Recensione – Chernobyl 1×01 “1:23:45”

Trama:
La miniserie si concentra sulla portata devastante del disastro di Černobyl’ che si verificò nell’Ucraina sovietica il 26 aprile 1986, rivelando come e perché è accaduto e raccontando le vicende degli eroi che hanno combattuto e che sono morti.

Cast:
Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O’Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares e Michael McElhatton.

Da un’emittente come l’HBO non si dovrebbe certo restare sorpresi dalle atmosfere ricreate e cura meticolosa riposta nei loro prodotti. Tuttavia con Chernobyl, miniserie televisiva creata e scritta da Craig Mazinga e diretta da Johan Renck, si sovverte totalmente qualsiasi pregiudizio, rimanendo spiazzati dal dramma che sono riusciti a replicare: malsano, tragico e imperfetto come l’essere umano che ne ha causato il disastro. Chernobyl è una parabola discendente verso un oblio fatto di morte e distruzione, con delle conseguenze con il quale ancora oggi si fronteggia e ci si domanda se si sarebbe potuto evitare o fare di più. Non è dato sapere quanto di vero e quanto di romanzato ci sia nello show – è pur sempre una produzione angloamericana, i russi hanno pareri del tutto opposti e più complottisti – ma 1:23:35 riesce a immergerci nelle atmosfere di Černobyl’ in maniera straordinaria, facendosi largo con disarmante facilità tra le migliori produzioni non solo del 2019 ma in assoluto nell’intero panorama televisivo.

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Chernobyl, dopo un piccolo prologo ambientato due anni dopo i catastrofici eventi, inizia all’una e ventitré di quella notte del 26 aprile 1986: un’esplosione in lontananza, la terra trema e dopodiché il cielo si colora in maniera suggestiva, quasi fantasy, come se si stesse assistendo al più dolce dei fenomeni atmosferici. In realtà dietro si cela il male, quel nemico invisibile che nessuno sarebbe stato in grado di immaginarsi, un’entità nascosta e che da lì in poi avrebbe seminato morte e distruzione attorno per decenni. È una contrapposizione visiva-narrativa che funziona molto bene nella serie che, senza perdere tempo nel costruire attorno ai personaggi delle strutture forzate che li faccia arrivare e interfacciare ai tragici eventi, ci proietta subito nel disastro: in mezzo a quei lavoratori che si vedono alle prese con qualcosa di mai avvenuto in passato, minimizzano e non si curano di ciò che sta realmente accadendo come a non volerci credere o autoconvincersi che “tutto vada bene”; mentre d’altro canto gli abitanti ammirano affascinati quello spettacolo ignari di ciò che rappresenta, uno spettacolo mortale.

C’è una perenne sensazione d’angoscia, d’ansia che accompagna questo primo episodio. Immagini dirette, fortissime che si fatica a comprendere anche alla luce del fatto che, col senno di poi, certi comportamenti e scelte sono davvero difficili da accettare e digerire. Una perpetua ossessione e impotenza che nulla può davanti alla triste bellezza inscenata dal duo MazingaRenck. Chernobyl è una loro sfida vinta. Due persone in passato rilegate a commedie secondarie o semplici videoclip musicali, ma che in realtà con questa produzione hanno dato modo di vedere e dimostrare – anche se ancora siamo solo al primo episodio – tutta la propria maestria e intelligenza. Lo show ha uno stile tutto suo. Sembra come una collezione di tante piccole clip legate tra di loro da un unico filo conduttore: l’incidente. Svariate situazioni che vanno intrecciandosi in una maniera così peculiare da risultare una scelta e scommessa vinta su tutti i fronti. Si avanza narrativamente dicendo che non c’è nulla di cui preoccuparsi, dove ogni singola vita viene posta davanti alla morte come se nulla fosse, dove “tutti coloro che contano” ridimensionano la vicenda perché, semplicemente, è un qualcosa di impossibile che possa accadere, mentre nel frattempo le immagini scorrono e mostrano senza filtri l’orrore e la poesia del momento, dove gli abitanti e bambini giocano con le ceneri della fabbrica come se fosse neve in inverno.

Commento:
La prima puntata di Chernobyl è uno dei prodotti più potenti visivamente e narrativamente di sempre in ambito televisivo. Un qualcosa di inimmaginabile qualche anno addietro per il piccolo schermo, ma che invece adesso trova la sua casa perfetta con una struttura atipica ma che ben si adatta al tipo di racconto. Uno spettacolo orrorifico tanto poetico nelle sue immagini, quanto tragico e difficile da accettare in quello che va a raccontare. Un primo episodio ottimo di una discesa sempre più ripida e preludio di morte e distruzione, per una serie che sembra già inserirsi tra i migliori show di sempre.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.8

Voto

9.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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