Recensione – Game Of Thrones 8×06 “The Iron Throne”

Attenzione: la notte è buia e questo articolo pieno di spoiler

Trama:
Dopo il devastante attacco ad Approdo del Re, Daenerys deve affrontare i sopravvissuti e le conseguenze delle sue scelte.

Come per il Ghiaccio e per il Fuoco, opposti che hanno ricoperto e hanno rappresentato le fondamenta e pilastri portanti di tutte le vicende di Westeros, il finale di Game Of Thrones è una conclusione dalla doppia anima: calda ma al contempo estremamente fredda nelle modalità che hanno portato alla parola fine. Giunge così a termine una delle serie più seguite e famose di sempre, un cammino contraddistinto da tanti alti ma, purtroppo, nelle ultime due stagioni, da molti bassi. Una serie che avrebbe meritato un trattamento del tutto diverso perché, a prescindere da ciò a cui si è assistito nelle ultime settimane, Il Trono di Spade ha rappresentato nel passato recente l’eccellenza televisiva, quella capace di coinvolgere ogni persona in ogni parte del globo, a qualsiasi ora, e sorprendere e far parlare di sé come davvero poche serie sono riuscite a fare. Piaccia o meno Game Of Thrones è stata una delle produzione – probabilmente LA produzione – più influente del XXI secolo, uno show che è riuscito ad assottigliare del tutto il divario (e percezione) tra cinema e televisione, regalando un prodotto dalla narrativa di spessore e dal budget sterminato per un qualcosa diretto per il piccolo schermo.

Allontanandosi però da considerazioni generali su cosa ha rappresentato Game Of Thrones: il suo percorso, la sua influenza e il giudizio complessivo delle otto stagioni, in questa sede si andrà a parlare del finale di serie, un finale che continua (e conclude) quel cammino tanto divisorio che ha contraddistinto in negativo l’ottava stagione. Finale che si allaccia immediatamente agli eventi di “The Bells“, episodio aspramente criticato per le involuzioni di alcuni personaggi e scelte (qui), e che ci porta alla corte della Regina Daenerys che ha finalmente conquistato (distrutto) Approdo del Re divenendo la Regina dei Sette Regni, una Regina delle ceneri viste le scelte del tutto prive di senno intraprese nello scorso episodio. “The Iron Throne“, questo il nome evocativo e pressoché perfetto per la conclusione, va a mostrarci le conseguenze di quelle scelte e di come i personaggi si siano evoluti e abbiano preso coscienza (o meno) del pericolo che rappresenta adesso Daenerys. Difatti una delle rappresentazioni più affascinanti e riuscite è proprio la delineazione psicologia che si va ad investire in ogni singolo personaggio: Verme Grigio, gli Immacolati e i Dothraki sono ormai privi di qualsiasi ragione, assetati di sangue, potere e “giustizia” come la loro Regina; Jon, nonostante provi a difenderla fino all’ultimo, apre finalmente gli occhi nei confronti della Zia, così come Ser Davos, Arya e soprattutto Tyrion, protagonista indiscusso di questo finale. È affascinante questa contrapposizione e nuova luce sotto il quale vengono messi i personaggi, un punto di vista inedito che, anche in questo finale, è del tutto criticabile per il “come” abbia mostrato, raccontato e trasformato i personaggi, troppo repentini, superficiali e banalizzati – gli Immacolati e Dothraki da sopravvissuti in poche centinaia, improvvisamente sono migliaia – ma che ha nelle conclusioni delle loro storyline percorsi coerenti – soddisfacenti o no: questione di gusti – rispetto al completo snaturamento narrativo di “The Bells” nei confronti della trama principale e di personaggi iconici come Cersei, Varys o Jaime.

Il problema del finale, così come delle ultime due stagioni, non è infatti la storia in sé, ma come è stata raccontata e, per come è andato avanti lo show, il finale di Game Of Thrones è il miglior finale che si poteva sperare. Non sarà condiviso da tutti – quando mai un finale di serie ha messo d’accordo senza critiche di nessun tipo – sarà stato gestito male nella progressione e nei tempi, ma viene davvero difficile pensare un esito del tutto diverso o comunque non giustificato nel portare a termine la storia di qualche personaggio. Tra i “meriti” di questo finale si ha infatti la chiusura logica degli svariati archi narrativi, rispetto agli snodi delle ultime settimane totalmente campati in aria. Jon Snow riprende il nero tornando alla Barriera come Guardiano della Notte, si ricongiunge con Spettro (!) e porta il Popolo Libero nelle loro terre liberate dalla minaccia degli Estranei. Una scelta che potrebbe essere etichettata come involutiva tornando nuovamente al punto di partenza, ma che in realtà è perfettamente coerente perché Jon – a prescindere del perché viene esiliato – anche in una situazione differente con eventi differenti, avrebbe preferito restare uno Stark (come è stato) fino in fondo, andare alla Barriera e vivere in disparte dopo aver perso tutto, tutti e non essendo mai voluto essere il legittimo erede al Trono di Spade. Arya non è mai stata una Lady, è sempre stata un “ragazzino” con ben altre ambizioni nella sua vita, ecco allora che la scelta di iniziare un viaggio ad Ovest di Westeros verso aree inesplorate del continente è perfettamente in linea con il suo personaggio – oltre la possibilità, non del tutto remota, di un eventuale spin-off. Così come Sansa, Lady (indipendente) di Grande Inverno, ma che ha raggiunto il culmine di una crescita inattaccabile sotto tutti gli aspetti. Anche lo stesso Bran, il meno quotato a sedere sul Trono, ma che in questa puntata, grazie a un sontuoso discorso di Tyrion, trova motivazione del perché sia giusto che sia lui a regnare e tutto il perché del suo percorso sino a lì. Scelte non condivisibili da un punto di vista personale appunto, ma che narrativamente – fatta eccezione ad esempio per Bronn e il suo castello, puro fan service – sono logiche e naturali nel cammino della serie – anche la stessa chiusura di Jaime trova un senso meno amaro e toccante grazie a Brienne (ora Lord Comandante della Guardia Reale) che scrive sul Libro Bianco le imprese di Jaime Lannister, concludendo con un commovente “morto proteggendo la sua Regina”. La stessa distruzione del Trono, un evento telefonato da svariate stagioni, riesce a essere racchiuso in uno dei momenti più intimi e struggenti di tutta la puntata: Drogon che prima tocca Daenerys nella speranza che non sia realmente morta e che poi brucia quel Trono che ha portato solo tradimenti, dolori e morti, come quella di sua madre. Un evento sì forzato, i draghi non hanno mai mostrato una coscienza o intelligenza da lasciare presagire tale scelta, ma che simbolicamente e stilisticamente funziona alla perfezione – per quanto improbabile.

Tuttavia, nonostante le lodi, si diceva in apertura di come questa puntata finale sia stata perfettamente conclusiva, ma meno soddisfacente sul come si sia arrivati a quella fine. L’ottava stagione di Game Of Thrones si è infatti distinta negativamente per una certa frettolosità nel voler chiudere il tutto: meno episodi, situazioni sempre più forzate, tempistiche ristrette e personaggi ridotti a ‘macchietta’ ancora più della criticata settima. Questi problemi – di cui si parlerà maggiormente nel dettaglio nei prossimi giorni con la recensione completa dell’ottava stagione – si riscontrano tutti anche in questo finale che, narrativamente, sarà anche (stranamente) ben gestito, ma manca proprio di epicità nel chiudere il tutto e contiene momenti ed elementi che sono davvero difficili da giustificare e contestualizzare in un series finale. Tra i momenti meno riusciti ci sta infatti la dipartita di Daenerys per mano di Jon, liquidata in maniera scialba dopo anni e anni di costruzione del suo personaggio. Anche qui, non si critica l’epilogo che era tutto sommato prevedibile, ma si è passati in pressoché due episodi da sostenere Daenerys a vederla bruciare Approdo del Re, per poi impazzire ulteriormente volendo “spezzare la ruota” su tutti i Regni di Westeros. È un’evoluzione del personaggio estremamente interessante, ma davvero troppo repentina e netta per poter essere apprezzata. La sua morte poi, in maniera analoga a quella di Cersei, non ha minimamente una struttura attorno soddisfacente e solenne per un personaggio di tale spessore, sorprende più per la modalità triste e banale con la quale viene uccisa, piuttosto che per il fatto di essere stata uccisa da Jon. Si preferisce fare fuori Daenerys nella prima mezz’ora di puntata, per poi ambientare il resto settimane e settimane dopo quell’evento focalizzandosi su chi debba regnare su Westeros. Una scelta condivisibile, ma che infastidisce innanzitutto per il salto temporale eccessivo e davvero troppo brusco, per poi essere condito di scene inutili e troppo scherzose, leggere per un momento di questa delicatezza che meritava tutt’altro approccio. Delicatezza che trova riscontro, nonché veramente uno dei pochi elementi riusciti insieme al montaggio finale degli Stark, che per qualche minuto ci ha portato agli antichi fasti di un tempo, nel personaggio di Tyrion con il quale Peter Dinklage si congeda in maniera sentita e rispettosa nei confronti di un personaggio troppo bistrattato negli ultimi anni. In “The Iron Throne” Tyrion è il fulcro di tutto con le sue scelte coraggiose e dirette: sfida a viso aperto Daenerys dopo aver trovato i corpi di Cersei e Jaime; apre gli occhi a Jon sulla pazzia di Daenerys; è colui che motiva la salita al Trono di Bran. In ogni singolo evento conclusivo risiede la saggezza che ha sempre definito Tyrion. Un Lannister fino alla fine che con la sua determinazione, il suo cervello e con la sua leggerezza ha rappresentato forse appieno lo spirito, gli acciacchi e le evoluzioni di tutta la serie in questi otto anni.

Commento:
Dopo anni appassionanti e tempi recenti un pochino meno, giunge a termine una delle esperienze televisive più viscerali e coinvolgenti di sempre. Un finale che dividerà e non soddisferà molti spettatori – come la serie ha ormai abituato, purtroppo, negli ultimi anni – ma che, per come si è evoluto ed è andato avanti lo show, ha il miglior finale che si poteva sperare. Un finale che non ha nella storia il problema, ma bensì nel come è stata raccontata: priva di qualsiasi anima, epicità e interesse. La morte di Daenerys nella prima mezz’ora, così come una gestione delle tempistiche e momenti troppo leggeri, sono tra i principali problemi di questo series finale. Un finale che però, nonostante le ultime annate travagliate, è riuscito ad avere una sua coerenza di fondo e più scelte giustificate di quanto ci si aspettasse. Non sarà stata la chiusura migliore di sempre, non saranno stati gli anni migliori per una serie che meritava un trattamento e un finale di gran lunga differente ma, tutto sommato, per ciò che ha rappresentato, la guardia di Game Of Thrones si può dichiarare conclusa più che positivamente.

Giudizio Finale

Buono
7

Voto

7.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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