Recensione – Chernobyl 1×03 “Open Wide, O Earth”

Trama:
Il seminterrato viene drenato con successo, ma si scopre che è iniziata una fusione nucleare che minaccia di contaminare le acque sotterranee. È così necessario installare uno scambiatore di calore sotto l’impianto, e servirà l’aiuto dei minatori di carbone di Tula.

Cast:
Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O’Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares e Michael McElhatton.

È affascinante come il successo di Chernobyl non risieda nella potenza scenica e visiva della serie o nella sua autenticità, che resta una conoscenza di pochi, ma nella narrativa: una storia che si ramifica, innesta e allarga sempre più a macchia d’olio, riuscendo ad offrire un peso faticoso da sostenere – positivamente – e che riesce ad essere concisa e chiara in ogni suo passaggio senza tralasciare nulla. È un elemento non banale. Non colpire e scioccare per elementi visivi nudi e crudi da essere al limite del sopportabile, ma utilizzarli come un contorno che dia ulteriore enfasi ai personaggi e alla storia che rimane il focus principale della vicenda. In Open Wide, O Earth c’è tutta questa sapienza, per una serie che di passo in passo aggiunge tasselli fondamentali nell’egemonia ed equilibro dello show che sembra essere ormai inarrestabile nella sua eccellenza.

Si è fatto vedere il disastro, si è parlato delle conseguenze e dei rischi della centrale in quelle condizioni, adesso si passa all’uomo: agli effetti su di esso, sulle generazioni future e alle prime, immancabili vittime di quegli eventi. Nell’episodio, nonostante la centrale continui a essere il punto nevralgico della vicenda e la fusione nucleare che minaccia di contaminare le acque sotterranee un problema da risolvere al più presto e che fa avanzare la storia, ci si focalizza sulle persone che hanno avuto il primo contatto con la centrale, e li si utilizza come tramite per mostrare le terrificanti conseguenze di quello scoppio. La serie, ritornando a quella sapienza narrativa accompagnata da immagini che enfatizzano il contesto, lo fa mostrando per certi versi una speranza sul quale sappiamo non poter contare. Riguardo ciò emblematica è la scena dei pompieri intenti a giocare a carte in ospedale e che mostrano segni di ripresa, per poi scoprire poco dopo, attraverso le parole di Legasov a Shcherbina, che le persone esposte a quella radioattività subiscono un cambiamento nel loro genoma che si manifesta innanzitutto attraverso delle escoriazioni, per poi mostrare segni di miglioramento, e che poi si tradurranno in un repentino declino che ne trasformerà totalmente l’aspetto esteriore e interiore. Pompieri che sono così protagonisti di scene cruenti, difficili da sostenere e che mettono su schermo senza filtri tutti gli orrori di quel disastro nucleare. Riguardo loro si ha poi l’ottima intuizione di mostrare Lyudmilla che fa visita a suo marito Vasily, disobbedendo agli ordini del personale ospedaliero che gli avevano raccomandato di stare massimo mezz’ora e di non toccarlo, mentendo inoltre sulla sua gravidanza. Il loro non è un rapporto o una costruzione di chissà quale rilevanza all’interno della storia di Chernobyl, non vengono approfonditi né tanto meno si ha interesse nello scoprire il loro background, ma sono dei personaggi che vengono usati per rafforzare e spiegare meglio quell’evento catastrofico che si sta vivendo, le conseguenze, con Vasily che è il diretto interessato delle atroci sofferenze del disastro in cui Chernobyl si è tramutato, mentre Lyudmilla – molto probabilmente – sarà un’altra faccia dell’orrore subendo, sia lei che il bambino in grembo, gli effetti delle sue scelte scellerate e non curanti del pericolo.

Come dice il titolo però, Open Wide, O Earth non va soffermandosi solo sugli effetti catastrofici di Chernobyl, ma va progredendo nella storia dura e pura riguardo la messa in sicurezza della centrale e tutta l’area attorno, che è alla base della serie. Così se si scopre che il sacrificio di Ananenko, Bezpalov e Baranov non è stato vano: la seconda esplosione, infatti, verrà evitata mentre il finale della scorsa puntata lasciava presagire il peggio; bisogna fronteggiare un disastro ambientale di immensa portata alla luce del nucleo ancora in fase di fusione. Diventa così necessario l’intervento dei minatori di carbone di Tula, che dovranno scavare una galleria al di sotto del reattore e installare un sistema di raffreddamento. La fase di recluta dei minatori di carbone è tra gli apici più alti della serie in queste tre uscite. Una costruzione intensa, da lasciare senza fiato e che regala un’interazione tra Jared Harris e Stellan Skarsgård in completo stato di grazia. Anche il capo dei minatori, interpretato da Alex Ferns, si rivela all’altezza sostenendo un ruolo al momento piccolo ma dall’impatto incredibile, con la sequenza dei minatori che scavano nudi a causa delle alte temperature nelle gallerie che è memorabile, toccante e viscerale in ogni suo singolo fotogramma, e che testimonia tutta la bontà della serie nel valorizzare ed elevare anche il più piccolo momento o elemento.

Commento:
Chernobyl continua il proprio cammino incessante all’interno dell’olimpo televisivo (e non solo) degli ultimi anni. Un cammino in cui ogni singolo tassello si inserisce al posto giusto, frutto di una lavorazione dietro attenta, meticolosa e senza filtri di nessun genere. Uno show che non ne fa della morte e della distruzione la protagonista assoluta, ma bensì un elemento di contorno con il quale enfatizzare e valorizzare la storia e tutto ciò che ha riguardato Chernobyl, i suoi effetti e la messa in sicurezza, con delle interpretazioni magnifiche e un approccio così unico che non fa altro che rendere il tutto ancora più straordinario.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.6

Voto

9.6/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *