Recensione – La Forma dell’Acqua

Trama:
A causa del suo mutismo, l’addetta alle pulizie Elisa si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine, specchiandosi negli sguardi degli altri si vede come un essere incompleto e difettoso, così vive la routine quotidiana senza grosse ambizioni o aspettative. Incaricate di ripulire un laboratorio segreto, Elisa e la collega Zelda si imbattono in un pericoloso esperimento governativo: una “mostruosa” creatura squamosa dall’aspetto umanoide.

Cast:
Sally Hawkins, Octavia Spencer, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg, David Hewlett, Nigel Bennett, Nick Searcy, Martin Roach, Lauren Lee Smith, Allegra Fulton, John Kapelos, Morgan Kelly, Marvin Kaye e Wendy Lyon.

“Incapace di percepire la tua forma, ti trovo ovunque intorno a me. La tua presenza mi riempie gli occhi con il tuo amore, il mio cuore si fa piccolo, perché tu sei ovunque.”

L’elemento più affascinante de La Forma dell’acqua, che poi in realtà più che elemento affascinante è “semplicemente” il pilastro portante e fattore determinante di tutta la riuscita del film, è l’espediente estetico/narrativo con il quale del Toro ha inscenato l’intera storia: un film ambientato nel passato nel suo modo di vivere, interagire e approcciarsi con il mondo, ma che va riempiendolo di elementi e problematiche tremendamente contemporanee che vanno dall’omosessualità, al colore della pelle a quel disagio di sentirsi soli. La Forma dell’Acqua ha questa affascinante contrapposizione che ne caratterizza la storia e che lo eleva a capolavoro poetico tra cinema vecchio stampo e moderno. Una contrapposizione che si ha innanzitutto dal punto di vista estetico, come se del Toro avesse preso tutto ciò di buono e iconico che ha caratterizzato in passato il cinema e lo ha messo – in maniera coerente – all’interno del suo di film; per poi curare l’aspetto narrativo andando ad attingere anche per esso a vecchi film cult del passato. Ne esce così un film dal sapore retrò ma dall’impatto moderno, viscerale in ogni sua scelta e, soprattutto, nel quale ogni singola inquadratura lascia trasudare la cifra artistica di Guillermo del Toro, mai così tanto potente e coesa visivamente e narrativamente.

La Forma dell’Acqua è ambientata nel pieno della Guerra Fredda Americana, e ha come protagonista un’addetta alle pulizie affetta da mutismo di nome Elisa (interpretata da una sontuosa Sally Hawkins) che nel suo cammino costernato di solitudine e tristezza si imbatte in una creatura catturata per scopi militari. Avendo così quel contrasto tra vecchio e fantasy tipico di del Toro, ci ci accorge ben presto di come La Forma dell’Acqua sia un film tutto nuovo per il regista messicano che, rispetto al passato, cura molto meno l’ambientazione della pellicola – fulcro dei suoi precedenti lavori – fungendo in questo caso solo da contenitore per metterci dentro svariati generi e spaziarci a più non posso – si passa dal thriller, al musical, allo spionistico, al sentimentale più “sporco” e diretto. La Forma dell’Acqua è così uno dei lavori narrativi più toccanti e profondi di del Toro, mai così incisivo e sintetico nella sua proposizione di cinema, per un film che, nonostante i diversi generi trattati, è (e rimane) una bellissima e toccante fiaba gotica contraddistinta da quell’estetica e da quelle creature affascinanti di cui ci ha deliziato e per cui è diventato noto negli anni.

Mai come in questo film del Toro aveva dato dimostrazione di capire i personaggi cinematografici, le loro interazioni e il loro modo di provare emozioni. La Forma dell’Acqua è un film toccante e che entra dentro con disarmante facilità e potenza, proprio per il fatto di distaccarsi prepotentemente con il passato, mettere al centro di tutto i personaggi e poi costruirci attorno quella sua estetica così geniale e unica da riuscire a farla fondere in un tutt’uno, enfatizzando ed elevando una narrativa che non risulta mai poco credibile nella sua essenza surreale ma che, anzi, rapisce dal primo instante ed incanta per la ricercatezza e peculiarità che va a proporre. Se infatti Crimson Peak metteva al centro di tutto questa casa, fallendo tuttavia nel renderla “viva” con una narrazione frettolosa e banalizzata – laddove l’estetica era riuscitissima – nella Forma dell’Acqua del Toro è bravissimo a prendere l’acqua come “essere vivente” e trasformarla in amore puro, essendo che l’acqua prende la forma di ciò che contiene, e così anche l’amore non fa distinzione nei confronti di chi è rivolto. È una bellissima analogia che trova conferma nella frase d’apertura di questo articolo: uno dei momenti più commoventi e struggenti di tutta la pellicola.

Amore nel film che del Toro imprime non solo in delle soluzioni registiche inaspettate – come un insolito momento musicale – ma che lo fa mostrandoci questa atipica storia tra Elisa e l’Uomo Anfibio senza il minimo filtro e nel quale ogni scelta, anche la più coraggiosa o disturbante, non è un qualcosa di gratuito messo lì giusto per scena, ma è l’ennesimo tassello aggiunto per consolidare un amore che è fondamenta di tutto il film. Guillermo del Toro che cura così ogni singolo personaggio come se fosse figlio proprio, riuscendogli a dare identità diverse, le più disparate, ma verso il quale non si può fare a meno di provare empatia per ciò che gli accade o, come nel caso di Strickland, per ciò che fanno. Proprio il personaggio di Strickland è il perfetto sunto di cosa vuole essere La Forma dell’Acqua e di quel discorso che si faceva all’inizio sulla contrapposizione. Una contrapposizione riuscitissima che inverte i ruoli di buoni e cattivi, nel quale Strickland viene visto dai suoi colleghi come un colonnello buono, perfetto, preciso e modello di vita, ma da noi come un violento, il cattivo (prova attoriale memorabile di Michael Shannon); mentre i personaggi “strani”, emarginati, “diversi” che sono visti all’interno come i cattivi, da noi vengono percepiti – e lo sono – come i buoni nonostante le loro stranezze e particolarità. Un lavoro riuscitissimo sotto ogni aspetto che trova conferma anche nella toccante colonna sonora composta da Alexandre Desplat: fiabesca, vecchio stampo e che va a sposarsi perfettamente con l’evocativo immaginario poetico che ci è stato regalato da Guillermo del Toro.

Commento:
Con La Forma dell’Acqua del Toro ha realizzato il suo film più toccante e intimo di sempre. Una storia d’amore che è una fiaba gotica sentita e che riesce a fondersi in un tutt’uno con l’estetica tipica del registica messicano che, come mai in questo caso, è stata funzionale e parte integrante del racconto. Ambientazione magica che viene un po’ accantonata per concentrarsi sull’aspetto narrativo della pellicola, con un film profondo e nel quale del Toro dà piena dimostrazione delle sue conoscenze registiche spaziando tra tantissimi generi ma, soprattutto, dimostrando una sterminata conoscenza dell’amore cinematografico e delle interazioni tra i personaggi che, qui: sono fulcro di una delle storie d’amore moderne più toccanti e potenti di sempre, nonostante la peculiarità dal quale nasce e si fonde tutto il film.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.7

Cast

9.8/10

Regia

9.9/10

Sceneggiatura

9.5/10

Montaggio

9.6/10

Colonna Sonora

9.6/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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