Recensione – Lo Hobbit: la Battaglia delle Cinque Armate

Trama:
Il drago Smaug, infuriato per il tentativo di uccisione da parte del nano Thorin Scudodiquercia, attacca Pontelagolungo. Il governatore della città tenta di fuggire portando con sè tutto l’oro possibile. Nel frattempo Bard riesce a scappare dalla prigione dove era stato rinchiuso e con l’aiuto del figlio Bain, combatte contro l’invasore.

Cast:
Martin Freeman, Ian McKellen, Elijah Wood,Billy Connolly, Evangeline Lilly, Cate Blanchett, Hugo Weaving, Christopher Lee, Benedict Cumberbatch,Luke Evans, Richard Armitage, Andy Serkis, Stephen Fry, Ian Holm e Lee Pace.

Piaccia o non piaccia, Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate rappresenta la chiusura di un’era. Un’era avviata da Peter Jackson nel lontano 2001 con La Compagnia dell’Anello, che è stata capace di vincere ben 17 Oscar con tre film, e che ha fatto entrare di diritto le opere di J. R. R. Tolkien nell’immaginario collettivo cinematografico, creando un’opera destinata ad essere ricordata per sempre. Con Lo Hobbit Peter Jackson ha voluto prendere questo universo della Terra di Mezzo ed espanderlo a dismisura, regalando una trilogia ovviamente ben lontana dal capolavoro del Signore degli Anelli, ma che ha comunque rappresentato un prodotto gradevole, con la consueta realizzazione tecnica che fa da standard per il cinema moderno, e che i fan hanno apprezzato nonostante avesse ben poco da condividere con il materiale originale. Difatti su Lo Hobbit, un libro di sole 387 pagine, Jackson ha deciso di farci sopra una trilogia aggiungendo materiale a più non posso. Adesso, escludendo quei fattori sul chi è d’accordo e chi invece no, i libri e il cinema vanno trattati in maniera separata, del tutto differente e quindi: non necessariamente fedeli nelle loro trasposizioni. Il lavoro di aggiunta di Jackson è stato un lavoro intelligente, coerente con il mondo di Tolkien che ha sì un qualche elemento che poteva essere trattato con maggiore cura ma che, non infastidisce ma anzi, ha offerto una trilogia molto più che godibile.

La Battaglia delle Cinque Armate inizia in maniera molto convincente riallacciandosi esattamente all’ottimo finale della Desolazione di Smaug, che inscena così per la prima mezz’ora lo scontro tra Smaug che sta distruggendo Pontelagolungo e, prevalentemente, Bard (Luke Evans) che si può definire come il nemico principale del drago. Una sequenza di una bellezza tutta sua e che viene condita con quegli intermezzi più leggeri, che fanno sorridere, che è ormai un timbro degli scontri del regista neozelandese. Successivamente questo terzo capitolo ha una brusca fermata, una preparazione a ciò che verrà chiamata La Battaglia delle Cinque Armate, che viene affrontata con troppa leggerezza, tante scene parallele che evolvono le rispettive situazioni, le quali porteranno allo scontro, ma che hanno il grande difetto di essere trattate in maniera debole, lenta, con discussioni infinite tra i personaggi che si sarebbero potute benissimo sintetizzare – o tagliare del tutto – favorendone così al ritmo che, dopo il grandissimo scontro con Smaug, ha una lentezza tale da gettare nello sconforto più totale. Poi però – dopo un quaranta minuti abbondanti – arriva il tanto atteso momento della battaglia: e il film cambia radicalmente. Nani dei Colli Ferrosi, Elfi di Bosco Atro, Uomini di Pontelagolungo, Orchi e Mannari, sono questi i cinque eserciti da cui prende il nome la battaglia. Prima parte dello scontro molto più leggera che vede affrontarsi da un punto di vista “diplomatico” Thorin (Richard Armitage) e Thranduil (Lee Pace), con quest’ultimo che reclama il Regno sotto la Montagna. Non un vero e proprio scontro, ma un’evoluzione nei rapporti interessante, soprattutto con Bilbo che si impone nei confronti di un Thorin ormai privo di qualsiasi ragione.

Prima parte che si delinea così in maniera molto decisa, ma che ha successivamente un notevole plus quando entrano in scena gli orchi e mannari capitanati da Azog (Manu Bennett), che costringe i primi tre ad allearsi per respingere l’incombente minaccia. Battaglia di un’epicità unica, molto sulla falsa riga di quella dei Campi del Pelennor de Il Ritorno del Re, con degli effetti speciali che si settano sempre come punto di riferimento, trovate comiche che ripercorrono lo stile divertente dei “giochetti” in battaglia tra Gimli e Legolas (Orlando Bloom), e che qua vengono rafforzate da un Peter Jackson che da ulteriore dimostrazione di tutta la sua bravura. Battaglia che non solo si fa apprezzare per la bellezza con il quale è inscenata, ma per le geniali trovate all’interno – come lo scontro tra Legolas ed un orco, con successiva caduta del ponte e scalata in volo di Legolas sui detriti – che danno così una varietà che non fa per niente pesare più di un’ora e mezza di battaglia.

Un film che è, escludendo i quaranta minuti iniziali, un bel passo in avanti rispetto ai capitoli precedenti. Finale di trilogia dalle tinte tremendamente drammatiche, che non ci rattrista semplicemente per ciò che accade ma, soprattutto, per il fatto di dover dire definitivamente addio questo universo di J. R. R. Tolkien, con un finale che va riallacciandosi alla Compagnia dell’Anello e dal quale seguirà il viaggio di Frodo. Finale che assume un significato del tutto diverso, rappresentando la chiusura perfetta di questa trilogia, ma allo stesso momento il prologo perfetto al Signore degli Anelli. Menzione speciale per Billy Boyd che ha realizzato un brano di chiusura semplicemente splendido, e che riassume perfettamente questi tredici anni trascorsi nella Terra di Mezzo.

Commento:
Lo Hobbit: La Battaglie delle Cinque Armate è la chiusura perfetta dell’esalogia di Peter Jackson. Un film che, escludendo un inizio rivedibile in gran parte, propone una pellicola dal grandissimo ritmo, spettacolarità visiva e trovate geniali. Capitolo che non fa di nessuno il protagonista, proprio perché l’obiettivo di Peter Jackson era quello di rendere questa epica battaglia la protagonista incontrastata. Si va così a delineare un un terzo film gradevolissimo, che prende ed espande a dismisura il mondo della Terra di Mezzo – con tante citazioni e riferimenti che si ritroveranno nella trilogia del Signore degli Anelli. Una chiusura perfetta per una trilogia fatta di alti e bassi, ma che nonostante ciò si è amata, ci ha fatto affezionare ai personaggi, e alla fine ci tira fuori la proverbiale lacrimuccia nel dovergli dire definitivamente addio, ma con la consapevolezza che ciò che abbiamo visto è soltanto un grosso prologo di un viaggio ancora più epico.

Giudizio Finale:

Ottimo
8

Cast

8.5/10

Regia

8.6/10

Sceneggiatura

6.8/10

Montaggio

7.8/10

Colonna Sonora

8.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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