Recensione – Toy Story 4

Trama:
Woody, Buzz e il resto della banda si imbarcano in una nuova avventura in compagnia dell’ultimo arrivato nella stanza di Bonnie: Forky. Durante il viaggio, vecchi e nuovi amici contribuiscono a creare momenti magici.

Cast (Vocale):
Tom Hanks, Tim Allen, Annie Potts, Tony Hale, Jordan Peele, Keegan-Michael Key, Christina Hendricks, Joan Cusack, Wallace Shawn, John Ratzenberger, Blake Clark, Don Rickles, Estelle Harris, Jeff Pidgeon, Keanu Reeves, Madeleine McGraw e Ally Maki.

immagini per toy story 4

Nonostante le perplessità iniziali sulla realizzazione di un nuovo capitolo di Toy Story a distanza di ben undici anni dal secondo capitolo, Toy Story 3 non solo si è rivelato il miglior film del franchise, ma anche una delle pellicole più curate, delicate e intime nell’intero panorama cinematografico, nonché una chiusura pressoché perfetta delle avventure di Woody e Buzz. Col quarto capitolo la situazione è stata abbastanza analoga: sono passati ben nove anni da quello storico terzo capitolo, e se da un lato il cerchio si era chiuso in maniera soddisfacente non sentendo l’assoluto bisogno di una nuova storia – magari anche dettata da una scelta commerciale – dall’altro tra Toy Story 3, Alla ricerca di Dory e il più recente Gli Incredibili 2, bisogna concedere alla Pixar il beneficio del dubbio visti gli ottimi lavori svolti con i suoi sequel. Ed effettivamente Toy Story 4 è l’ennesimo centro della casa di produzione californiana.

Un piccolo flashback ambientato nove anni prima degli eventi di Toy Story 3, e che spiega i motivi per cui Bo Peep non ne ha preso parte, ci inizializza a Toy Story 4 che si svolge a distanza di soli due mesi dal precedente capitolo. Bonnie, che ha ricevuto i noti giocattoli da Andy, ormai cresciuto e in procinto di andare al college, si diverte a giocare in loro compagnia e anche Woody, Buzz, Jessie e il resto della brigata si trovano benissimo nella loro nuova casa. Tuttavia, in mezzo a tanto divertimento frutto della fervida immaginazione della piccola Bonnie, Woody deve fare i conti con l’essere lasciato sempre in disparte, dimenticato, da Bonnie che gli preferisce altri giocattoli. Un giorno Bonnie durante l’orientamento all’asilo, sentendosi sola e non riuscendo a fare amicizia con nessuno, pensa bene di creare con degli oggetti Forky, una forchetta di plastica e altri scarti che inaspettatamente prende vita e che diventa il suo giocattolo preferito. Senza addentrarsi ulteriormente nella trama, Woody, dovendo confrontarsi con questo nuovo status di “giocattolo dimenticato” e comprendendo l’importanza di Forky per Bonnie – che però si sente semplice spazzatura e non un giocattolo – farà di tutto per far sì che la forchetta resti vicina alla sua piccola creatrice.

Con una premessa semplicissima ma che reincarna perfettamente lo spirito di Toy Story, questo quarto capitolo è così conciso e complementare del percorso intrapreso dal precedente, adesso percepito meno come chiusura e più come un continuo. Toy Story 4 continua infatti direttamente quel capitolo ambientandosi a stretto giro da quel finale, e che propone una storia divertente e dalle grasse risate ma con una narrativa e uno stile sorprendente per il respiro e l’espansività che dona alla saga. Toy Story 4 è il capitolo più stratificato della saga. Non ha la potenza e l’emotività finale del tre, ma ha all’interno una passione di fondo e tanti piccoli momenti toccanti inanellati uno dietro l’altro che lo rendono un film riuscitissimo. Nonostante tutti gli anni passati non vuole essere un capitolo di rottura, ma bensì arricchisce quella struttura espandendola smisuratamente. Si spazia da momenti più leggeri a quelli più drammatici come se nulla fosse, come con altrettanta facilità si cambia da tonalità più drammatiche dure e pure, all’horror o alla commedia più infima e sottile nel suo umorismo. Questo quarto film è come un grosso calderone in cui si va ad inserire un po’ di tutto, riuscendo però ad avere un comune denominatore che lo rende omogeneo, credibile e armonico. I giocattoli escono da quella “comfort zone” che li vedeva gironzolare tra la casa di Andy, il Pizza Planet, il supermercato di Al o l’asilo del temuto Lotso, per essere “gettati” nel mondo aperto: duro, ineluttabile e in cui si può sopravvivere solo grazie alle proprie abilità. Proprio questa sensazione di abbandono è ciò attorno al quale si poggia Toy Story 4: un capitolo che lascia aperte tante situazioni e storie da raccontare in futuro in eventuali spin-off o capitoli canonici, ma che d’altro canto chiude definitivamente i percorsi di molti personaggi che abbiamo imparato ad amare dal lontano 1995.

Non a caso questo quarto capitolo va focalizzandosi davvero su pochi personaggi storici della saga – in particolar modo su uno – lasciando tutti gli altri così in disparte come a sottolineare platealmente che questa non è la loro storia. Però, come per i precedenti, questo nuovo capitolo non si limita dal presentare tanti personaggi nuovi, riuscendoli a caratterizzare innanzitutto esteticamente con una resa fantastica e unica – anche le ambientazioni in svariati frangenti rasentano il realismo – per poi tratteggiarli con elementi distintivi, caratteriali o del loro background, in una maniera così intima da affezionarcisi in pochissimo tempo come se fossero appartenuti a questo mondo da sempre. Bo Peep è un personaggio figlio del movimento #metoo dei giorni nostri, ma ciò nonostante riesce ad avere un’integrazione, una credibilità e funzionalità nella storia ineccepibile; così come lo stesso Forky o Ducky e Bunny, due peluche del tiro a segno attaccati insieme, che insieme alla piccola forchetta regalano i momenti più divertenti a cui è impossibile trattenere le risate. Notevole è anche il ruolo di Gabby Gabby, una bambola che non è mai stata scelta dalla sua bambina dei sogni a causa del suo riproduttore vocale a cordicella difettoso, e che è al centro di sequenze tesissime e quasi horror per un film di questo stampo; così come l’ultimo arrivato Duke Caboom, un giocattolo stunt-man canadese, che in originale viene doppiato da Keanu Reeves, e che nonostante il ruolo marginale riesce a colpire dentro con una vasta gamma di gag divertenti o toccanti nella loro tristezza. Ottimo anche l’adattamento italiano, che vede ritornare per l’occasione tantissime voci note, che ha trattato la dipartita del caro Fabrizio Frizzi con delicatezza e professionalità affidando ad Angelo Maggi, doppiatore storico di Tom Hanks, l’arduo compito di doppiare Woody – scelta riuscitissima – così come Luca Laurenti nei panni di Forky che, dopo un inizio spaesato, si dimostra essere una voce pertinente per l’autolesionista forchetta.

Commento:
A voler trovare proprio un difetto, a Toy Story 4 manca giusto un po’ di quella iconicità musicale nel proporre qualche brano inedito all’altezza del toccante “Hai un amico in me”. Tuttavia, vista la sua complessità, resta un problema davvero marginale per un capitolo che è un’autentica sorpresa e la cui visione diventa imprescindibile all’interno dell’ecosistema di Toy Story e dell’epilogo della saga e dei suoi protagonisti. Un film che è la maturità definitiva per una storia che sembrava aver già detto tutto nel precedente capitolo, e che invece risulta essere quella più d’ampio respiro, complessa e stratificata di tutti riuscendo però a mantenere intatto lo spirito che ha sempre contraddistinto la saga. Un capitolo dal cuore immenso e che fa ridere, piangere, fa emozionare su tutti i livelli e che ha una varietà e una timbrica all’interno che spazia dalla commedia, all’horror ai sentimentalismi più puri e toccanti. Per un capitolo durato ben ventiquattro anni e che stavolta sembra volgere a termine sul serio.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.4

Cast

9.8/10

Regia

9.5/10

Sceneggiatura

9.5/10

Montaggio

9.2/10

Colonna Sonora

8.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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