Recensione – Masterchef 8×01/8×02

Se il buongiorno si vede dal mattino: l’ottava edizione di Masterchef si preannuncia essere una grandissima edizione. Perché, arrivati all’ottavo anno di vita, che sia una serie TV, un reality o un talent show culinario ormai entrato nell’immaginario collettivo, quello di confermarsi nel tempo è un compito tanto difficile quanto raro da vedere. Non che Masterchef sia uno show noioso da seguire anzi, negli ultimi anni ha “tenuto botta” abbastanza bene – parentesi Klugmann a parte – ma nel complesso ha perso un po’ di cattiveria e freschezza che ne ha decretato per così tanto tempo il successo. Questa nuova edizione non solo sembra avere all’interno dei concorrenti degni di nota, peculiari, pronti a sorprendere o semplicemente intrattenere, ma sembra aver trovato nuovo smalto nei suoi giudici: nell’ingresso di Giorgio Locatelli e, inaspettatamente, nei “vecchi” Bastianich, Barbieri e Cannavacciuolo in grandissimo spolvero e con un’atmosfera generale divertita e leggera come non si vedeva da tempo.

L’ottava stagione di Masterchef parte così come le precedenti. Sono presenti ottanta concorrenti pre-selezionati che dovranno cucinare per i noti giudici, solo la metà passerà alla fase successiva. Il doppio episodio di debutto spende qualche minuto – giustamente – per introdurre il nuovo giudice di questa edizione, lo chef stellato Giorgio Locatelli, e va scandendosi con il consueto montaggio serrato con i concorrenti pronti a colpire – non necessariamente positivamente – i giudici, per un doppio episodio di selezione che, a memoria, è probabilmente tra i migliori debutti di Masterchef per ritmo, concorrenti, intrattenimento e divertimento restituito. Masterchef 8 si apre con un trittico composto da Andrea, blogger del risparmio, fidanzato con una donna di nove anni più giovane di lui; Giovanni, trentasettenne che studia da diciassette anni medicina, ma che è sorprendentemente preparato in cucina; e Guido, ragazzo che vince il “premio” di essere il primo a fare perdere le staffe allo chef Locatelli, infastidito dal ritardo del ragazzo nel servire il suo piatto. Contro ogni previsione, al netto di una prima impressione non buonissima e dei piatti esteticamente non indimenticabili – soprattutto i casoncelli ripieni di baccalà e scarola liquida del blogger – i tre riescono ad ottenere l’ambito grembiule, proprio a testimonianza dell’edizione atipica dal punto di vista dei concorrenti in cui andremo incontro. Arriva poi il turno di Gloria, simpaticissima ragazza, accompagnata dal marito bevitore di birra, che con il suo “Carnia nel Cuore” (gnocchi ripieni di formadì frant con pere, miele e fiori eduli) riesce nell’impresa di far mangiare tutto ai quattro giudici, colpiti da tanta genuinità e bontà. Si passa poi ad un altro trio composto da un cameriere, con grosse difficoltà ad esprimersi, ma con il sogno di “passare” in cucina; un filosofo/storico/chimico dalla parlantina infinita; e Lorenzo, termotecnico con la passione per la cucina. L’unico a passare il turno sarà il signore dalla prolissità senza eguali che, con il “Pollo al Cresto”, riesce a sorprendere i giudici e guadagnarsi così la possibilità di cucinare ancora.

Ciò che colpisce più da questo primo tronco di puntata è, come detto in apertura, la grande freschezza di cui godono tutti i giudici. Locatelli è minaccioso e pretenzioso, senza filtri, tanto esigente quanto affabile nei suoi giudizi, sempre onesti e intelligenti, anche quando si arrabbia o boccia un piatto si vede che dietro ci sta un tentativo di dare uno scossone al concorrente, andarlo a capire realmente. Colpisce anche Cannavacciuolo, dalla battuta pronta e dal tempo comico sempre azzeccato, molto più sciolto rispetto alle precedenti edizioni. Così come Bastianich, grande intrattenitore che, come il collega dalla grossa stazza, trova spesso e volentieri la battuta facile dal grandissimo gusto. Come il piccolo siparietto inscenato con la povera Caterina, donna rigida, ansiogena che fa addormentare Bastianich, sbroccare Barbieri chiamando i quattro giudici “ragazzi”, ma che ciò nonostante riesce ad ottenere il grembiule bianco. Diverte molto la sequenza che vede protagonista Verando, ragazzo accompagnato dalla moglie, per la quale cucina. Marito tutto in tiro, dall’abbigliamento discutibile, e infatti viene preso continuamente in giro da Joe che alla fine, soddisfatto del piatto, baratta il suo sì per il gilet, passando così il turno.

Per tanti sì, arriva anche il momento dei no, tocca questo destino alla “Regina delle Polpette” che presenta delle “palle” carbonizzate; e a due signori dall’aria “innovativa” che, rispettivamente, presentano un pesce cotto in shabu shabu, dimenticandosi però di togliere le squame del pesce che troverà Cannavacciuolo; e un ragazzo fissato con la cromaticità dei piatti ma che, più che portare colore, ha dato dimostrazione solo di essere afflitto da una grave forma di daltonismo. Ritira su la situazione la frizzante Anna, settantaduenne che con un piatto di pasta fatta in casa, tipico delle nonne, e sugo di verdure di stagione colpisce i quattro giudici con quei sapori di casa. Conclude la prima puntata Alessandro, belloccio, deriso continuamente dal suocero per il quale lavora, e che ha voglia di cambiare aria – vedendo le scenate del suocero come dargli torto. Alessandro, nonostante un piatto piuttosto discutibile e sbilanciato, è uno di quei concorrenti sul quale si punta più per la storia dietro che per il piatto ed, effettivamente, passa il turno ma con tutti gli occhi puntati su di lui che deve dimostrare di saper cucinare. Divertente lo sketch con lo chef Locatelli che gli dice “Quello che hai fatto per tuo suocero, ora lo devi fare per me” e Bastianich puntualizza “Adesso devi mettere incinta Antonino”.

La prima puntata è stata emblematica del fatto che in questa iniziale scrematura si sia dato più peso ai personaggi, alle loro storie che alla cucina. A dimostrazione di ciò, di queste selezioni, è anche l’inizio della seconda puntata che vede protagonista Virginia, studentessa obbligata a studiare giurisprudenza, ma con la passione per la cucina. Nonostante un piatto anonimo, brutto a vedersi e dai sapori mai esaltati dai quattro giudici, dichiara che “quando studia vede bianco e nero, quando cucina invece vede i colori” una frase così sincera, commossa, che gli vale una seconda possibilità nonostante la cucina criticabile. La sensazione generale è che, per molti di loro, la selezione finale non andrà incontro a tutta questa comprensione. Arriva il turno di Vincenzo, pensionato sovrappeso, bocciato dai figli in cucina che, per gioco, decide di partecipare a Masterchef per dimostrargli di riuscire a passare. Purtroppo Vincenzo non riesce a strappare i sì necessari per passare il turno, ma è uno così spontaneo e genuino da fare divertire noi e i giudici. È il turno poi di Sabrina, Salvatore e Valeria. Tutti e tre offrono dei piatti curiosissimi e passano tranquillamente alla fase successiva, in particolar modo Sabrina presenta un piatto di una bellezza unica, il più bello in questo doppio episodio. Meno bello il piatto di Gerry, maniscalco con l’aria da Texas Ranger che ha vissuto in Texas per un paio di mesi, che con il suo filetto alla riduzione di vino riesce a passare il turno con una cottura davvero ottima. Molto bello il frangente successivo che vede Federico, ragazzo di vent’anni che da sei fa il pescatore come i suoi familiari che, non volendo fare la fine dei suoi cari distrutti da un lavoro massacrante, è determinato a cambiare vita. Il ragazzo, che sembra molto sul pezzo, cucina delle seppie pescate da lui stesso la notte prima di Masterchef e passa il turno. Momento no con una signora dall’aria spaesata che cucina attraverso “pozioni magiche”; un signore che viene più ricordato per la moglie senza senso dell’orientamento che si smarrisce all’interno della teca dei parenti; è un personaggio che presenta delle caramelle al nero di seppia e che, suscitando l’ira di Cannavacciuolo, dice di andare al supermercato per sentire gli odori.

In tutto questo continua a colpire l’affiatamento e la chimica che si è instaurata subito tra i quattro giudici che, quest’anno, non lasciano spazio alle persone presuntuose e piene di sé, smontandole con disarmante facilità e crudeltà. Non è questo però il caso di Giuseppe, ex concorrente eliminato alle selezioni lo scorso anno che, nonostante le gravi mancanze ripetute in questa edizione, come il raviolo rotto o una lisca all’interno, viene fatto passare, più per compassione che per meriti. Meriti che invece ha una signora di cinquant’anni che vuole adesso godersi, dopo tanti sacrifici, la sua vita. La signora offre una cucina casareccia molto gustosa e strappa quattro sì risultando essere, per i giudici, una bella scommessa, in realtà appare come il classico personaggio pronto a crollare una volta in gara per la troppa pressione. Conclude la puntata un signore di Bari, fuori completo che, nonostante le chiari difficoltà ad esprimersi in un italiano corretto, cucina in maniera ottima e contro ogni previsione passa il turno; e Alberto, concorrente su cui puntare, che cucina un diaframma di manzo con cipolle, ma si dimentica di mettergli il lardo di sopra suscitando la rabbia di chef Locatelli che lo boccia dicendogli un secco no. Il ragazzo riesce ciò nonostante ad avere tre sì e a prendersi il grembiule bianco, consegnato da Chef Locatelli che confessa di avergli voluto dare solo una lezione perché il piatto invece era buono.

Commento:
L’ottava edizione di Masterchef parte con il migliore degli auspici. Una doppia puntata fresca, d’intrattenimento e molto, molto divertente. L’ingresso di Chef Locatelli ha dato nuova linfa al programma, risultando un giudice preparato, intransigente a suo agio sin da subito in Masterchef e con i colleghi che, dalla loro, sembrano godere di una nuova giovinezza con battute sempre pronte, e sorrisi e risate a più non posso. Episodi conditi da un ritmo incessante e personaggi di spicco pronti a dare nuovo lustro e divertimento al programma. 

Giudizio Finale:

Fantastico
9.1

Voto

9.1/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *