Recensione – Game Of Thrones 8×01 “Winterfell”

Attenzione: questa recensione è buia e piena di spoiler.

Trama:
Jon e Daenerys arrivano a Grande Inverno. Vecchi amici si ritrovano. Cersei attende il suo momento. Jon riceve notizie tanto attese.

Erano stati promessi “sei film” ma, più che un film, la premiere di questa ottava e conclusiva stagione del Trono di Spade è come un episodio di una qualunque soap opera spagnola. Era il 27 agosto 2017 quando Game Of Thrones ci salutava con l’ultimo episodio della settima stagione “Il Drago e il Lupo“, per poi prendersi tutto il tempo necessario per girare una – almeno nelle premesse – colossale chiusura di serie. Sono passati ben 595 giorni da quel momento, un’attesa lunga, spasmodica per una serie che, più che per le qualità – nonostante ne abbia da vendere – si è distinta per ciò che è riuscita a crearsi attorno con un seguito senza eguali e un’attenzione che nessun prodotto d’intrattenimento aveva mai ricevuto in passato. Questa stagione finale ha così il compito di portare a termine qualcosa di storico ma, se già la settima scricchiolava parecchio strutturalmente con un numero di episodi ridotti, una storia troppo velocizzata, eventi forzati o campati in aria e una scrittura banale, dispiace dire come l’attesa sia stata completamente tradita da un prosieguo su quella linea che, per molti versi, viene di gran lunga peggiorata.

Il Trono di Spade iniziava otto lunghi anni fa con il titolo de “L’inverno sta Arrivando“. Adesso l’Inverno è veramente arrivato, una presenza constante e più volte menzionata nella puntata che, nonostante non mostri gli Estranei, riesce a farsi presente e minacciosa quanto basta per tenere alta l’attenzione. L’episodio viaggia così su binari spediti come la scorsa stagione, un episodio pregno nei contenuti, richiami e parallelismi a quel primissimo episodio della serie: la scalata del bambino, l’arrivo del Re/Regina, il momento nell’Albero-Diga e quello nelle cripte di Grande Inverno, ma che non riesce a imprimergli quell’epicità e carica che ha sempre contraddistinto lo show. Ad aggravare il tutto sono proprio le tempistiche della serie, che ritorna dopo così tanto tempo, mette in scena incontri attesi da ancora più anni, ma porta tutto in scena con una superficialità e frettolosità che lascia disarmati. Una problematica (quella della frettolosità, NdR) che si era già denunciata nella settima stagione quando l’ordine degli episodi era stato ridotto a sette dai dieci consueti e che, alla luce del risultato finale, ha fatto storcere ulteriormente il naso nello scoprire che questa ottava sarebbe stata composta da soli sei episodi. Va bene i costi elevati, va bene anche i tempi di produzione, ma quando si arriva a questo punto ogni giustificazione rimane confinata a sé stessa se il risultato non è all’altezza, e in particolar modo dove fallisce questo primo episodio è proprio nel riempire quell’attesa. Perché, se si decide di realizzare una stagione da sei episodi, ogni episodio deve andare al massimo e correre sin dal primo momento, non offrire un episodio di preparazione che riprenda le fila da “dove eravamo rimasti” – in maniera molto rivedibile tra le altre cose – che lascia più la sensazione di un “episodio bruciato” laddove all’interno di un arco narrativo più lungo (e ragionato) sarebbe risultato un’interessante approfondimento.

Winterfell si occupa così di unire tutti i punti lasciati in sospeso nella precedente stagione. L’episodio si divide in due grossi archi narrativi: quello a Grande Inverno e quello ad Approdo del Re. Grande Inverno dove, dopo mille peripezie, Jon e Daenerys giungono insieme agli Immacolati e annessi personaggi dello show come Il Mastino, Tyrion, Ser Jorah e tanti altri. Da quel momento iniziano i sentimentalismi più puri nel rivedere che, uno, i personaggi cominciano finalmente a convergere tutti nello stesso punto; due, si hanno incontri tanto attesi negli anni come quelli di Jon e Arya, Sam e Jon, Sansa e Tyrion, Arya e Il Mastino, giusto per citarne alcuni, ma non hanno quell’impatto travolgente che era lecito aspettarsi. In particolar modo se nella puntata non accade nulla di rilevante ma è giusto un riempitivo in attesa di momenti più “concitati”, delude come certi incontri non siano stati trattati con la giusta cura ed enfasi che meritavano. Nello specifico Arya e Jon, momento atteso da anni, viene buttato molto sul comico con qualche scambio pungente ma che poteva essere di gran lunga più sentito; stesso discorso per altre sequenze come AryaGendryMastino, buttate completamente nel comico con scambi del tipo “Stronza insensibile, ecco perché sei viva” e che denota una scrittura pessima nei dialoghi e personaggi che ormai da un paio di anni, superati i libri, sono in completa caduta libera. Scrittura debole che si denota soprattutto nell’incontro tra Sansa e Tyrion in cui quest’ultimo, completamente bistrattato negli ultimi anni, continua a non avere quella lungimiranza, intelletto che tanto lo contraddistingueva, mentre Sansa è ormai Regina assoluta e nulla sembra scalfirla. Eventi che fanno storcere il naso che culminano nel momento soap opera con Daenerys e Jon che, in seguito al loro volo sui draghi su Winterfell con Jon che cavalca per la prima volta Viserion – sequenza tra le poche riuscitissime – vanificano il tutto con degli scambi tra i due che, oltre ad avere poca chimica su schermo e sembrano frequentarsi giusto per fare ingelosire il “vicinato”, hanno una qualità così bassa da sembrare di stare vedendo una soap opera. Situazione che non migliora affatto andando avanti ma che, anzi, riesce a banalizzare una sequenza vitale come quella di Jon che viene a conoscenza delle sue origini grazie a Sam. Un momento cruciale – teoricamente – e che invece viene contraddistinto da una patina comica, superficiale, senza musica o montaggio calzante ad accompagnare, che lo fa sembrare un momento messo i piedi giusto perché doveva accadere – oltre l’espressione sempre impassibile di Kit Harington e la reazione insensata del suo personaggio che denota tutta l’involuzione di Jon.

Non è comunque tutto da buttare. Infatti, nonostante altri problemi di cui si farà menzione più avanti, per una Winterfell che non convince, le vicende a King’s Landing si svolgono in maniera nettamente migliore. Cersei, appresa la notizia che gli Estranei hanno distrutto la Barriera marciando verso il Nord, non può fare altro che attendere il momento opportuno per mettere la parola fine alla lotta per il Trono. Ecco allora entrare in scena Euron Greyjoy che, con un salto temporale, è già tornato dalla sua missione di portare ad Approdo del Re la Compagnia Dorata, capitanata da Harry Strickland. Il momento in sé non è malvagio, così come gli scambi tra Cersei ed Euron, con quest’ultimo che con la sua schiettezza porta dei siparietti “giustificati” rispetto ad altri più forzati e fuori contesto, ma tuttavia le battute che dice la Regina Lannister sono davvero così infime (come il ripetere continuamente che si aspettava degli elefanti) che sorprendono in negativo per la regressione che ha, così come il cedere immediatamente alle avance di Euron. Greyjoy che vengono bistrattati anche con il salvataggio di Yara da parte di Theon: pieno di incongruenze su come sia venuto a conoscenza della posizione esatta di Yara, come abbia fatto a uccidere tutti, come non se ne siano resi conto gli altri ad Approdo e dove in pratica in tre minuti salva la sorella e parte per Grande Inverno quando, con qualche minuto o episodio in più, si sarebbe potuto costruire un salvataggio di tutt’altra fattura. Fa meglio invece Bronn, il cui attore (Jerome Flynn) in seguito al patto di non dover comparire nella stessa scena e non avere nessun rapporto lavorativo con la sua ex partner Lena Headey, è prima protagonista assoluto con il suo solito carisma e umorismo, per poi venire spedito dal Primo Cavaliere della Regina a Grande Inverno per uccidere i due fratelli Lannister – e non dover stare più vicino alla sua ex. Convince altrettanto la sequenza ambientata a Ultimo Focolare, sede della casa Umber, in cui Tormund, Beric, Edd e i Guardiani della Notte, scovano un messaggio del Re della Notte che, smembrando gli Umber, forma una spirale con all’interno Ned Umber, capo della casata, che riprende vita come Estraneo per venire bruciato poco dopo da Beric Dondarrion. Infine, per le poche luci della puntata, tra i migliori momenti non si può non menzionare l’incontro tra Sam e Daenerys, gestito in maniera estremamente convincente rispetto a tutti gli altri e che offre un confronto, con annessa scoperta da parte di Sam che suo padre e suo fratello sono stati uccisi da Daenerys, d’impatto e che nella sua semplicità, senza particolari raggiri sembra poter mettere duramente alla prova gli equilibri nella lotta per i Sette Regni. Un equilibro che va assottigliandosi sempre più anche con l’arrivo di un altro personaggio a Grande Inverno: Jaime Lannister, che si vedrà a tu per tu con Bran e Daenerys, due persone al quale ha cambiato completamente il destino con le sue azioni – Nikolaj Coster-Waldau tra gli interpreti più sottovalutati e che in due secondi regala il momento migliore dell’episodio.

Commento:
Dopo una lunga attesa ritorna Game Of Thrones. Una premiere che riporta in scena i personaggi e le storie tanto amate in questi anni ma, purtroppo, anche tutto il fan service che ne ha contraddistinto la scorsa stagione. Si ha così un episodio indubbiamente affascinante nelle sue “reunion” ma, allo stesso tempo, si ha una gestione del tutto sbagliata con dialoghi scialbi, banalizzanti e costruzioni di scene topiche che mancano proprio di pathos o epicità. Un episodio di preparazione che sarebbe stato giustificabile all’interno di un arco narrativo più lungo ma che, così, con soli sei episodi e con momenti di pura soap opera, trova veramente poche giustificazioni nonostante qualche guizzo interessante.

Giudizio Finale:

Mediocre
5.2

Voto

5.2/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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