Recensione – Tuca & Bertie (Stagione 1)

Trama:
Due ragazze uccello trentenni vivono nello stesso condominio: la sfacciata Tuca e l’ansiosa Bertie, rispettivamente un tucano e un usignolo. Le due sono state coinquiline per sei anni e ora vivono in appartamenti separati, dopo che Bertie ha deciso di convivere col suo fidanzato pettirosso Speckle.

Cast (vocale):
Tiffany Haddish, Ali Wong, Steven Yeun, Richard E. Grant, John Early e Reggie Watts.

Scenografa e produttrice dell’acclamata serie animata BoJack Horseman, Lisa Hanawalt ci riprova, sempre su Netflix e nelle vesti di creatrice, con Tuca & Bertie. Tuca & Bertie, serie con protagoniste un tucano e un usignolo, riprende a piene mani lo stile grafico peculiare della Hanawalt che vede lo show predominato da animali antropomorfi – in particolar modo uccelli – umani e vegetali (novità assoluta) con uno stile, una narrazione che richiama e si rifà alla serie di Raphael Bob-Waksberg, ma con un’esagerazione di fondo e obiettivi del tutto diversi andandoli a sottolineare sin dagli inizi. Tuca & Bertie non ha così quella scrittura sofisticata e riflessiva che propone BoJack Horseman, né tanto meno una grafica funzionale al racconto per enfatizzarlo e marcarlo, Tuca & Bertie è uno show del tutto diverso, geniale nella resa e nel riuscire a trattare elementi e situazioni scomode mantenendo comunque uno stile sopra le righe e che si prende davvero poco sul serio.

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Innanzitutto un doveroso plauso all’adattamento italiano. Tuca & Bertie è una produzione curata in tantissimi dettagli, aspetti e modi di fare satira, e il doppiaggio in italiano riesce a correre di pari passo andando a cogliere perfettamente tutte quelle sfumature ed elementi distintivi del loro linguaggio e modo di relazionarsi. Uno show doppiato con delle voci azzeccate dal primo all’ultimo personaggio, con una sorprendente cura riposta nell’adattamento che va così offrendo termini azzeccati, contestualizzati molto bene e motivetti sonori (sono tante le sequenze musicali/cantate all’interno) eccelsi sotto tutti gli aspetti. La serie, rispetto all’introspezione di BoJack, va focalizzandosi sul contesto più che sui personaggi. È una produzione figlia del tempo che stiamo vivendo: le accuse di molestie, l’esercitazione di potere da parte degli uomini, tutto ciò che ruota (e che è stato) il movimento #MeToo, proponendolo però in un modo e un’efficacia che nuova e meno scontata, tediosa. La serie ruota completamente su questi temi, si passa da avance scomode e inopportune a lavoro con, ad esempio, una parte del seno di Bertie che si stacca e se ne va con le proprie gambe – letteralmente – infastidita da quelle molestie; ad altre situazioni che invece accolgono quel modo di fare perché, semplicemente, a farle è un tizio/a interessante, misterioso, maggiormente “nelle loro corde” in pratica. È intelligente in questa contrapposizione. Tratta e parla di tutto il mondo femminile, le loro problematiche, senza però farle passare necessariamente per vittime visto che, come detto poco prima, in molte situazioni sono loro a mettersi in mezzo e ne cambiano l’esito in base al “tizio” più o meno attraente o in una posizione di potere conveniente ai loro scopi. Tratta temi delicati ma con una luce tutta nuova e imparziale, una narrazione mai seriosa che paradossalmente riesce ad attirare e attrarre più di determinate produzioni che si vendono come profonde e riflessive.

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C’è Tuca: “parassita” societario che non lavora, sta sempre a casa di Bertie, uno spirito libero sboccato e mai serioso; e c’é Bernie: ragazza che alcuni etichetterebbero come frigida, ma che ha dietro uno spirito ambizioso e desideroso di cambiare nonostante il carattere timido, dal pensiero limitato e che non vive pienamente la propria vita come dovrebbe (e vorrebbe). Il rapporto tra le due è dei più atipici per approccio e interazioni, complementari a questa narrativa esagerata e che si intreccia a piante parlanti, alcolizzate o altrettante situazioni fuori da qualsiasi ragione, tuttavia il costrutto è così ben studiato, inserito in quella contrapposizione nel mostrare due facce della stessa medaglia, punti di vista differenti per situazioni che certe volte si etichetta come a senso unico, che Tuca e Bertie vanno a rappresentare tutte le sfaccettature di una narrazione ben fatta ma comunque poco “terrena”. Sotto questo aspetto anche i personaggi ricorrenti hanno questa funzione: una storia costruita da loro e non su loro. Come ad esempio Speckle (praticamente un comprimario) ma che in tutte le sue peculiarità funge spesso e volentieri da collante per le due – e dal quale nascono ulteriori situazioni su cui riflettere. Discorso analogo per Holland, Pastry Pete o Dirk – per citarne alcuni – personaggi estremamente ben scritti, vari e che offrono un approfondimento e una riflessione a 360° su tematiche sul quale punta la serie – riuscendoci – con delle modalità diverse del solito, così iperboliche da avere un’efficacia e freschezza unica, il tutto rafforzato da un design e una colonna sonora che è completamente fuori parametro per bellezza scenica e costruzione estetica.

Commento:
Nonostante uno stile grafico che pesca a piene mani da BoJack Horseman, Tuca & Bertie si propone sin dalle battute iniziali come una produzione del tutto diversa che ha ben poco da spartire con quell’immaginario e quell’approccio narrativo. Nuova serie, dalla penna di
Lisa Hanawalt, esagerata esponenzialmente da un punto di vista estetico, narrativo e “meta-narrativo” con tutte le sue sue soluzioni stilistiche estreme, ma che al contempo riesce a costruirgli sopra una narrativa profonda, sfaccettata e mai banale. Una narrazione che si occupa di temi delicati, tutt’altro che semplici da trattare, facendolo però in una maniera fresca, inedita e, soprattutto, imparziale e che non tende mai a pendere più da un lato che dall’altro. Una storia che viene dominata e costruita dai personaggi per costruirne la storia – e non viceversa – e che risulta essere una scelta giustissima trovando massima espressione in molteplici personalità eccedenti ma, al contempo, profonde e intime nel loro modo di porsi comunque mai edulcorato o serioso.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.5

Cast

9.5/10

Regia

9.4/10

Sceneggiatura

9.3/10

Montaggio

9.4/10

Colonna Sonora

9.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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