Recensione – You (Prima Stagione)

Trama:
Joe, manager di una libreria di New York, si innamora di una giovane donna di nome Beck, una sua cliente. Il suo amore, però, si rivela una vera e propria ossessione, tanto da trasformare completamente Joe e mostrare la sua vera natura.

Cast:
Penn Badgley, Elizabeth Lail, Luca Padovan, Ethan Russell, Shay Mitchell, Daniel Cosgrove, Kathryn Gallagher, Nicole Kang, Victoria Cartagena e Ambyr Childers.

C’è una linea, tutt’altro che sottile, che divide perennemente You tra ciò che sarebbe potuta essere e ciò che è, una linea enorme tra genialità ed esagerazione. You, con qualche accortezza, sarebbe potuta essere una miniserie televisiva straordinaria, invece, è una serie sì d’assoluta godibilità, ma a patto di essere presa per quello che è: un’enorme serie thriller psicologica in bilico tra trash e dramma puro. Difatti You, serie basata sul romanzo Tu di Caroline Kepnes, la cui prima stagione è stata distribuita internazionalmente da Netflix che, dopo la cancellazione da parte di Lifetime al termine della messa in onda, l’ha salvata rinnovandola per un secondo ciclo di puntate, è uno show con un pilot, una premessa di base tanto interessante e ben inscenata, quanto irreale e con una sceneggiatura sempre più forzata man mano che si va avanti negli episodi. Ma andiamo per ordine.

Il pilot di You è un prodotto così ben fatto da indurre prepotentemente al ‘binge watching’. Un episodio che ci proietta con estrema bravura la vita di Joe Goldberg, ragazzo proprietario di una libreria con una particolare ossessione per la vita degli altri; e di Guinevere Beck, studentessa aspirante scrittrice, senza soldi e che si divide tra le amiche, i social, il lavoro, l’università e tantissime altre attività dalle quali si farà distrarre facilmente e che non faranno altro che allontanarla dal suo sogno, quello di scrivere. Il pilot si occupa così di farci conoscere i loro protagonisti, e lo fa attraverso una narrazione distopica peculiare e che ne caratterizzerà l’intero racconto e stile, ma non solo. Il primo episodio affascina proprio per la costruzione che ha al suo interno, un’atmosfera prima normale ma che poi, andando ad addentarci nella psiche di Joe, che riesce a trasudare e restituire tutta l’aria “malata”, psicopatica di una storia che lo è altrettanto, e che riesce ad innestarsi in noi con una facilità disarmante. Una storia che ha la bravura di creare un parallelismo sul “nostro” modo di vivere oggigiorno: i social media, i disturbi mentali, una certa omertà di base; integrando tutti questi elementi nella storia rendendoli cuore pulsante e moto di tutti gli eventi, mai banali.

Il problema di You si ha però andando avanti nelle puntate, perché laddove all’inizio l’intreccio era ancorato a un modo di fare molto “reale”, come la storia tra Joe e Guinevere, i loro problemi, lo stalking di Joe che è una tema delicato – ed era trattato con il giusto tatto – più si va avanti, più You diventa una seria esagerata, che anche dal più piccolo evento forza una qualche soluzione che è semplicemente irrealistica e che contribuisce a creare un certo distacco nei confronti di una narrativa che era di primissimo spessore. Con questo non si sta dicendo che You, nel complesso, non abbia una storia potente e che meriti almeno una chance, ma ha tante di quelle ingenuità e iperboli all’interno che è impossibile da non notare e sottolineare. Nello specifico, procedendo negli episodi, scaturiscono delle situazioni come tradimenti, omicidi o scomparse dove, ad esempio, si vede un dato personaggio che va su una scena del crimine e sposta oggetti, tocca dappertutto (senza guanti) e con molta nonchalance torna a vivere la vita di tutti i giorni, senza essere minimamente arrestato o sospettato. Così come altri che rubano oggetti, li usano seminando tracce biologiche ovunque – si arriva addirittura a urinare su una scena del crimine, o lasciare del sangue – senza mai esserci un sospettato o un’indagine sul “chi è stato?”, una persona muore e finisce lì, un oggetto scompare e finisce lì. Senza menzionare l’onniscenza di molti personaggi che sono sempre nel luogo giusto al momento giusto, in posti sempre più impensabili, difficili da accedervi ma, non per loro, che vanno ovunque, entrano ed escono, come se fossero nelle rispettive case.

Questi sono solo alcuni esempi del grado surreale che raggiunge You nelle sue puntate. Se si dovesse fare un paragone, non si può non pensare a Pretty Little Liars, una seria con una premessa interessante ma che poi, puntata e stagione dopo stagione, è rimasta schiacciata dalla sua stessa ambizione non facendo altro che aggiungere trame su trame, sempre più forzate e irrealistiche, per concludersi poi nella banalità più totale. Adesso, non è il caso di You che, al netto di essere presa alla leggera e sorvolando sui problemi precedentemente citati, merita la visione perché ha dei risvolti interessanti, ma nel complesso lascia quella sensazione di esagerare sul lungo andare. Sensazione generale che viene ulteriormente acuita dalla costruzione del personaggio di Guinevere: odiosa, incoerente, cattiva e che lascia passare questo “romantico disturbo mentale” di Joe nei suoi confronti più per una stupida infatuazione per una ragazza che non ha assolutamente nulla da dare e che anzi, ad un certo punto sembra provare piacere nell’autodistruggersi. Proprio su questo aspetto non è chiarissima la strada che hanno voluto percorrere gli sceneggiatori, far fare il tifo per lo psicopatico stalker per scelta, o per cattiva caratterizzazione di Guinevere. Peccato perché i protagonisti sono tra i punti più favorevoli di tutto lo show, chimica tra Penn Badgley e Elizabeth Lail che è pazzesca, così come la loro recitazione sempre azzeccata, ma in linea generale tutto il cast è ben tratteggiato, con evoluzioni personali credibili e al quale non si resta indifferenti. In particolar modo Badgley con Joe ha contribuito a rendere il suo personaggio: incredibile. Assassino, psicopatico, stalker, ma profondamente sincero e vero nei suoi monologhi mentali dove sembra riuscire a far passare tutti i suoi crimini e pazzie in secondo piano, come se tutto ciò che ha fatto fosse stata la cosa giusta.

Commento:
You è una serie dalle ottime premesse, con una narrativa di spessore e dalle prove attoriali di primissimo livello. Peccato che, andando avanti, gli preferisca un approccio “esagerato”, quasi in bilico tra il trash e l’irrealistico, piuttosto che abbracciare quella natura insana, soffocante, drammatica di cui ha dato dimostrazione nei primissimi episodi. Si ha così una serie indubbiamente interessante – vista con una certa ottica – con la sua storia e i suoi colpi di scena tutt’altro che banali, ma che a un certo punto diventa troppo forzata nella sceneggiatura con situazioni difficili da digerire. Uno show che rimane gradevole ma che, viste le premesse, poteva e doveva ambire a molto di più

Giudizio Finale:

Buono
7.6

Cast

8.7/10

Regia

8.4/10

Sceneggiatura

5.2/10

Montaggio

8.3/10

Colonna Sonora

7.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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