Recensione – Stranger Things (Stagione 3)

Trama:
È il 1985 a Hawkins, Indiana, e il caldo estivo si fa sentire. La scuola è finita e c’è un nuovissimo centro commerciale in città. I ragazzi di Hawkins stanno crescendo e le dinamiche amorose incrinano i rapporti del gruppo, che deve imparare a crescere senza allontanarsi. Nel frattempo il pericolo si avvicina. Quando la città viene minacciata da nemici nuovi e vecchi, Undici e i suoi amici si ricordano che la minaccia è sempre dietro l’angolo e sta crescendo. Ora si dovranno unire e cercare di sopravvivere.

Cast:
Dacre Montgomery, Millie Bobby Brown, Finn Wolfhard, Caleb McLaughlin, Gaten Matarazzo, Noah Schnapp, Sadie Sink, Priah Ferguson, Winona Ryder, David Harbour, Charlie Heaton, Natalia Dyer, Joe Keery, Maya Thurman-Hawke, Francesca Reale, Maya Thurman-Hawke, Cary Elwes e Jake Busey.

Malgrado una seconda stagione gradevole e con i suoi momenti memorabili ed evocativi. Stranger Things aveva per certi versi subito una regressione introducendo personaggi e situazioni più per soddisfare i fan che per reali esigenze di trama. Ecco allora che Stranger Things 3 fa un passo indietro. Non ha episodi filler giusto per diluire la stagione (come il settimo episodio della seconda stagione). Ma serra la storia, prende quei personaggi tanto amati, tutto il Sottosopra e lo espande smisuratamente oltre ogni confine precedentemente esplorato e conosciuto. Strangers Things 3 è nettamente la migliore stagione della serie. Uno show che è cresciuto e si è migliorato parallelamente alla crescita e maturazione dei protagonisti. Divenendo così una produzione più seriosa, ambiziosa non snaturando però tutte quelle peculiarità e lo spirito che l’ha resa celebre, poggiandosi su quegli elementi con dentro un cuore e una passione che è sempre più rara da trovare.

Stranger Things 3 è ambientata un anno dopo il finale della seconda stagione in cui Undici scatenando la propria rabbia riesce a chiudere la “porta” per il Sottosopra, portale che però i russi affidano a un gruppo di scienziati il compito di riaprire, dando loro un anno di tempo per portare la missione a compimento. Ecco allora che siamo nell’estate del 1985 a Hawkins, in cui l’apertura del nuovo centro commerciale, lo Starcourt, ha causato la chiusura di svariati negozi alimentando una certa tensione tra i commercianti e il Sindaco Larry Kline. Proprio la stagione estiva e lo Starcourt offrono a Stranger Things l’occasione di mostrare un lato inedito della serie, abbandonando certi toni – sia stilistici che narrativi – ambientando la storia all’interno di uno scenario che riproduce perfettamente lo sfarzo di colori e luci di quegli anni, così come il clima estivo, rispetto al precedente serrato inverno, che logicamente crea situazioni e interazioni del tutto diverse rispetto al passato. La terza stagione di Stranger Things è così più di ampio respiro: l’estate, i bagni, gli amori, i centri commerciali e i luna park, c’è grande varietà di ambientazioni e toni rispetto ai luoghi “soffocanti” e quel Sottosopra che caratterizzava pesantemente la cifra stilistica dello show, restituendo la sensazione di star guardando qualcosa del tutto nuovo – ed effettivamente è così.

Questa nuova stagione è la maturazione della serie che, senza perdersi in lungaggini di vario genere, preme l’acceleratore sin dal primissimo momento dimostrando come sia possibile offrire una narrativa più seriosa e matura, mantenendo al contempo quello spirito leggero e scherzoso che contraddistingue i suoi protagonisti. Non a caso se la stagione riprende le fila di quei amori instaurati al termine della seconda: Max e Lucas, Undici e Mike o Jonathan e Nancy, è interessante vedere come ciascuna relazione non sia trattata in maniera stucchevole o ripetitiva ma anzi, offra grande varietà con storie, peculiarità, punti di forza o debolezze che ne vadano a motivare e delineare il ruolo in questa nuova parte della storia. Proprio riguardo ciò uno degli elementi più riusciti ma al contempo criticabili della stagione è la scelta di dividere il cast principale tra diverse sottotrame, facendoli convergere soltanto alla fine come una sorta di Avengers di Netflix, una scelta indubbiamente sensata e condivisibile per quanto concerne il ritmo, la diversità e ampiezza della storia, solo che sul lungo andare alcune sequenze risultano essere leggermente diluite o con un peso specifico nella storia piuttosto marginale. In particolar modo la sottotrama dei russi è quella più debole nonché ripetitiva della stagione, visto che va a proporre problematiche già viste e trattare negli anni addietro, non aggiungendo qualcosa di realmente nuovo. È tuttavia un problema veramente secondario perché, anche riguardo i personaggi, la terza stagione di Stranger Things effettua un lavoro così meticoloso ed è così curata da risultare nel complesso estremamente soddisfacente in tutto ciò che fa.

Tra vecchio e nuovo Stranger Things 3 riesce infatti a mettere sotto nuova luce personaggi delle passate stagioni, o rendere memorabili i nuovi ingressi in brevissimo tempo. Analogamente al personaggio di Steve – probabilmente quello più cambiato e sfaccettato in questi anni – nella terza stagione un ruolo fondamentale lo ricopre Billy, il fratellastro di Maxine, nuovo tramite del Mind Flayer per costruire il suo esercito. Billy è il punto focale di Stranger Things 3, un personaggio tanto bello quanto odiato in passato, ma che riesce ad assumere una caratura, una profondità del tutto nuova grazie ai tanti dettagli inediti svelati sul suo passato, e che ci fanno affezionare inevitabilmente al suo personaggio, supportato anche da una prova di Dacre Montgomery sontuosa. Discorso non dissimile per quanto riguarda il personaggio di Erica, sorella di Lucas vista in maniera ricorrente nella seconda stagione, e che in questa terza riuscirà a far sentire la sua voce all’interno del gruppo grazie al carattere vispo, provocatorio ma anche molto intelligente. Fondamentale anche la new entry Robin, interpretata da Maya Thurman Hawke, ragazza bella, forte e brillante che lavora con Steve presso la gelateria “Ahoy” dello Starcourt Mall, e che è la più grande rivelazione di questa stagione con un personaggio scritto e recitato benissimo, le cui sequenze con lo Steve di Joe Keery sono un continuo crescendo culminando in un’amicizia profondamente sentita, inseparabile e una chimica davvero unica.

Ma a proposito di chimica e grandi rivelazioni, si menzionava all’inizio di come Stranger Things 3 abbia all’interno un cuore immenso, frutto di un lavoro meticoloso dei fratelli Duffer che hanno pensato bene di ritornare più alla struttura della prima stagione che della seconda. Un passo indietro che va ripercuotendosi non solo nel ritmo serrato o alla narrativa più matura, quasi horror a tratti, ma bensì nello spirito emotivo dei personaggi e in ciò che vuole andare a trasmettere la serie. Se infatti la terza stagione di Stranger Things – come detto – ha delle tonalità del tutto diverse rispetto ai precedenti lavori – in questa stagione il Sottosopra non si vede minimamente, né tanto meno le tonalità blu e tetre che caratterizzavano quel mondo – si rimane incantati di come si sia curata in maniera estrema la storia così come i personaggi e interazioni che ne derivano. Sì è spiazzati da come funzionino tutti bene – davvero troppo – insieme, come ad esempio il gruppo formato da Robin, Erica, Steve e Dustin, personalità così diverse tra loro ma che coesistono e si aiutano come davvero non ci si aspetta. Discorso molto simile per i “ragazzini” dello show, le cui dinamiche amorose non regrediscono il tono generale, ma anzi lo avvalorano come ad esempio Suzie, la fatidica ragazza di Dustin, che è protagonista di una delle sequenze più memorabili ed evocative della stagione. Così come Mille Bobby Brown sempre bravissima, o il cast nella sua interezza. Solo Noah Schnapp è l’unico ad essere rimasto “indietro” rispetto agli altri, ma diciamo che la storia e la situazione del suo personaggio – soprattutto in questa stagione – non lo aiuta a svilupparsi o proporre qualcosa di diverso. Si esimono da questo discorso invece gli ormai iconici Hopper e Joyce, sempre pieni di screzi e litigi, ma che formano una formidabile squadra in questo viaggio che li vede alle prese con il Dr. Alexei Smirnoff – altro nuovo ingresso dall’impatto emotivo altissimo – e il cospirazionista, già conosciuto nella precedente stagione, Murray Bauman nella loro lotta contro i russi che vogliono aprire la porta per il Sottosopra. Ciascuno di loro viene delineato e fatto emergere con cura unica e, soprattutto Hopper, ha un cambiamento, un’evoluzione tale da essere a conti fatti non solo il miglior personaggio di Stranger Things, ma tra i personaggi meglio scritti e stratificati dell’intero panorama televisivo recente.

Commento:
Di pari passo con la crescita degli attori e dei loro personaggi, Stranger Things matura, si prende sul serio e regala quella che è senza ombra di dubbio la migliore stagione mai realizzata. Stranger Things 3 che ritorna alle origini con una narrazione pienissima di contenuti e senza episodi filler che ne vadano a diluire inutilmente la storia. Una stagione dalle tinte horror e più adulte, senza però snaturare l’essenza scherzosa e geek del gruppo e della serie. Un gruppo sempre più affiatato in cui ogni personaggio si migliora e ha lo sviluppo e approfondimento che si merita, insieme a tanti nuovi ingressi di spessore che spiccano per bravura e chimica con i volti “noti” – Robin tra tutti. Una stagione che nonostante qualche piccolo svarione è tra le migliori produzioni per il piccolo schermo, e in cui il Jim Hooper di David Harbour risulta essere in assoluto uno dei personaggi meglio scritti e più complessi dell’intero panorama televisivo.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.1

Cast

9.7/10

Regia

9.1/10

Sceneggiatura

8.8/10

Montaggio

8.5/10

Colonna Sonora

9.3/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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