Recensione – Unbreakable Kimmy Schmidt (Quarta Stagione)

Trama:
Kimmy, Titus, Jacqueline e Lillian cercano di trovare una nuova direzione per la propria vita e carriera. La protagonista ha iniziato a lavorare alla Giztoob, Titus cerca di diventare una star, Jacqueline inizia a lavorare come agente, e Lillian continua ad agire contro gli schemi.

Cast:
Ellie Kemper, Tituss Burgess, Jane Krakowski, Carol Kane, Sara Chase, Dylan Gelula, Lauren Adams, Sol Miranda, Mike Carlsen, Tina Fey, Tanner Flood, Andy Ridings e Ki Hong Lee.

La quarta stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt è stata una stagione dalle due facce. Da un lato ha rappresentato come dovrebbe essere la chiusura di una serie televisiva, nonostante la sua banalità e prevedibilità di fondo, ma, al contempo, ha anche mostrato come molte delle volte scelte distributive e commerciali insensate e scellerate possano minare completamente un prodotto fino a quel momento ottimo. Perché sì, la conclusione delle avventure di Kimberly Schmidt e dei suoi amici è arrivata al momento giusto: senza diluirla e allungarla giusto per cavalcarne il successo; ma il fatto di mandare la quarta stagione su Netflix divisa in due parti, i primi sei episodi il 30 maggio 2018, i restanti sei il 25 gennaio 2019, hanno rappresentato una scelta completamente ingiustificabile. Così, aver dovuto aspettare oltre otto mesi per sei semplici puntate – anche dalla qualità discutibile – e dalla durata di circa mezz’ora, non hanno fatto altro che spezzettare la godibilità del prodotto, che ne ha risentito in maniera importante risultando diverse spanne sotto le precedenti stagioni e che ha perso il solito smalto comico che avevamo imparato ad amare.

Unbreakable Kimmy Schmidt non ha mai avuto una trama orizzontale importante, o comunque che facesse vedere gli episodi per la curiosità di vedere cosa succedeva alla storia. La fortuna di Kimmy Schmidt è stata la bravura nel creare un umorismo eccezionale, con dei personaggi amabili sotto tutti gli aspetti e che, nel complesso, sono quelli che sono riusciti a decretarne il successo in questi anni. Questa struttura, di avere una quarta stagione divisa, non ne ha giovato a tutti gli aspetti della serie che, come detto, ha il grande pregio di non allungarsi e non arrivare al punto di non avere più nulla da dire ma, l’avere un filone di sei puntate per una comedy di questo stampo, con puntate brevi, ha fatto risultare quel poco di trama orizzontale ancora meno incisiva, insoddisfacente rispetto a quella che poteva essere. La seconda parte della quarta stagione ha una puntata di debutto che è divertentissima. Si ha tra i protagonisti Jon Bernthal in un ruolo del tutto inedito, che mostra un lato di sé completamente nuovo e che regala una delle puntate più apprezzabili e con continui richiami alla serie Netflix con lui protagonista (The Punisher) che non fa altro che divertire minuto dopo minuto. Il suo personaggio va poi allacciandosi prepotentemente a Titus, rivelazione dello show e che lo conferma puntata dopo puntata, stagione dopo stagione. Proprio Titus è nuovamente protagonista dell’altra puntata veramente apprezzabile di questo secondo ciclo in cui, senza entrare nel dettaglio, Titus si vedrà diviso sentimentalmente tra il suo amore per Micheal e quello del sogno di una vita: recitare nel musical del Re Leone, una puntata tanto assurda quanto commovente e toccante nel suo modo, comunque peculiare, di fare comicità. Il resto delle puntate viaggiano su binari piuttosto mediocri e, in particolar modo il nono, è un filler a tutti gli effetti che non fa altro che rallentare ulteriormente il ritmo di questi sei episodi conclusivi – come se già nel complesso non fossero pochi di loro. Una puntata completamente inutile, paragonabile a un film vista la durata di oltre un’ora, e che non diverte venendo posizionata tra le puntate meno riuscite di sempre.

Seconda metà di stagione che non è solo debole narrativamente e nel proporre qualcosa di comico sempre di qualità, ma ha un problema nel personaggio di Kimmy Schmidt, completamente ai margini. Kimmy che non ha quella freschezza, quello smalto del passato, dove in questa stagione anche il personaggio più secondario riesce a surclassarla mettendola in secondo piano, e che risulta essere un personaggio stucchevole e ripetitivo visto che in questi quattro anni non ha fatto altro che proporre sempre le stesse cose, sempre lo stesso modo di far ridere e divertire. Un problema nella crescita – che non c’è – del suo personaggio che è il motivo del suo “accantonamento”, nonostante fosse la protagonista, rispetto a un Titus che, grazie anche all’estrema bravura di Tituss Burgess, ha preso le redini dello show divenendo il personaggio più gradevole, centrale e focale dell’intera storia. Una storia che ha una bella chiusura nella sua prevedibilità, la serie non aveva bisogno di chissà quali stravolgimenti, ma che si fa apprezzare nel complesso anche se, come detto ampiamente, il modus operandi di come si è arrivati a questo finale è criticabile su diversi livelli. La chiusura lascia comunque appagati, e lascia anche ampio margine per eventuali film o episodi speciali che vadano a riprendere e raccontare qualche altra storia, nonostante si abbia un finale più che conclusivo e che chiude perfettamente tutte le storie dei personaggi.

Commento:
La seconda metà, e in generale la quarta stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt, è vittima di una distribuzione discutibile e scelte rivedibili. Distribuzione in due tronchi da sei episodi che ha rallentato il ritmo, non giovandone alla storia che è così risultata priva di mordente e di quello smalto comico che ne aveva decretato gran parte del successo. Davvero pochi gli episodi memorabili, con una Kimberly Schmidt ai margini dello show e Titus sempre più protagonista assoluto, nonché unica nota positiva di questa chiusura. Una chiusura di serie perfetta e conclusiva nella sua banalità, ma che lascia qualche spiraglio aperto per rivedere questi personaggi tanto amati in un futuro non troppo lontano.

Giudizio Finale:

Sufficiente
6.8

Cast

8.0/10

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

6.3/10

Montaggio

5.8/10

Colonna Sonora

7.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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