Recensione – Velvet Buzzsaw

Trama:
Nello spietato mondo dell’arte contemporanea, l’agente emergente Josephina trova centinaia di dipinti appartenuti ad un anziano inquilino del suo palazzo, morto in totale solitudine. Ignorando le istruzioni lasciate dall’anziano artista, di distruggere i suoi lavori, Josephina inizia a far circolare i dipinti, destando subito all’attenzione di critici e collezionisti. Ma dietro questi lavori si cela qualcosa di sinistro che mette in pericolo qualsiasi persona ne entri in contatto.

Cast:
Jake Gyllenhaal, Rene Russo, Toni Colette, Zawe Ashton, Tom Sturridge, natalia Dyer, Daveed Diggs, Billy Magnussen e John Malkovich.

Nonostante nel film l’arte sia venerata come un’entità a sé stante, creativa ed espressiva, nella maggior parte dei casi una compagna di vita migliore di qualsiasi essere umano e capace di recare piacere e sorprendere, si rimane delusi di come Velvet Buzzsaw non riesca ad abbracciare questo pensiero così intimo. Velvet Buzzsaw è un film dall’immaginario affascinante, dalla grandissima estetica ma che non riesce ad intrattenere e sorprendere, neanche minimamente. Ciò che lascia più basiti è che la promozione fuorviante del film, con un trailer dalle tinte horror-sovrannaturali interessantissime, altro non sia stata che una mossa furba per andarsi a prendere una maggiore fetta di pubblico (e di vendita) andando a mostrare in quel trailer i momenti più riusciti e meritevoli dell’intera pellicola, che così è completamente priva di qualsiasi situazione intrigante o stimolante.

Velvet Buzzsaw, presentato in anteprima al Sundance Film Festival il 27 gennaio e uscito l’1 febbraio su Netfix, è il grande ritorno dell’accoppiata GyllenhaalGilroy dopo il magnifico Nightcrawler, tra le migliori pellicole del 2014. Il film si focalizza sulla vita di Morf Vandewalt, critico d’arte famoso in tutta Los Angeles, e la sua amica e compagna Josephina, agente per una compagnia d’arte che si imbatte nei quadri di un certo Vetril Dease, un abitante del suo stesso palazzo con un nascosto talento artistico e con una collezione di oltre mille quadri. Quadri di cui si approprierà, riuscendo a fare carriera, ma nei quali si cela un oscuro segreto. Un po’ commedia, thriller e horror, Velvet Buzzsaw prova ad abbracciare tanti generi senza però avere un’identità propria. Ne esce così un film confuso, senza identità, dove Gilroy, il quale in Nightcrawler aveva svolto un lavoro pregevolissimo nell’intreccio e nella caratterizzazione dei suoi interpreti, in Velvet Buzzsaw non riesce ad imprimere la sua timbrica, ottenendo un risultato macchiettistico, in cui ogni personaggio è la caricatura di sé stesso, nonostante appaia chiaro come l’obiettivo fosse un altro: una critica pungente (e alternativa) sulla mercificazione del mondo dell’arte. Difatti, a discapito di ciò che viene mostrato nel trailer, Velvet Buzzsaw non vuole essere un film “paranormale” dove un pittore sinistro lascia un’eredità artistica mortale, ma vuole andarci a narrare il mercato che ci sta dietro, con questi personaggi esagerati ma privi di qualsiasi spessore narrativo.

Narrativa che delude sul piano del ritmo e dei contenuti. Prima parte che è come un lungo prologo che vuole introdurci all’arte di Vetril Dease, ma che in realtà è la perfetta sintesi di un film che non riesce mai ad ingranare e che non sa esattamente dove andare. Vuole essere altro dicevamo, e paradossalmente i momenti migliori della pellicola sono quelli ampiamente pubblicizzati: dove l’arte prende vita e trasforma un film vivace in un qualcosa di molto più disturbante, quasi horror, ma purtroppo non abbracciandone mai appieno l’essenza. Un connubio tra arte e morte che è l’unico spunto positivo di Velvet Buzzsaw, con una realizzazione estetica di pregevolissima fattura e idee alla base proprio ottime. Tutte idee e realizzazioni che non vengono supportate dal resto, neanche dagli attori nel quale Rene Russo, Toni Colette e, soprattutto, Jake Gyllenhaal, nonostante siano attori azzeccati per i rispettivi ruoli, non riescono a dire nulla in queste personalità vistose che vivono di arte e per l’arte. In particolar modo è molto deludente vedere Gyllenhaal, esaltato da Gilroy in Nightcrawler con la migliore performance della sua carriera, ridotto a un ruolo che soffre la struttura ridondante del film. Una struttura ripetitiva, che gira su un tema, un punto senza riuscire a progredire nella storia che rimane ferma e tenta di sviluppare una storia che è perennemente priva di qualsiasi mordente.

Commento:
Dalle premesse interessanti e con un’estetica ricercata, Velvet Buzzsaw è semplicemente un prodotto mediocre dalla pubblicizzazione fuorviante. Un film che si vende come un horror artistico dalla tinte sovrannaturali, ma che altro non è che una denuncia (mal fatta) sulla mercificazione dell’arte. Un film che non ingrana mai, priva di mordente, con un cast caricaturale e che solo nella rappresentazione dell’arte sinistra e mortale riesce ad avere uno dei pochissimi spunti gradevoli e riusciti.

Giudizio Finale:

Mediocre
5.3

Cast

6.5/10

Regia

4.5/10

Sceneggiatura

4.0/10

Montaggio

4.7/10

Colonna Sonora

7.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *