Recensione – Chernobyl 1×02 “Please Remain Calm”

Trama:
Sette ore dopo l’esplosione, la scienziata Ulana Khomyuk scopre un picco nei livelli di radiazioni a Minsk, deducendo che un incidente si è verificato a Chernobyl, a più di 400 chilometri di distanza

Cast:
Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O’Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares e Michael McElhatton.

Chernobyl inizia ora. Se settimana scorsa si esaltava il lavoro svolto da Mazinga e Renck nel mostrare il nemico invisibile che si faceva largo tra i lavoratori e cittadini di Pripyat mietendo le prime vittime e mostrando i primi effetti di un disastro unico nel suo genere, ora Chernobyl “rallenta”, spiega le conseguenze dell’avvenimento e la portata a cui potrebbe arrivare. L’elemento più affascinante di questa serie, e che ne dimostra la bontà e realizzazione di grandissimo spessore, è la bravura con il quale riescono a farci immergere in delle atmosfere e conseguenze ipotetiche – essendo consci che diverse cose non accadranno – non facendoci distaccare da quella narrativa sempre serrata e ansiogena che, anzi, fa soffrire tanto è alto il livello di immedesimazione. Una serie che nonostante le lunghe (e dovute) spiegazioni, lo fa con una chiarezza tale e una densità di eventi encomiabile, scandendo alla perfezione il tempo che passa e le scelte sempre più pressanti che si devono intraprendere in una corsa mortale contro il tempo.

Please Remain Calm mostra dunque cosa comporta il disastro di Černobyl’ e dove può arrivare. Ulana Khomyuk, rinomata fisica nucleare di Minsk (in Bielorussia), scopre che nell’aria c’è una quantità di radiazioni ben sopra la norma, deducendo che, a ben più di 400 chilometri di distanza a Chernobyl, un qualche incidente catastrofico è avvenuto. Il personaggio di Khomuyk, impersonato da Emily Watson, a differenza della gran parte degli eventi della serie, non è mai esistita, una scelta un po’ figlia dei tempi moderni in cui a un gruppo nutrito di uomini, in un campo dominato da uomini, va affiancata una figura femminile che faccia da contraltare e offra una prospettiva diversa e più complessa e totale per certi versi. Uluna Khomyuk rappresenta così un po’ il deus ex machina dello show per un momento delicato e che avrebbe potuto avere un esito del tutto differente. La fisica, arrivata a Černobyl’, avverte Legasov e Shcherbina di una probabile esplosione fatale del vapore dal contatto tra il corium e la vasca d’acqua nel seminterrato al di sotto del reattore, proponendo anche una soluzione (drenare l’acqua dei serbatoi) che sarà fatale per gli operai che si offriranno volontari a causa dell’alto tasso di radiazioni, una missione suicida. Ecco allora che il ruolo della Khomyuk diventa focale e vitale all’interno dell’ecosistema di Chernobyl, un personaggio sì di finzione ma che al contempo vuole dimostrare e dare riconoscenza alle donne scientifiche sovietiche che, ai loro tempi, vedevano nella scienza uno dei pochi campi progressisti e che le accettava dandogli modo di superare qualsiasi barriera o scala patriarcale/gerarchica all’interno di una società comunque chiusa e fedele ai propri valori, ma che in una situazione del genere poneva appunto la scienza al di sopra della politica.

Non sarà un episodio così d’effetto e potente nelle immagini come lo scorso, ma Please Remain Calm, nonostante qualche risoluzione e snodo narrativo trattato superficialmente per avanzare rapidamente nella storia, riesce ad avere all’interno più di qualche momento evocativo e suggestivo del disastro che si stava vivendo a (e attorno) Černobyl’. Renck gioca con le immagini, si allaccia a quella contrapposizione del primo episodio tra i dialoghi che minimizzano l’evento ma che mostrano nel frattempo sequenze terrificanti. Anche in questa seconda uscita si tende a prendere sotto gamba il problema, a non volerci credere davvero, ma nel frattempo si vede come la situazione sia critica e ormai ai limiti. Sotto questo aspetto uno dei momenti più riusciti della puntata è indubbiamente la sequenza finale in cui Alexei Ananenko, Valeri Bezpalov e Boris Baranov si offrono volontari per drenare l’acqua pur sapendo di stare per prendere parte a una missione letale. È una sequenza claustrofobica, un costrutto straordinario e un girato che richiama prepotentemente il cinema del passato facendoci immergere insieme agli operai grazie agli ausili ambientali che prendono “vita”: i loro passi nell’acqua alta, i respiri affannosi, la luce delle torce che va ad intermittenza, e il ticchettio delle tubature come a scandire gli ultimi instanti delle loro vite.

Commento:
Pur non avendo quella caratura evocativa e suggestiva nelle immagini tenebrose dello scorso episodio, Chernobyl riesce a proseguire nella sua produzione d’altissimo livello con una narrativa di spessore, serrata e che riesce a farci immergere nel disastro e nelle sue complicanze nonostante si sia a conoscenza che diverse situazioni non sono poi avvenute e si è riusciti a evitarle e contenerle. Un secondo episodio che è come un vero e proprio inizio dello show con le sue spiegazioni del disastro e della portata a cui può arrivare; dalle grandi intuizioni sceniche-narrative e con una sequenza finale che è un grandissimo omaggio al cinema e film cult degli anni ’80 con un girato magnifico che dà vita ad ogni singolo elemento all’interno della centrale di Chernobyl.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.3

Voto

9.3/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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