Recensione – Game Of Thrones 8×04 “The Last of the Starks”

Attenzione: la notte è buia e questo articolo pieno di spoiler

Trama:
Si rende omaggio ai caduti. Si festeggia la vittoria. Jon deve prendere delle decisioni. Daenerys è sempre più sola. Cersei si prepara all’arrivo della Madre dei Draghi.

Ci saranno spostamenti troppo rapidi, ci saranno imprecisioni, forzature e scelte del tutto discutibili – così come momenti di puro fan service – ma questo quarto episodio dell’ottava e ultima stagione di Game Of Thrones è di gran lunga, per distacco e a mani basse, il miglior episodio della stagione – e probabilmente anche della settima. È vero, la serie non è più quella di un tempo e la deriva presa negli ultimi anni è ormai chiara e rappresentativa della direzione in cui va lo show: molto meno ragionato e più improntato a dare una chiusura al tutto. Ma ciò non frena Benioff e Weiss da regalare di tanto in tanto più di qualche momento toccante ed emozionante, anche grazie a una struttura e personaggi entrati ormai nell’immaginario collettivo mondiale. Game Of Thrones è cambiato, è cambiato nel suo modo di proporsi, gestire le tempistiche e trattare i personaggi, molto meno sfaccettati e superficiali ma, quando ritorna al passato, è un autentico piacere da seguire, e “The Last of the Starks” è un ottimo ritorno al passato.

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È un episodio che ha l’arduo compito di rimettere tutto in piedi (e in moto) per la gran chiusura dopo la Battaglia di Grande Inverno, puntata estremamente divisoria e che, nonostante le premesse, ha tanto appagato quanto deluso in molti sotto svariati aspetti (qui). Sarà quindi il punto basso toccato la settimana precedente, sarà semplicemente che riesce a fare emergere personaggi per troppi anni bistrattati, ma “The Last of the Stark” risulta essere suggestiva e centrata all’interno delle vicende di Westeros. Si fanno i conti con ciò che ha lasciato la battaglia contro gli Estranei. Un funerale sentito e costruito alla perfezione nel dare il giusto riconoscimenti ai caduti, così a personaggi iconici che hanno dato molto alla serie, su tutti Ser Jorah “protagonista” di un intimo momento con Daenerys che, successivamente, continua a struggersi per una persona che sapeva di non aver valorizzato e riconosciuto come meritava nonostante fosse a conoscenza dell’amore provato per lei sin dal primissimo momento. Da quel punto l’episodio va dedicandosi, in maniera riuscita e giustificata, a dei festeggiamenti divertenti in cui si respira un’atmosfera di gioia che veniva a mancare da tanto. Sia chiaro, ci fosse stato un attacco sarebbe finita peggio delle Nozzi Rosse, tuttavia dopo anni scanditi da guerre, morti e peripezie varie, un momento leggero, a questo punto, ci sta estremamente bene. Festeggiamenti che, oltre a essere divertenti e belli per il clima di festa e siparietti all’interno, va a costruire e approfondire dietro tutto un background che sarà pesantissimo nell’evoluzione di ciò che porterà Game Of Thrones a conclusione. La festa va così focalizzandosi sui tanti personaggi storici andandoli a mostrare in vesti inedite (o che non si vedevano da tempo). Tormund su tutti, nonostante sia ormai una “macchietta” e un personaggio puramente costruito per i fan, continua a regalare grasse risate risultando tutt’altro che banale – certo, ad alcuni questa deriva potrebbe non affatto piacere. Protagonisti di questi siparietti anche Podrick – si scoprirà mai cosa avrà fatto a quelle ragazze? – ma anche un sentito e intimo dialogo tra Sansa e il Mastino che hanno condiviso molti momenti in passato alla corte, per diversi motivi, di Joffrey. L’episodio va così focalizzandosi per la prima parte abbondante su questa festa, spiccando per le svariate situazioni che va ad inscenare tra le quali non si può non menzionare la sequenza che vede protagonisti Jaime e Brienne. La scena tra i due, forse un pelo troppo comica nel “come” si è arrivati a quel punto, è strutturata in maniera molto delicata, senza esagerazioni o banalizzazioni, rappresentando una chiusura del cerchio perfetta soprattutto nel personaggio di Brienne. L’utilità o coerenza del loro percorso è poi un tasto abbastanza delicato è soggettivo, ma la prima impressione è quella di un puro spettacolo per accontentare i fan/spettatori con la differenza che, rispetto ad altri elementi o situazioni, risulta essere più giustificatae motivata. Ritornando invece al discorso che si menzionava poco più sopra, ovvero l’approfondimento del background storico della serie e che la porterà a concludersi tra poche settimane, il momento di festa è reso maggiormente interessante da inframezzi in cui Daenerys appare estranea in quell’ambiente, tra quelle persone e, soprattutto, nei confronti del nipote che viene osannato da chiunque. Lodi che fanno trasformare radicalmente l’espressione di Daenerys che successivamente si troverà costretta a correre ai ripari proprio per rafforzare il suo comando, le sue intenzioni e su chi deve comandare sopra Westeros. Riguardo ciò emblematici sono i dissidi tra le donne Stark Sansa tra i migliori personaggi in assoluto – e Daenerys, la rivelazione di Jon alle “sorelle”, così come Lord Varys che, da osservatore abile quale è, si accorge degli atteggiamenti strani della Regina, andando a ricoprire un ruolo fondamentale nell’episodio dopo anni e anni di anonimato. Episodio che si evolve strategicamente in maniera pressoché perfetta, risolvendo una situazione che poteva risultare come in “stallo” e lasciando trasparire la direzione in cui vorrà andare lo show per una chiusura che si preanuncia essere tutt’altro che banale.

Proprio il lato strategico è uno degli aspetti che più fa apprezzare l’episodio riportando alla mente le primissime stagioni. Un Game of Thrones che ritorna a parlarsi, meno fantasy e con più tinte politiche, costellato da tradimenti, uccisioni e che effettua un lavoro dietro – allacciandosi agli elementi precedentemente citati – ottimo nella costruzione di un effetto a catena che potrebbe rivelarsi fatale. Effetto a catena che viene azionato inizialmente da Jon con le sue prese di posizione in questa battaglia contro Cersei, ma che viene aggravato del tutto da Tyrion e Varys e i loro pareri contrastanti su chi debba guidare (e successivamente regnare) in questa battaglia. I due sono infatti tra i personaggi più regrediti e bistrattati delle ultime stagioni, precisamente dal loro arrivo ad Essos, ma in questo episodio riescono a trovare riscatto con conversazioni e sequenze intelligenti, pungenti e con un reale peso non tanto nella battaglia contro Cersei ma in quella, plausibile, successiva una volta sconfitta la donna di Casa Lannister e con la questione del Trono da risolvere. Un cammino verso Approdo del Re che però non è del tutto privo di difetti o momenti di ritorno al passato recente. Tralasciando infatti alcune scelte incomprensibili, sul quale ci si soffermerà avanti, la puntata ritorna ben presto a quel minutaggio serrato che fa comparire dal nulla – ma proprio nulla – Bronn intento nella missione di uccidere i fratelli Lannister. Il problema non è tanto quello dello spostamento – la serie ci ha ormai abituato in questi anni – ma nell’incoerenza della scrittura del personaggio di Bronn: amico di mille peripezie con Jaime e Tyrion, pronto a farli fuori come se fossero due sconosciuti qualunque. Il personaggio di Bronn è sempre stato ambiguo, pronto ad andare dove soffia il vento (e chi gli offre di più), tuttavia in una situazione del genere più che coerenza nei confronti del personaggio, sembra di assistere a qualcosa di lacunoso, abbozzato e meno giustificato rispetto appunto alla scena intima tra Jaime-Brienne.

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Scelte meno condivisibili che vanno ripetendosi nella seconda metà di episodio, ma senza andare ad inficiare e indebolire uno dei migliori momenti di tutta la puntata: l’attacco ad Approdo del Re. Se infatti l’episodio va in gran parte soffermandosi sulla festa per aver sconfitto gli Estranei e la progettazione della guerra contro Cersei, si rimane sorpresi da come la seconda parte ci dia un primo assaggio di quella guerra tanto attesa con Daenerys che, insieme ai suoi draghi e agli Immacolati, giunge proprio a King’s Landing. Un momento dall’assoluto impatto e che non dà il tempo di focalizzarsi sul loro arrivo che, in pochi secondi, Daenerys viene intercettata in volo dalle frecce scoccate dai scorpioni potenziati mostrati da Cersei (e utilizzati da Bronn) nella scorsa stagione. Una sequenza che vede la morte del tutto inattesa di Rhaegal, trafitto svariate volte dalla flotta di Euron che aveva teso un’imboscata all’armata di Daenerys, e che è drammatica ed evocativa allo stesso tempo nonostante di fondo sia difficile immedesimarsi in Daenerys – in volo non ha visto un’intera flotta armata? Forzatina come cosa. Fatto sta che tralasciando questi problemi incomprensibili, un minutaggio che ha dedicato più tempo al “gioco della verità” a Grande Inverno, piuttosto che alla rivelazione di Jon alle “sorelle” (sequenza del tutto tagliata) o magari all’attacco di Euron, bisogna ammettere come quest’ultimo nonostante un minutaggio ridotto abbia funzionato bene, dimostrando tutta la sua follia e spocchiosità che è un po’ una caratteristica che accomuna gli iconici cattivi della serie. Un personaggio psicopatico il giusto, e che convince con il suo attacco e nel suo modo di interagire con Cersei, sempre sopra le righe ma mai esagerato. Il momento dell’attacco alla flotta di Daenerys è così inscenato in maniera avvincente, supportato dalla cattura di Missandei che non fa altro che enfatizzare ulteriormente un momento “storico” delicato e su un equilibrio sempre più precario. Proprio la cattura (e morte) di Missandei è più sorprendente di quella di Rhaegal, nonché tra le poche intuizioni azzeccate dai due showrunner nell’ultimo periodo. I due hanno infatti costruito nei precedenti episodi – in maniera molto intelligente – tutto un contesto che lasciava presagire la dipartita da lì a breve di Verme Grigio, un’aura funebre perenne ma che non giungeva mai, e che viene del tutto ribaltata con la cattura di Missandei che, per la prima volta in una situazione critica, viene decapitata su ordine di Cersei dalla Montagna. Anche qui, si potrebbe stare ore a discutere dell’utilità di Missandei in prima linea in una guerra del genere, ma la sequenza che porterà alla sua morte è così vecchio stile, un lungo monologo di Peter Dinklage nei confronti della sorella nella speranza di una resa mai presa in considerazione, un crescendo così teso, sorprendente a cui si fa davvero fatica a non appassionarsi o lasciarsi trascinare. Per dei preparativi alla battaglia finale – che finale non sarà – in una maniera che poteva risultare statica o banale, e che invece ha dietro tutto un lavoro per nulla convenzionale.

Commento:
The Last of The Starks è di gran lunga uno dei migliori episodi di Game Of Thrones da diversi anni a questa parte. Una puntata che riesce a rendere scene e dialoghi, apparentemente statici, più appassionanti di una battaglia a Grande Inverno che aveva scontentato in molti. Una puntata con le sue ingenuità ormai intrinseche nella serie: strategie di battaglia rivedibili, spostamenti troppo rapidi, minutaggio squilibrato e personaggi che appaiono dal nulla. Ma che ha però dalla sua un prepotente ritorno al passato con toni meno fantasy e più politici, più ragionato con intrighi, complotti e morti nel quale i due showrunner sembrano poter dire ancora la loro all’interno della serie.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.4

Voto

9.4/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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