Recensione – Bird Box

Trama:
Maloire, donna, madre di due bambini, farà di tutto per mettere in salvo i propri figli dalle sinistre creature extraterrestri, che tramite il contatto visivo causano una furia violenta negli esseri umani, portandoli alla pazzia. Con gli occhi bendati, la famiglia dovrà imbarcarsi in un viaggio di sopravvivenza per non soccombere alla minaccia.

Cast:
Sandra Bullock, Sarah Paulson, Rosa Salazar, Machine Gun Kelly, John Malkovich, Trevante Rhodes, Lil Rel Howery, David Dastmalchian, Jacki Weaver, Taylor Handley, Danielle Macdonald, Happy Anderson

Non si può vedere e parlare di Bird Box senza far scattare il paragone con una delle migliori pellicole del 2018, A Quiet Place. Film di Susanne Bier che, a primo acchito, soprattutto dai trailer, sembrava proporre una produzione molto, molto similare al film di Krasinski ma che, fortunatamente, si è dimostrata indipendente avendo alla base un concetto simile ma con uno sviluppo del tutto diverso, e nel quale una delle due ne esce indubbiamente come vincitrice. Il concetto è simile perché laddove A Quiet Place vedeva questa famiglia alle prese con delle creature che attaccavano quando sentivano qualche rumore; Bird Box si focalizza invece sulla vista, il contatto visivo con degli esseri che fanno impazzire i soggetti portandoli al suicidio. Concetti simili per l’appunto, sviluppi completamente differenti però.

Bird Box, film diretto dal Premio Oscar Susanne Bier e tratto dall’omonimo romanzo di Josh Malerman, è un horror ambientato in un futuro post apocalittico nel quale le persone si vedono costrette ad andare in giro bendate per non incrociare il loro sguardo con le strane entità che hanno dato il via all’epidemia sulla Terra. La premessa è di quelle fantastiche e fresche, così come tutto l’immaginario messo in piedi che si lascia apprezzare sotto ogni aspetto e che non fa altro che esaltare le doti registiche di Susanne Bier, risultando un film girato davvero bene in lungo e largo. Bird Box offre così una storia dalla tensione perennemente palpabile, che tiene col fiato sospeso e che restituisce dei personaggi sfaccettati, peculiari anche se non esenti da qualche cliché tipico del genere e una banalità e prevedibilità di fondo che caratterizza in negativo la pellicola.

Non a caso se in apertura si paragonava Bird Box a A Quiet Place, trovando uno dei due film migliore – e di molto – dell’altro, quel film non è Bird Box che, rispetto al film con protagonista Emily Blunt, non ha quel coraggio di osare, di rischiare nell’offrire qualcosa di inedito e che esalti la storia, l’atmosfera e i protagonisti, soprattutto una Sandra Bullock splendida e un John Malkovich tra i personaggi secondari più riusciti. Seconda metà del film che rende così una pellicola fino a quel momento ottima, buona e di gran lunga dimenticabile. A differenza di A Quiet Place, Bird Box gioca sul sicuro, sta all’interno di una “comfort zone” che culmina in un finale dalla banalità spiazzante che, nel complesso si lascia guardare, intrattenendo e non annoiando affatto, ma avrebbe potuto essere su un piano del tutto diverso se avesse avuto più coraggio, quel coraggio che ha consacrato il film dei coniugi Krasinski.

Commento:
Per quanto Bird Box sia un film girato magnificamente, con soluzioni stilistiche e sceniche molto interessanti e azzeccate, come l’atmosfera generale e i suoi interpreti, il film di Susanne Bier rimane una grandissima occasione sprecata a causa di una banalità e “tranquillità” nel quale vuole navigare senza mai rischiare sul serio. Film che ha diversi punti di contatto con l’acclamato A Quiet Place, ma che ha uno sviluppo totalmente diverso e che lo setta diverse spanne sotto la pellicola di Krasinski proprio per la mancanza di coraggio, e di offrire così una seconda metà di film, una vicenda e una conclusione che non fosse ampiamente prevedibile e scontata.

Giudizio Finale:

Buono
7.6

Cast

8.5/10

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

6.0/10

Montaggio

7.7/10

Sonoro

8.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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