Recensione – Sex Education (Prima Stagione)

Trama:
In un centro rurale dell’Inghilterra dei giorni nostri, Otis Milburn, timido liceale figlio di una valida sessuologa, entra in contatto a scuola con la ribelle Maeve. Dall’incontro tra le conoscenze di lui e la sfrontatezza di lei nasce sottobanco un’improvvisata clinica del sesso. Avventurandosi tra le esperienze adolescenziali dei loro compagni, intraprendono un vero e proprio percorso di educazione sessuale.

Cast:
Asa Butterfield, Gillian Anderson, Ncuti Gatwa, Emma Mackey, Connor Swindells, Kedar Williams-Stirling, Alistair Petrie, Mimi Keene e Aimee Lou Wood.

Sex Education non è una serie sul sesso! Ce n’è, abbastanza; se ne parla, in lungo e largo; ma non è l’anima di Sex Education che prende questo argomento, lo utilizza da sfondo, e ci va a costruire sopra una serie estremamente intima, delicata che va trattando temi fragili e difficili ma con un trasporto e una leggerezza tale da entrare dentro con una potenza inaudita. L’aborto, il consenso, i problemi sessuali risolti attraverso la comunicazione, l’omosessualità, l’accettazione, l’amore non ricambiato, la famiglia, sono solo alcuni dei contenuti che mettono in moto la storia di Sex Education. Una storia pregna, per nulla scontata e che riesce ad interagire su più livelli senza trascurare qualche personaggio e il suo relativo problema, offrendo così un prodotto che ci illustra realmente questo mondo che tutti, prima o poi, si vedono costretti ad affrontare e superare, ma con uno stile così leggero, spensierato che lo fa guardare di gran gusto rispetto magari alla pesantezza dettata da una serie come Tredici, per rimanere nell’ambito degli Originali Netflix.

Sex Education è così una delle produzioni Netflix più centrate e riuscite degli ultimi mesi. Serie televisiva britannica divisa in otto puntate dalla durata di circa cinquanta minuti ciascuna, e che ci proietta immediatamente nella vita di Otis Milburn, timido liceale figlio di una sessuologa, divorziata e che vive la proprio vita sessuale senza filtri e senza preoccuparsi delle reazioni del figlio, che dalla sua è ormai abituato alla vita spensierata della madre. Se il nome della serie poteva lasciare presagire sesso, genitali e situazioni più spinte in gran quantità, in realtà – come detto in apertura – ciò non avviene in Sex Education che, paradossalmente, ha solo nel suo inizio e nel primo episodio in generale le situazioni più spinte – davvero tanto – come ci si poteva immaginare. Tuttavia la serie ha poi un’evoluzione, una crescita che permette di capire quale sia il suo reale obiettivo, stravolgendo totalmente la prima impressione di un prodotto “gratuito”, più dalle parti di Big Mouth che di un teen drama profondo, e che sul lungo andare, episodio dopo episodio, riesce a mettere in mostra tutta la sua anima e profondità.

Non a caso tutto il procedimento di cambiamento e maturazione della serie, che a primo acchito poteva sembrare tutt’altro, è palpabile nel protagonista di Sex Education, Otis, interpretato da un sontuoso Asa Butterfield. Otis che nei primi episodi risulta essere un personaggio macchinoso, costruito con superficialità e senza un obiettivo chiaro in testa. Uno degli elementi più criticabili era tutto il cammino che lo ha portato ad avviare questa “clinica” sessuale a scuola e la successiva fama: un’evoluzione fatta male, superficiale, senza una costruzione tale da far capire come sia arrivato in così poco tempo a quel punto ma che, andando avanti, si capisce bene che quello che a primo impatto sembrava essere il fulcro della serie, altro non è che un pretesto dal quale trattare gli argomenti adolescenziali (e non) più disparati e sfaccettati. Sex Education cambia così la percezione e la consapevolezza che ha di sé stessa. Ci sta uno dei momenti più intimi di questa prima stagione nel quale Otis dice: “Le ragazze provano vergogna verso la masturbazione. La vedono come un tabù, una cosa sporca di cui vergognarsi. Ma non è così, ti aiuta a capire cosa vuoi realmente”. Una sequenza simbolica di cosa vuole essere, proporre e insegnare la serie al di sotto della sua leggerezza e scherzosità con il quale tratta la storia e i personaggi.

Storia e personaggi che non solo sono tra gli elementi più a fuoco dell’intera produzione, ma hanno una cura tale da collocare Sex Education tra i migliori Originali Netflix non solo recenti, ma di sempre. La storia, come detto, nella sua leggerezza va a trattare argomenti difficili, delicati e lo fa dando al contempo lezioni importanti e che, spesso e volentieri, si danno per scontate. Ma ciò che sorprende di più è la cura riservata a ciascuno dei personaggi i quali, dal più protagonista a quello più marginale, ha un’evoluzione che lascia basiti per cura e profondità. Il cast, composto – fatta eccezione per Butterfield e la Anderson – principalmente da sconosciuti è un elemento azzeccato nella sua totalità. Se così Emma Mackey riesce a creare con Asa una chimica e una reciprocità perfetta; sorprendono di più Ncuti Gatwa e Connor Swindells, nei rispettivi ruoli di Eric e Adam. Il primo che, bisogna ammetterlo, sembra la versione giovane di Tituss di Unbreakable Kimmy Schmidt ma che, chiudendo un occhio su un fattore che potrebbe creare fastidio, regala un personaggio dalle mille sfaccettature, esagerato ma profondo, sentimentale ma mai banale; il secondo invece è – a mio modo di vedere – il personaggio più sottovalutato della serie. Adam che potrebbe sembrare il classico belloccio, stupido che funge soltanto da contorno in una narrazione di questo stampo e che, invece, ha dietro un lavoro che è il perfetto sunto di Sex Education: un personaggio che non importa chi sia, quanto sia bello, stupido o cos’altro, ma che alla base di qualsiasi problema (o esagerazione) ha una motivazione che si dà spesso per scontato. Perché in fin dei conti Sex Education non è una serie sul sesso, ma è una serie che vuole parlare di solitudine: una solitudine che viene inscenata attraverso il pretesto della sessualità che colpisce ogni singolo personaggio, ma che poi in realtà vuole stare lì a dirci, mostrarci e insegnarci che dietro ci sta sempre qualcos’altro alla base del problema.

Commento:
Fresca, leggera, divertente e profonda, Sex Education è tra le migliori produzioni Netflix. Una serie che a primo acchito si “vende” come superficiale e sessuale, e che invece successivamente sorprende con una narrazione profonda, delicata e che, attraverso la sessualità di sottofondo, affronta temi difficili e fragili come: l’aborto, l’omosessualità, l’accettazione di sé stessi, la famiglia e tanto altro. Una storia mai banale, che ha un’evoluzione attenta e credibile come tutti i personaggi che vanno a popolare il mondo di Sex Education, una serie tutt’altro che prevedibile e dalla sorprendente profondità e morale.

Giudizio Finale:

Ottimo
8.6

Cast

8.8/10

Regia

8.3/10

Sceneggiatura

8.8/10

Montaggio

8.3/10

Sonoro

8.6/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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