Recensione – Game Of Thrones 8×05 “The Bells”

Attenzione: la notte è buia e questo articolo pieno di spoiler

Trama:
Il conto alla rovescia prima dell’inizio della battaglia finale è iniziato. Varys ha dei dubbi. Tyrion deve prendere delle decisioni difficili. Daenerys non si fida di nessuno.

“L’incompetenza non va  ricompensata con cieca lealtà e finché i miei occhi vedranno io li userò…vengo dal nulla, la mia lealtà è rivolta verso il  popolo”. Pronunciava queste parole Lord Varys nel secondo episodio della settima stagione di Game Of Thrones. Parole semplici, dirette e che oggi assumono un duplice significato in quanto sono significative del cambiamento in corsa che ha subito la serie ma, anche, di come l’incompetenza che ormai la pervade non sia più giustificabile: uno show che ha mandato a monte anni e anni di storytelling ed evoluzione dei personaggi, per un finale completamente campato in aria e che snatura il prodotto alla base. Settimana scorsa (qui) si esaltava una scrittura interessante – comunque distante dagli antichi fasti – che vedeva al centro del racconto i personaggi, le loro evoluzioni e interazioni. Una scrittura che aveva anche innestato un barlume di speranza nonostante le numerose imprecisioni che, all’interno di un arco narrativo più lungo, all’interno di una stagione raffazzonata e realizzata giusto per giungere a conclusione, risultava essere ancora più debole con tutti i suoi limiti e incoerenze. Non ci sono passaggi eleganti, non c’è più quella delicatezza ed epicità nel racconto, non c’è quella stratificazione dei personaggi così come non ci sono più profezie o teorie che reggano, Benioff e Weiss hanno preso Game Of Thrones e l’hanno ridicolizzato come davvero non ci si aspettava, dimostrando come gran parte del loro successo sia stata la scrittura immensa di Martin perché, tolte le basi solide, le ultime due stagioni sono un lavoro imbarazzante e indegno per uno show di questa portata.

Si esaltava Il Trono di Spade per la sua coerenza, la sua scrittura che seminava indizi e profezie che trovavano conferme solo anni più avanti, lasciando basiti per la costruzione geniale e meticolosa che ci stava dietro. Questo è completamente andato a perdersi con due stagioni a confermare questa tesi e, soprattutto, degli episodi conclusivi che disattendono del tutto le aspettative. “The Bells” è emblematico di ciò: la morte di Varys senza scoprire cosa vide nel fuoco da piccolo; Cersei, che doveva morire per mano del Valonqar, ridicolizzata a semplice comparsa; il cambiamento di Daenerys in Regina Folle, così come la pazzia degli Immacolati, Dothraki e della gente del Nord; la potenza di Drogon improvvisamente centuplicata. Sono svariate le ingenuità di questo episodio, che va settandosi a un livello altissimo per quanto riguarda la resa tecnica, scenografica e visiva, ma che va dimenticandosi di tutta la narrativa. Settimana scorsa Daenerys veniva attaccata da decine di scorpioni che scoccavano altrettante frecce non lasciandole scampo, in questo episodio invece Drogon brucia l’intera flotta di Euron come se nulla fosse, radendo al suolo Approdo del Re praticamente da sola. È una scena (ciò che porterà Daenerys a seguire le orme di suo padre, NdR) indubbiamente d’effetto e ben fatta, ma la potenza è così tanta – nonostante sia giustificata – che contestualizzando la puntata ci si domanda del perché, se la potenza dei draghi fosse stata per tutto il tempo questa, perché non utilizzarla analogamente nella battaglia contro gli Estranei – così da sconfiggerli subito – o per marciare direttamente su King’s Landing senza impegnare e pretendere ulteriori armate a dar manforte. È tutto molto bello, ma quando ci si ferma a riflettere e ragionare in maniera razionale non si può fare a meno di non menzionare le numerose inesattezze – a maggior ragione dopo un’evoluzione di otto anni. Daenerys, colei che doveva spezzare la ruota e portare la pace a Westeros, ridotta a personaggio folle come il padre che, è una scelta narrativa coerente e giustificata per quanto scontata, ma fallisce proprio nella costruzione, nel come si è arrivati a quel punto, trasformandola in maniera troppo netta e drastica nella Regina Folle.

Episodio che va concentrandosi sull’attesa battaglia contro Cersei Lannister, tra i cattivi più sfaccettati e riusciti dell’intera serie. Personaggio, interpretato sempre dalla magistrale Lena Headey, che non ha in tutto l’episodio quell’incisività e maestosità che l’ha sempre contraddistinta nella serie con scelte mai condivisibili pur di proteggere i figli e continuare a regnare. Cersei in questo episodio appare come un personaggio marginale, sconfitto sin dalle primissime battute e arrendevole laddove in passato si aggrappava alla vita con tutte le sue forze. È una regressione che si fa davvero fatica a mandare giù: un percorso segnato da tradimenti, morti, uccisioni, scelte radicali, per poi essere liquidata in una tristezza di fondo che amareggia tremendamente. Un trattamento che viene riservato anche al fratello Jaime, protagonista con Tyrion di uno dei momenti più emotivi dell’intera puntata, ma che finisce nuovamente tra le braccia dell’amata sorella (pronto a scappare con lei) mandando alle ortiche una delle evoluzioni meglio riuscite e pregevoli dell’intera serie. “The Bells” è così un episodio che narrativamente scontenta nella maggior parte dei casi, a maggior ragione adesso che è rimasto un solo episodio alla conclusione e si può offrire un giudizio più completo sulla stagione e lo show in generale. I percorsi di Cersei, Daenerys e Jaime sono solo alcuni degli elementi negativi presenti. In particolar modo, per come è stato gestito il tutto, si fatica davvero a capire il senso di introdurre sequenze completamente gratuite come Bronn settimana scorsa, che non ha nessuna rilevanza e importanza nella storia vista la risoluzione (definitiva) che si è avuta nelle vicende dei Lannister – Tyrion a parte – oppure l’introduzione della Compagnia Dorata, presentata come una temibile armata, spazzata via in pochissimi secondi senza nessuna remora, se poi si va in una direzione del tutto diversa. Questi sono solo alcuni dei tanti problemi di “The Bells”, un episodio dalla scrittura infima e in cui gli sceneggiatori si fanno davvero pochi problemi a dare una conclusione (indegna) alla storia e ai personaggi.

A prescindere infatti da come la serie si concluderà, è davvero difficile pensare a cosa si potrebbe salvare visto che Weiss e Benioff sono riusciti nell’impresa di annullare il senso dello show, andando a demolire tutto ciò sul quale era costruito. Un Jon Snow riportato in vita per un motivo: combattere gli Estranei, e che invece nella stagione finale oltre aver rivelato le proprie origini non ha fatto praticamente nulla. Più ci si ragiona, più si entra nell’ottica della totalità dell’ottava stagione, maggiori sono i difetti e incongruenze all’interno. Tuttavia, nonostante l’episodio sia ampiamente rivedibile da un punto di vista narrativo, bisogna dire come da quello scenico-fotografico sia tra i migliori di questa stagione finale e, in particolar modo, nettamente più riuscito di “The Long Night” – che dalla sua aveva almeno una narrazione azzeccata nella sua insensatezza. L’episodio si focalizza così sull’attacco di Daenerys che incenerisce Approdo del Re. Momento evocativo, d’impatto, ma che ha la grandissima trovata di non rendere nessuno il protagonista della puntata. Daenerys, Jon, Cersei, Euron si vedono poco e nulla, il punto di vista dell’attacco è quello dei cittadini di King’s Landing che offrono così uno sguardo inedito e interessante, enfatizzando la pazzia di Daenerys e la distruzione della città che viene inghiottita sempre più dai detriti e dalla cenere. Riuscito anche tutto ciò che riguarda Arya e il rapporto con il Mastino. Così come l’attesissimo “Clagane Bowl” tra lui e la Montagna che, nonostante un epilogo tra le fiamme che non riesce a trasmettere il senso metaforico voluto dagli sceneggiatori, ha una costruzione molto epica, sentita, forse leggermente sbrigativa nella “lotta” dura e pura, ma dal quale alla fine Sandor ne esce come un vero eroe, l’unico vero eroe della puntata, chiudendo il proprio cerchio con una delle poche scelte azzeccate e apprezzabili di tutta la stagione.

Commento:
Così come Daenerys che brucia Approdo del Re, “The Bells” è terra bruciata. Un episodio bello dal punto di vista della fotografia, regia ed epicità dell’attacco, ma che brucia completamente la narrativa – mai esaltante nelle ultime stagioni – i personaggi, i loro percorsi, i punti focali e cruciali di tutta la storia di Game Of Thrones. Un episodio che, per quanto scenico, non si preoccupa di essere coerente e sensato, banalizzando personaggi storici – Cersei è praticamente una spettatrice – e non curandosi di anni e anni di progressione svilendo tutto il senso dello show che, dalla sua, ha adesso davvero ben pochi elementi salvabili per offrire una chiusura degna e soddisfacente
.

Giudizio Finale:

Brutto
4.5

Voto

4.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *