Recensione – Avengers: Endgame

Trama:
Dopo che metà della vita nell’universo è stata spazzata via dalle azioni di Thanos in Avengers: Infinity War, i Vendicatori rimasti saranno costretti a riunirsi per intraprendere un’ultima missione, per annullare queste azioni in un’ultima battaglia.

Cast:
Robert Downey Jr., Chris Evans, Mark Ruffalo, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Don Cheadle, Paul Rudd, Brie Larson, Karen Gillan, Danai Gurira, Benedict Wong, Jon Favreau, Gwyneth Paltrow e Josh Brolin.

Era il lontano 2008 quando Nick Fury presentava al playboy, miliardario e filantropo Tony Stark l’Iniziativa Vendicatori. “Lei è entrato a far parte di un universo più grande, solo che ancora non lo sa” gli diceva Samuel L. Jackson con una frase così simbolica che, allo stesso tempo, stava facendo entrare noi in “qualcosa di più grande”, un’idea così ambiziosa da rivoluzionare completamente l’industria cinematografica. Perché, guardandosi indietro, dopo insuccessi e trasposizioni dal dubbio gusto, il genere dei film basati su fumetti ha visto entrare in punta di piedi nel 2008 Iron Man, divenendo non solo precursore del Marvel Cinematic Universe che sarebbe poi esploso poco dopo, rappresentando uno dei simboli più riconoscibili della cultura pop degli anni 2000, ma portando alla ribalta tutto un genere supereroistico con una corsa forsennata a replicarne una formula di successo – non con i risultati sperati per tutti. Ecco allora Avengers: Endgame, ultimo capitolo della “Infinity Saga” che ha l’arduo compito di chiudere non solo le vicende narrate in Avengers: Infinity War lo scorso anno, ma tre fasi cinematografiche con un totale di ben ventuno film distribuiti nell’arco di undici anni.

Partiamo dunque con il dire che Avengers: Endgame è un film di una coerenza pazzesca. Kevin Feige è stato bravo in tutti questi anni a dare dimostrazione della propria genialità e creatività con la sterminata tela dell’Universo Cinematografico Marvel, ma Endgame è indubbiamente un gradino sopra tutti i film precedenti anche, perché, può contare su una struttura di maggiore portata. Un film che in maniera coerente si presenta come un capitolo di Avengers a sé stante, non un “Infinity War 2“, che ha un approccio del tutto diverso nei toni e nella narrazione lasciando sorpresi, più volte, di come riesca ad attingere in ogni occasione – o quando può – a momenti del passato o iconici e integrarli in una narrazione che ha dalla sua un decennio sulle spalle. Il passato e presente vengono così incastonati in una maniera estremamente riuscita – nonostante qualche svarione o elemento di troppo – facendo risultare Endgame un film molto meno improntato all’azione rispetto a quella epica di Infinity War. Si parla tanto, la prima metà non vede grossi scontri, ma si va a concedere tanto spazio agli attori, ai loro personaggi, al loro “post schiocco”, come una sorta di sentito e dovuto tributo per una chiusura ormai imminente. È un film per certi versi straniante vista la scrittura su cui va poggiandosi, che si prende il giusto tempo senza affrettare nulla, risultando molto più carico emotivamente e narrativamente. Tutto questo senza andarsi a focalizzare su una struttura che, nonostante l’impatto da film evento, denuncia sequenze e soprattutto personaggi – senza entrare nei particolari – tanto proclamati ma che, alla fine, risultano essere delle macchiette che si sarebbero potute eliminare snellendo un film che dura comunque tanto.

Endgame che riesce tuttavia a mettere in secondo piano dei difetti e dimenticanze di un certo livello, proprio per l’approccio atipico (ma collaudato) che ha. Rispetto infatti a tutte le saghe che hanno seguito negli ultimi anni una sorta di regola non scritta in cui “i film devono maturare e diventare più dark di pari passo con lo spettatore che cresce”, Endgame ha un tono di gran lunga meno serioso di Infinity War, con personaggi e sequenze da commedia a tutti gli effetti. Una scelta che scontenterà profondamente il pubblico e fan che non apprezzano questo approccio più “scanzonato”, ma che nel complesso è così peculiare da risultare a lunghi tratti affascinante proprio per questo: l’atipicità. Un universo cinematografico che ha sempre confermato come le storie e i personaggi si siano adattate agli attori, alle loro capacità, e non viceversa. Proprio questa è una delle più grandi vittorie dei Marvel Studios in questi undici anni. Aver creato un mondo nel quale immedesimarsi, ridere, soffrire e gioire proprio per la spontaneità, genuinità che i loro interpreti riescono a trasmettere nella maggior parte dei film, Endgame incluso. Endgame è un film che omaggia nella corretta maniera la “vecchia guardia” – come è stato ripetuto più volte – e dove ogni attore dà davvero il meglio di sé per regalare interpretazioni sentite e profonde come mai accaduto in passato.

Capitolo conclusivo di una saga unica del suo genere che, chiaramente, ha dalla sua un’azione epica ad accompagnare il tutto. Se infatti la prima metà è dedicata alla psicologia dei personaggi e al deus ex machina che darà moto agli eventi. Avengers: Endgame ha poi degli scorci e sequenze che terranno incollati per maestosità e immensità di pari grandezza alla portata dell’evento che sono riusciti a creare. Pellicola che non sarà perfetta sotto alcuni aspetti, mentre per altri molto di più, che magari si perde in qualche spiegazione di troppo piuttosto che farci arrivare a noi, ma che ha alla base, come detto, una coerenza che è disarmante per quanti elementi riesca a fare coesistere. A un certo punto ci gioca anche, diventa come un pazzesco esercizio di stile su più livelli che si compiace e dimostra quanto pensato e ragionato sia stato questo Universo, ma che mostra anche tutto il cuore dentro nell’offrire una famiglia con il quale crescere, divertirsi ed emozionarsi come se fosse realmente parte di noi.

Commento:
Laddove molte altre saghe hanno fallito, Endgame riesce a legare e portare incredibilmente a termine più di un decennio di narrazione (piuttosto coerente) con un climax e un epilogo che sono tra i più riusciti e ambiziosi del Marvel Cinematic Universe. Un capitolo finale dai toni e dell’approccio atipico, che sottolinea l’emozione tanto quanto l’azione, non si prende mai sul serio e offre una surreale grandiosità quanto esagerata assurdità nel portarci alla conclusione di un progetto che ha segnato (e continuerà a segnare) l’industria e intere generazioni di spettatori.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.2

Cast

9.6/10

Regia

9.5/10

Sceneggiatura

8.8/10

Montaggio

8.5/10

Colonna Sonora

9.4/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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