punti fondamentali della sua infanzia e che avranno una ripercussione in età adulta.

Un film così dal ritmo forsennato sin dai primissimi minuti, e che proprio grazie a ciò ha il grande pregio di riuscire a condensare tantissimi contenuti in poco meno di due ore. Film che scorre in maniera piacevole e che per certi versi rappresenta un documento di denuncia per ciò che ha subito Turing dal punto di vista personale. Torture subite a causa del proprio orientamento sessuale e che, in maniera molto beffarda, la grazia postuma per quelle vicende a lui riservate sono arrivate solo nel 2013 a distanza di ben 59 anni dalla morte del matematico. Difatti, per chi non lo sapesse: Turing era omosessuale, omosessualità che ancora oggi fa discutere e non smette di creare problemi e scandali, e che settant’anni fa era un qualcosa che veniva definito come illegale e che aveva come “cura” la castrazione chimica o la prigione. Turing così non volendo abbandonare il suo “amico” Cristopher (la macchina di Turing, Ndr), scelse il primo metodo che lo porterà ad una profonda depressione e successivamente al suicidio. Infanzia che, come detto precedentemente, viene narrata attraverso dei flashback di quando Turing era a scuola, elemento quello dell’omosessualità che viene introdotto così in maniera graduale mostrando la sua amicizia con Cristopher e con dei parallelismi che si ritroveranno nel Turing da grande.

Andando invece ad analizzare The Imitation Game sotto il punto di vista dei personaggi e attori, non si può fare a meno di avere un certo déjà vu vedendo l’Alan Turing interpretato da Benedict Cumberbatch. Nulla che grava realmente sull’interpretazione di Cumberbatch che è (e rimane) superlativo, solo che il suo personaggio sembra particolarmente simile allo Sherlock televisivo: distaccato, freddo con la gente, con amicizie “speciali” e che non coglie sempre nelle conversazioni quelle sfumature colorite o sarcastiche. Un personaggio che comunque riesce a colpire dentro e che viene accompagnato magnificamente da un cast di contorno assolutamente all’altezza, a partire da Charles Dance, per passare a Matthew Goode e per concludere con la bellissima Keira Knightley che ancora una volta conferma tutta la propria bravura.

Commento:
The Imitation Game è un film assolutamente imperdibile. Un documento di denuncia su una delle menti più geniali del XX secolo, ma allo stesso tempo un film che racconta una storia incredibile che tutti dovrebbe conoscere. Proprio il fascino della storia, e il sontuoso cast capitanato da un Benedict Cumberbatch in forma smagliante e una Keira Knightley che fa sempre splendidamente il proprio dovere, mette in secondo piano la regia di Morten Tyldum che, offre un lavoro di indubbia pregevolezza, ma a cui manca quel qualcosa in più che “scavalchi” tutto il resto e che faccia fare al film il salto da pellicola eccellente a capolavoro assoluto.

Giudizio Finale:

Fantastico
9

Cast

9.5/10

Regia

8.5/10

Sceneggiatura

9.3/10

Montaggio

9.8/10

Colonna Sonora

8.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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