Recensione – Captain Marvel

Trama:
Ambientato negli anni ’90, la storia segue le vicende di Carol Danvers, che diventa uno degli eroi più potenti dell’universo quando la Terra viene coinvolta in una guerra galattica tra due razze aliene.  

Cast:
Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Djimon Hounsou, Lashana Lynch, Jude Law, Clark Gregg, Mckenna Grace, Gemma Chan, Lee Pace, Algenis Perez Soto, Rune Temte, Annette Bening, Akira Akbar, Colin Ford e Robert Kazinsky.

Si apre con un semplice, toccante e doveroso tributo a Stan Lee la ventunesima pellicola del Marvel Cinematic Universe, nonché primo film Marvel con protagonista una supereroina donna. Captain Marvel, pellicola in sviluppo dal lontano 2013, è l’ultimo tassello che andrà a concludere il mese prossimo questi primi dieci anni di Universo Cinematografico Marvel con l’attesissimo Avengers: Endgame. Un personaggio il cui ingresso è stato brevemente anticipato nella scena dopo i crediti di Avengers: Infinity War, e di cui è finalmente giunto il momento di saperne di più. Captain Marvel è ambientato negli anni 90′, al centro della storia si ha Carol Denvers un’ex-pilota di caccia della U.S. Air Force e membro di un gruppo militare d’élite di Kree chiamato “Starforce”, una potente squadra di nobili guerrieri capitanati dal suo mentore e comandante Yon-Rogg (Jude Law). Senza entrare nello specifico alla base di ciò che è accaduto a Carol e che l’ha portata ad acquisire i poteri per cui è nota, Captain Marvel riesce ad essere una pellicola che attinge pienamente a tutti i precedenti film Marvel/Disney – anche Star Wars – riuscendo tuttavia ad avere un’impronta propria nitida che è completamente differente da tutto ciò a cui abbiamo assistito fino ad oggi.

Captain Marvel è infatti una storia di origini, una pellicola dedicata all’introduzione del personaggio, all’approfondimento del MCU e che funge da ponte per quello che, in vista di Endgame, è stato definito come “l’eroe più potente di tutto l’Universo Marvel”. Il problema però risiede nel fatto che la storia non funziona come dovrebbe, soprattutto la prima metà per quanto ritmata, densa di contenuti ed eventi, pecca nel riuscire a creare un’immaginario, un mondo (quello dei Kree e dei Skrull) e un’eroina nel quale immedesimarsi. Tale problematica è da imputare alla particolare scelta registica del ‘come’ narrare questa “origin story”, con un montaggio che non segue una linea temporale cronologica, ma bensì alterna momenti presenti e passati di Carol così da approfondirne il background che, è una scelta narrativa completamente inedita all’interno della Marvel, ma che nella prima parte è risultata davvero poco incisiva. Non si può dire lo stesso – fortunatamente – della seconda metà, nel quale le “due storie” vanno fondendosi e riescono a trasformare radicalmente il film e la percezione che si ha nei confronti di Carol con un’entusiasmante trasformazione in Captain Marvel, una sequenza onirica che prende a pieni mani da Doctor Strange. Gestito davvero bene anche l’arco narrativo degli Skrulls, così come l’azione spaziale – è più Star Wars questo Captain Marvel che Episodio VIII – e tutte quelle situazioni comiche e leggere che sono sempre ben inserite e per nulla forzate. In particolar modo a rubare completamente la scena è il gatto Goose, che accompagna Carol e Nick Fury in questo viaggio, “personaggio” pieno di sorprese e momenti umoristici che strappano più di qualche buona risata.

Tuttavia uno degli elementi che è alla base del successo di Captain Marvel, allontanandola da un prodotto come Wonder Woman ad esempio, è il fatto di non aver messo in scena un film “girl-power” che andasse a ricalcare tutta la situazione che si sta vivendo negli U.S.A. e l’annesso movimento #MeToo. Captain Marvel non ha avuto bisogno di chissà quali proclami o slogan promozionali – il fatto che sia la prima eroina in casa Marvel è un dato di fatto – ma Anna Boden e Ryan Fleck – con il chiaro supporto di Feige – hanno tratta Carol come un personaggio “qualunque”: ricco, sfaccettato, potente e che non viene banalizzato o stereotipato sottolineando inutilmente il suo essere donna. Riguardo a Carol Danvers è molto azzeccata anche la scelta di casting di Brie Larson – per quanto Emily Blunt sarebbe stata perfetta – che riesce a dargli una crescita di pari passo con quella del film, ma soprattutto nel finale imprime al personaggio un’emotività che veniva a mancare nelle storie Marvel non corali. Altrettanto non si può dire di Jude Law, il personaggio (nonché attore) più debole, sprecato e rivedibile dell’intera pellicola.

Dove Captain Marvel non fallisce invece è nella rappresentazione degli anni ’90 e di tutto ciò che deve (e può) approfondire all’interno del disegno di Kevin Feige. Non ha quella potenza visiva, musicale o estetica di un Guardiani della Galassia, ma Captain Marvel ci proietta prepotentemente nel lato spaziale di questo Universo inscenando mondi e combattimenti che, come detto, non hanno nulla da invidiare a Star Wars, in particolar modo in combattimenti aerei sono girati benissimo. Film non solo girato molto bene, ma anche scritto in maniera credibile e che nelle sue due ore di durata riesce ad avere all’interno una cosa importantissima: la coerenza. Coerenza nel prendere una storia ambientata anni prima delle vicende che noi conosciamo, andandola ad arricchire di dettagli, sequenze e rivelazioni studiate nei minimi particolari e che non fanno altro che rendere ulteriormente vivo e credibile questo Universo Fumettistico. Sono la perfetta rappresentazione di ciò i personaggi di Nick Fury e Phil Coulson che, innanzitutto, sono protagonisti con i rispettivi interpreti (Samuel L. Jackson e Clark Gregg) di un lavoro straordinario di ringiovanimento digitale – lavoro sul quale c’è ancora qualcosina da aggiustare in fatto di espressività ma che, nel complesso, rimane clamoroso – e che soddisfano largamente nello scoprire finalmente il loro passato e i primi passi in quello che sarà conosciuto successivamente come S.H.I.E.L.D., venendo approfonditi intelligentemente rivelando dettagli e situazioni chiave delle pellicole del MCU che si sono viste in tutti questi anni. Un lavoro certosino che conferma tutta la bontà e intelligenza di Kevin Feige nel progettare un Universo sul lungo periodo e nel quale nessun dettaglio è stato trascurato ma, anzi, è visto come un’occasione per poterci tornare più avanti nel tempo e costruirci qualcosa di altrettanto interessante e inaspettato.

Commento:
Minata da una prima parte confusa, mal gestita e nel quale si fa fatica ad immedesimarsi, Captain Marvel riesce tuttavia a risultare un film estremamente gradevole – che non eccelle in nulla, ma fa tutto molto bene – mettendo in scena dalla seconda metà una potenza, bellezza ed emotività che mancava da diverso tempo in un’opera solitaria del MCU. Un film che mostra intelligentemente il personaggio di Carol Danvers – interpretato molto bene da Brie Larson – e, coerentemente, approfondisce tutto il passato del Marvel Cinematic Universe che abbiamo imparato a conoscere in questi dieci anni dalla sua nascita. Fenomenale il ringiovanimento di Samuel L. Jackson, meno l’utilizzo di Jude Law, di gran lunga il personaggio meno riuscito del film laddove invece l’arco narrativo degli Skrulls ha avuto la giusta attenzione e cura. Gatto, Goose, che ruba completamente la scena e che è un’autentica sorpresa.

Giudizio Finale:

Buono
7.4

Cast

8.8/10

Regia

7.5/10

Sceneggiatura

7.0/10

Montaggio

6.9/10

Colonna Sonora

6.7/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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