Recensione – Chernobyl 1×04 “The Happiness of All Mankind”

Trama:
I residenti sono evacuati da una zona piu ampia intorno a Chernobyl mentre le operazioni di decontaminazione sono in corso.

Cast:
Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O’Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares e Michael McElhatton.

Chernobyl prende fiato. In attesa della puntata finale, una puntata che si preannuncia essere più risolutiva che spettacolare, Chernobyl rallenta il ritmo forsennato delle ultime settimane segnate da morte e distruzione, per mostrare le conseguenze fatali ma invisibili di quegli eventi: le zone contaminate dalla radioattività, gli animali da eliminare così da contenere la minaccia e le madri incinte che non conosceranno mai i propri figli. L’episodio non raggiunge così i picchi delle scorse settimane, né tanto meno propone qualcosa di analogo o apprezzabile alla stessa maniera, non ha quell’impatto, quella violenza che per forza di cose, nonostante possa essere difficile da sopportare, lascia attaccati allo schermo perché ciò che spaventa, l’ignoto, attrae. The Happiness of All Mankind è così un qualcosa di diverso all’interno della narrazione serrata e cruda di Chernobyl. Un episodio di più ampio respiro, differente, che fa da quadro generale e da preparazione alla chiusura risultando gradevole in gran parte ma non sontuoso come abituati negli ultimi periodi.

Partiamo però dalla fine riagganciandosi a Open Wide, O Earth che, come ampiamente pronostico, inseriva e contestualizzava determinati personaggi più per mostrarne gli effetti causati da Chernobyl che per effettivi motivi di trama – non a caso nessuno è mai stato approfondito né siamo stati portati a chiedere cosa facessero. In The Happiness of All Mankind si mostrano i risultati delle azioni di Lyudmilla con il suo ormai defunto marito. Una donna superficiale nel suo modo di ignorare avvertimenti e pericoli, e che in questo episodio vede morire la propria bimba a distanza di poche ore dal parto. “Viviamo in un Paese in cui i bambini devono morire per salvare le loro madri” dice terribilmente Khomyuk, spiegando che i bambini assorbono le radiazioni di Chernobyl lasciando così sopravvivere le madri, che dovranno però vivere con il peso di bambini nati con deformazioni, morti o che lo saranno da lì a poche ore. È stato un espediente telefonato, introdurre personaggi per mostrare e contestualizzare determinati effetti della centrale, ma che nel complesso sono stati messi a fuoco e tratteggiati molto bene pur restando distanti da approfondimenti o temi più trasversali che ne potevano diluire la narrazione inutilmente.

Narrazione che viene per certi versi diluita nel resto dell’episodio, e che ne risente rispetto ai suoi standard. Una fase necessaria e realizzata sempre in maniera impeccabile, ma che non riesce ad avere – come detto – il ritmo o l’impatto del passato. Entra così in scena il personaggio di Pavel, un civile che viene mandato a pattugliare insieme ad altri due uomini la zona contaminata così da eliminare gli animali abbandonati a causa della contaminazione radioattiva che potrebbe allargarsi per colpa loro a macchia d’olio. Il passaggio di per sé non malvagio – si ritorna a quel discorso di introdurre personaggi più per mostrare il rapporto causa-effetto che di reale funzione alla storia – ma nel complesso risulta troppo privo di mordente e di quel lavoro psicologico, anche tecnico, di inscenare qualcosa di realmente teso. Discorso diverso per quanto riguarda la missione di ripulire il tetto dell’impianto dalla grafite, che ha sì un cammino altrettanto compassato e distaccato dal resto nel mostrare le missioni (fallite) del rover e del robot della polizia della Germania Ovest nell’avvicinarsi al livello più irradiato, ma che si risolleva nel momento in cui Tarakanov si vede costretto a mettere in rotazione 3828 liquidatori per liberarlo a mano, concedendogli soli 90 secondi ciascuno di esposizione sul tetto. È una sequenza da cardiopalma, in cui Hildur Guðnadóttir – mai menzionata in queste settimane – conferma il suo lavoro eccezionale nel restituire delle musiche e un arrangiamento sonoro fenomenale e tanto poetico, ma toccante e colmo di tristezza, che rappresenta coerentemente lo spirito e l’essenza dello show.

Commento:
Volgendo uno sguardo alla puntata finale di settimana prossima, una puntata che dovrà necessariamente concludere le vicende di Chernobyl incuriosendoci nel capire se Legasov dirà all’IAEA la verità sulla vicenda – e dove vorrà andare a concludersi – Chernobyl si assesta un attimo propendo un episodio che riassume perfettamente queste settimane, senza però avvicinarsi a certi picchi qualitativi a cui si è stati abituati. The Happiness of All Mankind è un ottimo episodio, con una lunga sequenza tesissima e che ne testimonia la bontà della produzione HBO, solo che, relazionata alle recenti puntate, ne esce indubbiamente ridimensionata e meno d’impatto, nonostante rimanga per larghi tratti un qualcosa di eccezionale e unico nel panorama televisivo mondiale.

Giudizio Finale:

8.2

Voto

8.2/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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