Recensione – Città di Carta

Trama:
Quentin ha come vicina di casa l’enigmatica vicina di casa Margo, amante del mistero al punto da diventarlo lei stessa. Dopo averlo trascinato in un’unica notte di avventure in giro per la città, Margo scompare improvvisamente lasciando degli indizi che Quentin dovrà decifrare.

Cast:
Cara Delevingne, Nat Wolff, Halston Sage, Cara Buono, Austin Abrams, Meg Crosbie e Caitlin Carver.

Prima degli ultimi venti minuti finali, Città di Carta era la triste rappresentazione di un ragazzo che ama follemente la vicina, ma il quale amore non viene corrisposto – la friendzone in pratica. Un ragazzo disposto a tutto per lei, che ci sbatte la testa continuamente nonostante lei lo ignori e che, pur accorgendosene, continua a stargli dietro tanto è l’amore nei suoi confronti. Film che a primo acchito sembra essere l’ennesima pellicola sentimentale con protagonisti gli idoli del momento, con la grossa differenza però che questa volta il finale è tutt’altro che scontato. Un finale che cambia completamente tutto il significato che ha avuto fino a quel momento, dandogli delle radici così “reali”, riconoscibili con una prospettiva e senso tutto nuovo, trasformando un film soltanto sufficiente in qualcosa di molto più che buono.

Città di Carta è dunque il secondo adattamento cinematografico dei romanzi di John Green dopo il grazioso Colpa delle Stelle (qui la recensione). A dirigerlo Jake Schreier, con all’attivo soltanto il peculiare Robot & Frank. Città di Carta si propone sin dall’inizio come il più classico dei film sentimentali per teenagers. Si presenta lui, Quentin “Q” Jacobsen, ragazzo innamorato di lei, Margo Roth Spiegelman, sin dalla tenera età e, successivamente, si dà quell’incipit che azionerà gli eventi del film. Una delle cose che salta subito all’occhio dalle prime battute di Città di Carta, e che caratterizzerà tutta la pellicola, è nel tono che si è riusciti ad imprimere, molto vicino alla maniera di scrivere di John Green. In maniera molto analoga a Colpa delle Stelle, anche se lì il contesto faceva assumere tutt’altro significato a delle battute “normali”, Città di Carta è piena di umorismo, battute sempliciotte e con all’interno il caratteristico personaggio sfigato che tira più di un facile sorriso. Nulla di nuovo o che sorprende, ma che è realizzato molto bene e con un Austin Abrams che diverte molteplici volte con la sua interpretazione di Ben Starling.

Successivamente Città di Carta ci butta nel bel mezzo della storia di Quentin e Margo,i relativi eventi, problemi, emozioni che però viaggiano su un filo così sottile da essere continuamente in bilico su ciò che realmente vogliono trasmettere. Proprio questo è uno degli aspetti più affascinanti di Città di Carta. Un film che propone due personaggi così dannatamente belli e intriganti, in delle situazioni che lo sono altrettanto, ma che poi ci mette poco, due frasi al momento giusto da far sgretolare completamente il castello di carta che ci eravamo immaginati. Infatti, all’infuori dell’essere un film con chiari cliché e con un target che potrebbe sembrare definito ma che in realtà, minuto dopo minuto, non lo è. Città di Carta è la rappresentazione di quanto sia vasto il materiale (e il modo di scrivere) di John Green, con una pellicola che viene inquadrata dallo spettatore medio come “per coppiette” solo perché appartenente a Green, ma che in realtà dimostra di essere un’opera più profonda, su diversi livelli di lettura e che è vittima della superficialità con il quale si osservano le cose oggigiorno senza addentarsi nel profondo per saperne di più.

Città di Carta è dunque un film che parla sì di adolescenza, di crescita, di amori e ha – come detto – tutti i cliché che il genere può contenere. Ma andando avanti, arrivando a quel momento nel quale in apertura si menzionava la differente percezione della storia, ci si accorge che tutte queste cose possono avere diverse interpretazioni e significati. Una storia che racconta dinamiche reali, nel quale ci si rispecchia e che lo fa con quel tocco non adulto, ma neanche tanto adolescenziale che contraddistingue i racconti di John Green. Un film che ci pone davanti il fatto di avere la famosa ragazza/o “prototipo”, idealizzando una persona che però non è detto contraccambi, e che lo fa ancorandosi sempre alla realtà in maniera tale da farcelo sentire vicino, vivo.

Senza addentarsi nello specifico per non rovinarvi un sorprendente finale, che fa riflettere e che invita a guardare momenti della vita “normali” da un punto di vista per così dire, diverso. Città di Carta è un po’ anche una pellicola di denuncia. Una pellicola che si sofferma a raccontare il non sentirsi a proprio agio in questo mondo o in una determinata situazione, che è un qualcosa che è accade un po’ a tutti, e sul quale il film ruota attorno più di quanto ci si aspetti o lo dia a vedere. Nat Wolff è un Quentin perfetto, tanto intrigante e affascinante quando prova a fare il sicuro, ma altrettanto impacciato quando è nella sua normalità; Cara Delevingne invece incanta per bellezza e spiazza per bravura, intensità e misteriosità che imprime al personaggio di Margo.

Commento:
Città di Carta è un film intrigante e misterioso, sia nella storia che nella natura della pellicola: criptica e volubile fino all’ultimo minuto. Un film con i soliti cliché dei film per teenagers, ma che utilizza le ottime basi dei romanzi di John Green per offrire una narrazione né adolescenziale, né adulta che va così offrendo un mix che accontenta tutti. Film interpretato benissimo da Nat Wolff, Austin Abrams e soprattutto da una Cara Delevingne sempre più a suo agio come attrice, e che non fanno altro che enfatizzare positivamente una storia che si fa a molto della vita reale. Che sembra non poter offrire nulla di nuovo, ma che ha poi quell’affondo, quel cambio di passo che lo trasforma in un film non del tutto profondo, ma che ha comunque all’interno bei insegnamenti e spunti di riflessione

Giudizio Finale:

Ottimo
8

Cast

8.5/10

Regia

8.0/10

Sceneggiatura

7.8/10

Montaggio

7.6/10

Sonoro

8.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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