Recensione – Game Of Thrones 8×02 “A Knight of the Seven Kingdoms”

Attenzione: la notte è buia e questo articolo pieno di spoiler

Trama:
Jaime si confronta con il suo passato. A Grande Inverno si elabora un piano. Daenerys viene a conoscenza di un segreto. Gli Estranei continuano il loro cammino.

Si è lontani da quella concezione cinematografica promessa per la stagione finale del Trono di Spade – che sarà un termine ricorrente e che sentirete tirare in ballo spesso – tuttavia questo secondo appuntamento è un episodio nettamente migliore della brutta prima uscita di settimana scorsa (qui). Un episodio che corregge il tiro da commedia che ha contraddistinto in negativo “Winterfell“, ritornando a toni più seriosi ed epici nonostante l’inframezzo più divertente e leggero sia ben presente ma, in questo caso, ben inserito e contestualizzato. Non a caso una delle critiche più feroci del ritorno di Game Of Thrones è stata quella di avere sopra come un velo da soap opera a banalizzare tutto l’episodio e, nello specifico, momenti chiave della storia (come la rivelazione di Sam a Jon) gestiti malamente con battutine e toni che ben poco si addicevano al momento. Questo non solo non accade in “A Knight of the Seven Kingdoms“, che ha una proposizione del tutto diversa, ma va focalizzandosi su quel personaggio che con un solo fotogramma era risultato essere il momento migliore di Winterfell: Jaime Lannister, confermando tutte le buone impressioni e sensazioni.

Jaime è infatti il personaggio di Game Of Thrones con il percorso più affascinante e sfaccettato di tutta la serie. È passato in pochi anni dall’essere il bello e odiato “Sterminatore di Re“, al comandante dell’esercito della corona, dimostrando lungo questo suo arduo cammino (e cambiamento) tutta la bontà di fondo e signorilità che non ha fatto altro che renderlo un personaggio più ricco e con il quale empatizzare, rispetto all’odio iniziale. Jaime domina in lungo e largo questo episodio. Nonostante la serie sia afflitta da problematiche importanti come la rapidità, che aveva contraddistinto la scorsa stagione, e che restituisce una fastidiosa sensazione di stare guardando una carrellata di sequenze messe l’una dietro l’altra, Nikolaj Coster-Waldau è così bravo nel suo ruolo, il suo modo di interagire con i personaggi o mostrare qualche lato nuovo di sé, che non si può fare a meno di restare affascinati. Jaime, il cui gesto di nominare cavaliere Brienne dà il nome all’episodio, rappresenta una delle sequenze più emozionanti e “struggenti” anche alla luce del percorso che hanno avuto i due all’interno di Game Of Thrones. Sterminatore di Re che è protagonista di due confronti importanti con due personaggi tutt’altro che secondari: Daenerys e Bran. La prima che viene persuasa a fidarsi di “un uomo che è cambiato” – su Daenerys bisognerà fare un discorso più articolato avanti; il secondo invece che, alla luce delle scuse di Jaime per ciò che gli ha fatto anni addietro, spiega molto bene come tutto sia accaduto per un motivo e, anche il fatto di essere diventato l’uomo che è adesso, è una conseguenza di quella scelta e quindi non si deve dispiacere – anche perché lui non è più Bran e non prova emozioni. Bran sul quale si approfondisce il suo ruolo all’interno dell’imminente battaglia contro gli Estranei, con il Night King che gli dà la caccia perché vuole una “Notte Infinita“, uccidere Bran per uccidere la memoria del mondo che tutti conoscono – una battaglia a cui sarà dedicato il prossimo episodio.

Game Of Thrones che si prepara a quel momento con due episodi lenti, di puro fan service e con un’atmosfera da “tutti amici” che è straniante ma non necessariamente fastidiosa. Rimane il problema concettuale di avere due episodi del genere all’interno di un arco narrativo di sei episodi, perché gli episodi procedono troppo a rilento e non accade davvero nulla di memorabile o importante, tuttavia dietro ci sta tutta una preparazione fisica e psicologica con chiacchiere e bevute di fronte al focolare, incontri attesi per anni e anni che, davvero, fanno passare tutto in secondo piano nonostante una certa amarezza di fondo. Come il momento intimo tra Arya e Gendry, preannunciato chiaramente nella scorsa puntata, e che qua trova conferma con una scena di sesso non necessaria ma: fatta per i fan – il fan service più puro, appunto. Fan service che trova la sua forma più completa – ma riuscita e giustificabile – in Tormund che è ormai un “meme” vivente. Il bruto, scoperto un efficace commediante grazie al successo sul web con i suoi sguardi innamorati nei confronti di Brienne di Tarth, che in questo episodio viene esagerato del tutto, sotto ogni profilo, con molteplici sequenze spassose con vittima ovviamente Brienne che non si può sottrarre ai suoi sorrisi e complimenti in gran quantità – trovate un uomo che vi supporti come fa lui con Brienne – e al peculiare – ma prevedibile – triangolo amoroso che viene a nascere tra loro due e Jaime che assiste divertito a questo suo modo di corteggiare – racconto di Tormund sulla donna gigante che lo allatta che è divertente a livelli esagerati – non distogliendo tuttavia mai lo sguardo da Brienne come una sorta di amore estremamente rispettoso e ammirevole nei suoi confronti. I momenti che riguardano Tormund sono sì fuori contesto, ed esagerati proprio per compiacere noi spettatori, rispetto però a tutto il resto hanno un inserimento, un’efficacia così disarmante da risultare tra i momenti più riusciti e godibili della puntata.

Riguardo però l’essere “fuori contesto”, una cosa che fa molto bene questo secondo episodio dell’ottava stagione di GoT è correggere appunto il tono generale dell’episodio trattando determinate situazioni con maggiore tatto e serietà. Si svolge così il momento tanto atteso di Jon che rivela le sue vere origini a Daenerys. Una sequenza del tutto diversa rispetto all’approccio sbagliato, banale e superficiale di Sam nei confronti di Jon settimana scorsa che qui, invece, ha appunto una serietà e drammaticità di fondo non indifferente. Proprio Daenerys colpisce più tra i due in questo scambio. Una Regina colta di sorpresa, quasi infastidita e la cui prima reazione altro non è che sottolineare che, qualora fosse vero, lui sarebbe l’unico maschio della Casa Targaryen e potrebbe reclamare il Trono di Spade. Daenerys che viene così vista sotto una nuova luce, una luce rafforzata da tante sequenze, piccole inquadrature (come lo sguardo d’invidia nel momento dell’abbraccio tra Sansa e Theon) che lasciano presagire che la Khaleesi possa seguire le orme del padre, Il Re Folle. Sequenze dedicate alla costruzione e cambiamento di Daenerys che si hanno anche nei confronti di altri personaggi. Tanti piccoli momenti tra il fan service e il dovuto che danno una netta sensazione di essere degli addii alla serie da parte di molti di loro (Theon, Jorah, Brienne, Verme Grigio e altri) per una battaglia preannunciata come epica ma che, purtroppo, segnerà indelebilmente il loro destino.

Commento:
Nonostante gli ormai consueti problemi intrinsechi nella serie come una narrazione troppo lenta, mancanza di momenti realmente iconici e un fan service di base diventato ormai stucchevole, il secondo episodio della stagione finale di Game Of Thrones riesce tuttavia a correggere il tiro riguardo il tono della storia e la serietà e delicatezza nel trattare determinate situazioni, risultando così un episodio di gran lunga più soddisfacente e divertente. Tormund conferma tutte le sue doti comiche come personalità di rottura e più leggero con scene del tutto assurde quanto divertenti. Mentre Jaime, confermatosi come un personaggio (se non il personaggio) più sfaccettato della serie, offre dei risvolti interessanti e toccanti. Un episodio dalla grande emotività e che prepara sorprendentemente bene il terreno a una battaglia che si preannuncia essere colossale e che punterà dritta al cuore nostro e della serie.

Voto:

Ottimo
8.8

Voto

8.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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