Recensione – Gomorra (Stagione 4)

Trama:
Genny Savastano, dopo la morte di Ciro, prova a cambiare vita per il bene della sua famiglia, arrivando fino a Londra e inserendosi nel mondo dell’imprenditoria, per lasciare un futuro diverso al figlio Pietro. Il suo regno resta nelle mani di Patrizia e Savastano riallaccia i rapporti con i Levante, un ramo della famiglia di Donna Imma. E’ lo zio di Genny ad offrirsi di aiutarlo, ma potrà dargli fiducia e cosa chiederà in cambio?

Cast:
Salvatore Esposito, Cristiana Dell’Anna, Ivana Lotito, Arturo Muselli, Gennaro Apicella, Antonio Gargiulo, Gennaro Maresca, Loris De Luna e Carlo Caracciolo.

Al netto di pareri contrastanti, dettati più per la dipartita di personaggi amati che indisponevano lo spettatore nel proseguire la visione, la terza stagione di Gomorra era stata un piccolo gioiello. Capace di reinventarsi, cambiare approccio, introdurre personaggi sfaccettati, carismatici ma mantenendo intatta l’essenza della serie, Gomorra ci aveva lasciato con una stagione estremamente soddisfacente e con tanta curiosità di vedere come si sarebbe evoluta. Purtroppo così non è stato. La quarta stagione è – chiariamolo sin da subito – la peggiore di tutte, un’involuzione, una stagione che è la parodia di sé stessa con una narrazione che altro non è che un raccoglitore di morti, uccisioni, criminalità organizzata in una forma così trita, ripetitiva, priva di qualsiasi mordente che stanca sin dai primissimi frangenti.

Ciro l’Immortale è morto, sacrificatosi su quella barca per il bene di Secondigliano e di Genny, con quest’ultimo costretto da Enzo “Sangue Blu” a sparargli. Un epilogo drammatico e toccante che va rappresentando il culmine di un percorso studiato e portato avanti negli anni e, allo stesso tempo, un nuovo inizio sul quale ripartire con una storia del tutto nuova e dalle basi già solide e avviate all’interno di un immaginario televisivo. Gomorra 4 riparte così da quegli eventi: Genny, con l’aiuto dello zio Gerlando Levante, riesce nel suo intento di un accordo di pace con i fratelli Capaccio e Enzo, così da spartirsi equamente Napoli e mantenere la pace. I Capaccio e Enzo manterranno il controllo delle zone di Napoli centro come Maddalena e Forcella, mentre Genny si prende Secondigliano continuando a fornire la droga a tutta Napoli che verrà poi rivenduta da tutti allo stesso prezzo per mantenere equità. Genny tuttavia, avendo promesso alla moglie di concludere con quella vita una volta portata tranquillità, lascia tutto nelle mani di Patrizia che diventa di fatto la Regina di Secondigliano. La quarta stagione di Gomorra – senza addentrarsi maggiormente nella trama – va così dilazionandosi su più fronti: Patrizia, Levante, Capaccio e, in minima parte Enzo. Tutto ruota attorno alla posizione precaria di comando di Patrizia che viene attaccata da tutti nel tentativo di cedere Secondigliano e far perdere definitivamente potere alla famiglia Savastano. Il problema è che nonostante un inizio incoraggiante – di cui si parlerà avanti – i dodici episodi di Gomorra non hanno una reale trama orizzontale che faccia avanzare progressivamente la storia, ma ci si ritrova a focalizzarsi di episodio in episodio su un dato personaggio, con il classico montaggio d’apertura e chiusura, che va concludendosi con la sua morte. È una soluzione stilistica-narrativa ampiamente abusata negli anni da Gomorra, ma laddove in precedenza aveva a supporto una storia coraggiosa e sorprendente questa quarta, come detto in apertura, altro non è che una carrellata di personaggi approfonditi e fatti uscire di scena nella stessa puntata, annoiando e divenendo prevedibile in ogni sua scelta.

Non ci si riesce ad affezionare e immedesimarsi nella loro storia, viste le comparse brevi e fugaci – oltre a causa di personaggi molto meno carismatici rispetto al solito. Tutta una costruzione che fatica ad ingranare nonostante la stagione non fosse partita con il peggiore degli auspici. Gomorra 4, dopo il doveroso punto della passata stagione, va infatti collocandosi un anno dopo quel patto di Genny, che nel frattempo viaggia tra Napoli e Londra per cercare di dar vita al suo progetto del più grande aeroporto della Campania. Genny sul quale ci si va a focalizzare portando alla serie un’inedita veste internazionale che non fa altro che incrementare il respiro generale e percezione che si ha dello show. Le puntate vanno così strutturandosi in una maniera del tutto nuova e narrativamente interessante con il grosso difetto in seguito però che, tutto ciò che riguarda l’aeroporto, altro non si rivela che un pretesto – molto alla larga e molto forzato – di andare a concentrarsi su nuove famiglie (come quella dei Levante) riportando il focus sul controllo di Secondigliano, dovendo così assistere per diverse puntate ad un nuovo percorso di Genny che in realtà non ha un reale fine e peso all’interno della trama se non quello di allungare la stagione arrivando ai fatidici dodici episodi. Proprio Genny e soprattutto Enzo “Sangue Blu” sono i personaggi più bistrattati della stagione con il secondo che, dopo la straordinaria presenza nella terza, viene rilegato a personaggio estremamente secondario e che è così poco coinvolto nella storia che anche se non ci fosse stato nessuno se ne sarebbe accorto. Discorso diverso per Genny che compare sporadicamente e in maniera marginale ma il suo personaggio ha tutto un background già definito alle spalle, tutte delle storie dietro da far aleggiare la sua figura perennemente anche quando non si vede. Genny il cui percorso in questa stagione è un percorso di risalita, di discesa, di riscatto dopo aver toccato il fondo che ricorda in tantissimi dettagli – soprattutto nella conclusione – il cammino di suo padre Pietro e che, vista la stagione nella sua complessività, ci si augura che in maniera analoga vada a segnare la risalita della serie verso vette qualitative a cui può e dovrebbe ambire.

Commento:
Se il finale della terza stagione aveva lasciato più dubbi che certezze riguardo l’utilità di proseguire gli eventi di Gomorra, questa quarta non riesce a farci ricredere rappresentando il momento più basso e scialbo dell’intero show. Una stagione ripetitiva nella formula, nel montaggio, nella costruzione e che preferisce inanellare una lunga sequenza di morti non approfondendo i nuovi personaggi che risultano essere così come tante comparse. Il tutto peggiorato da una trama orizzontale inesistente e priva di qualsiasi sorpresa che faccia realmente appassionare alle vicende per il controllo di Secondigliano. Quarta stagione che va riprendendosi sulle battute finali a cui, si spera, si ricolleghi per la risalita della serie e dei personaggi iconici che l’hanno popolata in tutti questi anni.

Giudizio Finale:

Sufficiente
6.6

Cast

7.0/10

Regia

6.3/10

Sceneggiatura

6.1/10

Montaggio

5.5/10

Colonna Sonora

8.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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