Recensione – Chernobyl 1×05 “Vichnaya Pamyat”

Trama:
Dopo la testimonianza menzognera di Legasov alla IAEA di Vienna, Dyatlov, Bryukhanov e Fomin vengono processati nella città abbandonata di Chernobyl.

Cast:
Jared Harris, Stellan Skarsgård, Emily Watson, Paul Ritter, Jessie Buckley, Adam Nagaitis, Con O’Neill, Adrian Rawlins, Sam Troughton, Robert Emms, David Dencik, Mark Lewis Jones, Alan Williams, Alex Ferns, Ralph Ineson, Barry Keoghan, Fares Fares e Michael McElhatton.

“Quando la verità offende, mentiamo e mentiamo finché non riusciamo nemmeno a ricordarla. Eppure la verità è ancora lì. Ogni menzogna che raccontiamo ha un debito con la verità, e prima o poi, quel debito deve essere pagato. Qual è il costo delle bugie?”

In tutte le parole composte, pacate e sagge di Legasov durante il processo a Dyatlov, Bryukhanov e Fomin a Chernobyl, risiede la classe e cura immensa di uno show che, giunto a conclusione, perdurerà nelle nostre menti negli anni a venire con facilità disarmante. Nella scorsa recensione (qui) si pronosticava il fatto di come la puntata finale fosse più risolutiva che spettacolare, ed effettivamente così è stata. Vichnaya Pamyat è una puntata di Chernobyl eccezionale nella sua maniera di chiudere questo tragico racconto con un tatto, una chiarezza e una bravura che l’ha sempre contraddistinta sin dal primissimo episodio. È una puntata che pecca sì di quella nota spettacolare, tragica e violenta – fatta eccezione per come è avvenuta l’esplosione del reattore – ma in realtà vuole essere altro, un qualcosa di gran lunga più intimo e d’impatto con una storia pregna di contenuti, dettagli e riflessioni a cui non ci si può sottrarre.

L’episodio finale di Chernobyl riguarda così nella sua interezza il processo, anche alla luce delle menzogne di Legasov alla IAEA di Vienna, dividendosi in tre grosse sequenze in cui Shcherbina, Khomyuk e Legasov daranno le rispettive testimonianze anche riguardo diversi aspetti del disastro. Shcherbina spiega il funzionamento della centrale nucleare di Chernobyl; mentre Khomyuk e Legasov, basandosi sulle interviste di quest’ultima alle persone nella sala di controllo nella notte del disastro, ripercorrono l’incidente spiegando tutti quei passaggi che hanno portato al disastro. Proprio i flashback mostrati con la voce di Khomyuk e Legasov di sottofondo sono tra le scelte stilistiche più apprezzabili e meglio realizzate della puntata. Un disastro in crescendo, sempre più ansiolitico, che parte come uno dei tanti test generici e che andrà invece peggiorando di secondo in secondo a cause di scelte scellerate e impazienti, soprattutto da parte di Dyatlov, che si concluderanno con la centrale in fiamme.

Vichnaya Pamyat vuole così dimostrare che quando la verità è una verità scomoda, non condivisibile o semplicemente offensiva, si mente al punto tale da autoconvincersi di essere nel giusto e che le bugie siano in realtà verità. I debiti però prima o poi devono essere pagati, e le bugie tornano a galla con prepotenza dovendone fare i conti anche più di prima. L’episodio ruota completamente attorno a questo concetto, in cui Jared Harris con il suo Valerij Legasov è protagonista di un monologo da brividi in cui si domanda “Qual è il costo delle bugie?”. Si ripercorre cronologicamente l’incidente di Chernobyl, ma allo stesso tempo ci si rende conto di come le bugie, anche le più piccole, abbiano contribuito a giungere al tragico evento e alle disastrose conseguenze. Shcherbina è ormai segnato da quei giorni e non può fare altro che attendere la propria morte; Legasov, rivelando l’errore di progettazione nelle barre di controllo, viene detenuto dal KGB e la sua testimonianza soppressa, con il divieto di parlare con chiunque e senza nessun credito nel contenimento del disastro e non lavorando più, un isolamento che lo porterà a suicidarsi. Un costrutto finale che vuole mostrare e denunciare come si sappia solo un lato della storia – in questo caso si parla di una produzione Americana e quindi, per forza di cose, volta a mettere sotto una certa luce determinati elementi – e in cui ancora oggi tanti aspetti sono segreti, avvolti nel mistero, perché come le scorie radioattive che hanno reso tristemente celebre Chernobyl, un posto disabitato in cui la vita termina invece di iniziare – e sarà così ancora per un lunghissimo tempo – anche le bugie dell’essere umano sono difficili da debellare.

Commento:
Nonostante un finale più risolutivo che spettacolare, Chernobyl riesce a chiudersi in maniera estremamente chiara e memorabile, racchiudendo perfettamente lo spirito e l’approccio che ne ha contraddistinto l’ineguagliabile cura e classe sin dal primo episodio. Una chiusura degna dello status leggendario che è riuscito a costruirsi attorno lo show in così poco tempo, offrendo una conclusione narrativa soddisfacente ed emotivamente struggente e riflessiva su più livelli. Per una serie che difficilmente si dimenticherà negli anni a venire.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.1

Voto

9.1/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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