Recensione – MasterChef 8×19/8×20

Dopo essersi ripresi dallo scandalo di settimana scorsa (qui), sono rimasti in sette nella cucina di MasterChef. Edizione sempre più al ribasso lato concorrenti che – escludendo ulteriori apocalissi – vedrà con molta probabilità trionfare Valeria che a conti fatti è l’unica concorrente realmente abile ai fornelli – ci sarebbe stato anche Guido ma da diverse settimane, e questa non fa eccezione, è completamente in caduta libera. Puntata che si apre con una Mystery Box dedicata al minestrone, un piatto bello brodoso, sano ma profondamente triste alla vista, e che i concorrenti dovranno reinterpretare per renderlo più appetibile in maniera scomposta: d’alta cucina. Così prima di iniziare la prova, Chef Locatelli si mette ai fornelli per dare dimostrazione di cosa si può tirare fuori da un “semplice” minestrone, momento d’assoluto incanto nel vedere finalmente lo Chef nel suo habitat naturale – anche se come giudice se l’è cavata altrettanto bene. Prova molto standard nelle esecuzioni, non si perde occasione per il rimprovero giornaliero a Giuseppe che stava mettendo del rosmarino nel minestrone, e Gilberto che chiede consigli ma in maniera presuntuosa l’ultima parola deve essere sempre la sua. Giunti ai migliori viene chiamato per primo Giuseppe con il suo “Minestrone per Matteo“, sequenza che si contraddistingue in negativo per Gilberto che ridacchia e prende in giro Giuseppe – sempre un signore nel non fare caso alle critiche e al non essere preso sul serio dagli altri – al punto tale che Bastianich domanda se lo facesse ridere. Giuseppe tuttavia incassa i complimenti dei giudici e in particolar modo Chef Cannavacciuolo rimane estremamente contento del piatto. Il secondo migliore della prova è Gilberto, strafottente che continua a ridere, e che prepara un “Orto e Curcuma” bello esteticamente e buono anche se la parte bruciacchiata risulta essere troppo amara. Risate di Gilberto che non accennano ad arrestarsi tant’è che Joe Bastianich è protagonista di uno dei momenti più duri e severi di tutto MasterChef Italia, riprendendo pesantemente Gilberto per il suo atteggiamento strafottente nei confronti dei suoi avversari, e irrispettoso in quello dei giudici rispondendo e dovendo avere sempre ragione – applausi a scena aperta per Bastianich. Infine la terza migliore della prova è Valeria con “Minestrone d’ora in Poi” piatto incredibile esteticamente – non ci sono altri termini per definirlo – e che è altrettanto buono. A trionfare nella prova è comunque Giuseppe, forse “aiutato” da Gilberto, ma che nel complesso si è meritato di avere una soddisfazione in questa ottava edizione di MasterChef.

Giuseppe che ha così un grosso vantaggio per l’Invention Test, Invention che vede protagonista nientepopodimeno che lo Chef Inglese Marco Pierre White, tre stelle Michelin a 33 anni e che a 38 rinuncia alle stelle ritirandosi e diventando un ristoratore. Pierre White che mostra tre piatti: ravioli di astice su beurre blanc alla soia; stufato di pesce con salsa al vino rosso; e filetto mignon di vitello, crema di prezzemolo, tagliatelle di carote e finferli con salsa al madeira. Giuseppe sceglie di preparare (così come i suoi compagni) il terzo piatto, deliziandoci con la sua spontaneità, genuinità (fisica ed emotiva) nei confronti dei piatti dello Chef e con Pierre White stesso nel momento di ascoltare i suoi consigli mentre gli avversari fanno la spesa. Pierre White che passa tra i banchi aiutando e consigliando tutti, risultando una persona affabile ed estremamente profonda nello spiegare che tra un cuoco che mette il cuore e uno bravo tecnicamente, gli preferirà sempre il primo nella sua squadra. Persone che cucinano col cuore che vengono identificate in Giuseppe e Valeria, mentre Alessandro viene definito un “orologio umano” e Loretta “non si capisce cosa ci faccia qui”, inquadrando così tutti i concorrenti con estrema facilità. Momento dell’assaggio che viene iniziato da Giuseppe in quanto vincitore, con un piatto molto bello esteticamente, quasi identico alla controparte reale, con il purè fresco, la salsa fatta molto bene (nonostante fosse un filo dolce) e che fa esclamare a Chef Pierre White di essere più buono di un ristorante tre stelle nel quale aveva mangiato settimana scorsa. Si passa a Gilberto che sbaglia completamente il piatto, salsa troppo dolce ma ha azzeccato la purea di prezzemolo e la carne è cotta bene – il suo atteggiamento tuttavia rimane ai limiti del tollerabile. Molto buono invece il piatto di Alessandro con Pierre White che si complimenta per le carote cotte benissimo ma che non ha condito sprecandole così del tutto. Valeria realizza una salsa deliziosa, piatto buonissimo, ma scondito come Alessandro. Guido cucina molto bene la carne, ma riesce nell’impresa di rovinarla non avendo assaggiato il piatto e avendo sbagliato tutti i dosaggi. Loretta invece cucina un piatto indecente, un piatto che fa a capire – parole sue – “che non gli viene naturale cucinare” – lo avevamo capito anche noi – e che lo Chef neanche assaggia perché non vuole dire niente di brutto, commento brutto che arriva da Chef Locatelli che senza tanti giri di parole dice che la salsa fa schifo. Infine conclude Gloria con un piatto bellissimo esteticamente, carne cotta alla perfezione, e con Chef Pierre White che gli dice che non lascerà MasterChef. Terminati gli assaggi, per un Invention “imbarazzante” vista la preparazione, saggezza e onestà dello Chef, a vincere la prova è Alessandro che sorprendentemente di settimana in settimana, senza mai eccellere, fa sempre tutto molto bene. Vanno tra i peggiori Guido e Loretta, con il primo che almeno aveva cotto la carne bene, proprio per questo a lasciare la cucina di MasterChef è Loretta che non è mai sembrata all’altezza della competizione, con sommo dispiacere di Gilberto che vede andarsene l’unica amica all’interno della MasterClass – idolo Gloria che finge di piangere dicendo “oh, oh, è uscita Loretta”.

Si giunge dunque alla Prova in Esterna che vede i concorrenti cucinare (a coppie) per ben quindici critici gastronomici italiani, l’olimpo italiano. Alessandro ha il vantaggio di poter formare le coppie, e di conseguenze con chi cucinare, e con una tattica abbastanza rivedibile affida il grembiule blu a Giuseppe e Guido, quello rosso a Gilberto e Gloria, mentre quello giallo a sé stesso in coppia con Valeria – qui ha effettuato una scelta intelligente. I concorrenti hanno un’ora e mezza per cucinare e servire i critici, Gloria e Gilberto, andati nel panico per degli gnocchi che Chef Cannavacciuolo gli ha sconsigliato di preparare, optano per un petto d’anatra con carota affumicata e schiacciata di patate; Guido e Giuseppe una sella di capriolo con riduzione di frutti rossi e porcini; mentre Alessandro si affida all’inventiva di Valeria preparando dei tortelli ricotta e arancia candita su brodo speziato ai frutti rossi, un dessert. Prova nel quale Giuseppe continua a confermarsi il gran personaggio che è, con un modo di fare estremamente soffocante e fastidioso nei confronti di Guido ma al quale non si può fare a meno di ridere, mentre le restanti brigate nonostante qualche difficoltà di preparazione lavorano in sintonia, con Alessandro che è probabilmente il miglior esecutore di tutte le edizioni di MasterChef. Arrivati al momento di servire i critiche, le brigate blu e rossa si contraddistinguono per dei piatti modesti, dalla concezione scolastica e scontati nelle presentazioni. Errori che spianano la strada alla brigata gialla di Alessandro e Valeria che, oltre l’idea originale, realizzano un piatto accattivante, equilibrato nei sapori e ben eseguito. Un piatto che gli fa valere ben cinquanta punti (ogni critico aveva una scheda da compilare con i voti) che si traducono in una vittoria netta e mai in discussione.

Al Pressure Test si hanno così delle “coppie in crisi”, con Guido e Giuseppe che non terminano di litigare rendendo l’atmosfera divertente per i modi e battibecchi che hanno. Pressure nel quale i concorrenti a rischio eliminazione dovranno cucinare nuovamente in coppia, una doppia sfida per fare “pace” e salvarsi. Nella prova ogni coppia dovrà lavorare a uno stesso piatto…ma in maniera separata, in quanto all’interno della MasterClass viene messo un divisore che separa i concorrenti che dovranno replicare così un piatto (nei gusti e nella presentazione) soltanto parlandosi da una parte all’altra. I piatti vengono vengono decisi dalle coppie, mentre gli ingredienti sono dentro due buste che vengono date dai giudici, si hanno due minuti per decidere il piatto da cucinare. Prova divertentissima, i concorrenti urlano in continuazione per cercare di non perdersi nessun passaggio e realizzare un lavoro il più possibile simile. Gloria e Gilberto presentano “Ali di Razza a Distanza” delle razze con maionese al coriandolo, broccoli e cipolle, piatti dalle proporzioni diverse ma con il sapore uguale. Mentre Giuseppe e Guido con i loro “Anguilla dei Belli” (Anguilla, radicchio, pecorino e polenta) hanno due piatti molto uguali nella presentazione ma meno del gusto con la polenta di Giuseppe un po’ lenta. Errore fatale che fa salire in balconata “l’amato” Gilberto e Gloria. Si ritorna così tra i fornelli nella sfida finale che contrappone Guido e Giuseppe alle prese con venti ingredienti diversi messi sul bancone, spesa “a quattro mani” in cui ognuno di loro ha dieci mosse per mettere o togliere un’ingrediente dal tagliere: uno sceglie e lo poggia, l’avversario può confermare la scelta e prendere un altro ingrediente, o toglierlo passando il turno all’altro. Prova in cui Giuseppe si vanta per la propria astuzia, arguzia essendo abituato a giocare a poker, ma che in realtà si traducono in un modo di fare (divertente) ma completamente sconnesso e imbarazzante, avendo alla fine sul tagliere uova, cavolo nero, lime, salvia, pancetta, patate e controfiletto di manzo con il quale preparare in mezz’ora un piatto. Guido presenta un cotto e crudo di manzo con maionese e salsa di cavolo nero, un piatto sbagliato nelle proporzioni ma dal gusto non malvagio. Giuseppe invece un controfiletto scottato con maionese al lime, patate, cavolo nero saltato e pancetta, ma le patate crude decretano la sua eliminazione ai danni di un Guido sempre più ai margini della competizione.

Commento:
Comincia a stringersi il cerchio attorno all’ottava edizione di MasterChef. Doppio episodio che elimina dopo tanto tempo concorrenti non meritevoli di presenziare all’interno dell’ambita cucina, e che lo fa con prove sempre più interessanti, ben congegnate e dall’assoluto intrattenimento. Chef Pierre White che è protagonista di uno dei momenti più alti di MasterChef Italia, e che rappresenta in tutta la sua totalità cosa dovrebbe significare cucinare e cosa si dovrebbe ricercare in un cuoco: non la tecnica ma il cuore.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.7

Voto

9.7/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.