Recensione – Il Re Leone

Trama:
Tradito dallo zio che ha ordito un terribile complotto per prendere il potere, il piccolo Simba, leoncino figlio del re della foresta, affronta il proprio destino nel cuore della savana.

Cast (Vocale):
Marco mengoni, Vittorio Thermes, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Massimo Popolizio, Elisa, Toni Garrani, Emiliano Coltorti, Rossella Acerbo, Paolo Vivizio, Antonella Giannini e Luca Ward.

Dopo lo strepitoso successo del live action de Il Libro della Giungla, Jon Favreau ritorna dietro la macchina da presa per cimentarsi nel rifacimento di uno dei Classici Disney più amati e apprezzati di sempre: Il Re Leone. L’approccio è lo stesso dell’acclamata pellicola del 2016: un film interamente animato al computer in maniera fotorealistica, e che in questo caso non avrà neanche un singolo essere “reale” all’interno visto che, rispetto al Libro della Giungla, nel Re Leone sono presenti solo animali. Così, a tre anni di distanza da un’opera che aveva settato nuovi standard nel campo della CGI, Jon Favreau punta ancora più in alto offrendo un prodotto graficamente sconvolgente ma che perde di quell’estetica ed espressività che erano gli elementi più riusciti e caratterizzanti del Libro della Giungla, per un risultato comunque eccelso ma che non soddisferà affatto tutti.

Se infatti dal punto di vista artistico la scelta di un live action realistico dell’omonima pellicola riduceva il margine di manovra sul come realizzare e mostrare gli svariati animali che popolano la storia di Simba, ciò che delude di questo Re Leone è la copia carbone che rappresenta rispetto al film del 1994. Non che Il Libro della Giungla fosse un film rivoluzionario o che prendesse la storia di Mowgli stravolgendola del tutto, ma quantomeno si prendeva la libertà di ampliare quell’immaginario offrendo sequenze inedite e con un approccio diverso da quello noto. Questo non avviene nel live action de Il Re Leone che, all’infuori di scelte marginali, come ad esempio battute diverse o personaggi aggiunti in sequenze che originariamente non vedevano la loro presenza, prende il cartone del 1994 e lo ricalca in tutto e per tutto, non potendo però contare su quella cifra stilistica del film di Roger Allers e Rob Minkoff, nonché sull’effetto novità di una storia inedita che oggi è ormai da decenni nell’immaginario collettivo. Tuttavia, malgrado l’estremo realismo stoni in diversi frangenti come ad esempio – e soprattutto – nelle parti cantate che appaiono troppo caricaturali e sconnesse – quasi raccapriccianti – Jon Favreau riesce a dare cuore a una pellicola dagli interpreti monoespressivi e piatti – visto che gli animali reali non hanno espressività – regalando più di qualche sequenza evocativa nella sua regia, fotografia e carica emotiva nel rivivere momenti iconici che hanno segnato l’infanzia di chiunque.

Il Re Leone è così un film dalle due anime: una in cui questo realismo fa strabuzzare gli occhi tanto è maestoso e impensabile ciò che sono riusciti a realizzare; ma un’altra in cui non si è del tutto convinti della loro resa in “movimento”. A stretto giro con questo problema si collega la pellicola in sé: debole nella prima parte, ma di gran lunga più suggestiva e godibile nella seconda metà. Se il cartone aveva infatti a supporto una ricercatezza visiva che la rendeva onirica in tutto ciò che mostrava. La pellicola, tranne in brevi tratti, inizialmente soffre ciò, per poi riprendersi dal momento in cui Simba conosce Timon e Pumbaa e di conseguenza diventa adulto. Proprio Timon e Pumbaa sono tra i personaggi meglio riusciti e caratterizzati della pellicola che, per quanto sia strano vederli nella loro controparte reale, funzionano estremamente bene regalando i momenti più divertenti e comici nonostante lo spiazzo iniziale dovuto alla loro estetica. Il film è cosi una copia 1:1 del Classico Disney se non per piccolissimi particolari, come ad esempio un Rafiki meno esuberante e più guida spirituale delle Terre del Branco, si capisce bene come l’analisi (o le criticità) di questo live action non siano da attribuire alla narrativa – visto che alla fine ne si conosce già la bontà – ma appunto sul suo adagiarsi a quella storia senza aggiungere nulla, e sul lato grafico ed estetico sul quale si è abbondantemente parlato.

A dispetto di ciò Il Re Leone – per quanto sia soggettivo il fattore di gradimento alla luce di una scelta così realistica e che accantona del tutto quel poco di espressività che ne giovava molto al Libro della Giungla – rappresenta senza ombra di dubbio un passo storico nel campo della CGI, sembrando a tutti gli effetti un girato reale e che nessuno – se non in qualche piccola sbavatura tecnica – ne riuscirebbe a distinguere la differenza. Un lavoro fondamentale nel dare spessore e caratterizzare i numerosi personaggi – comunque nei limiti visto l’ancoraggio alla realtà – che va fondendosi molto bene ad un altro aspetto basilare nella rappresentazione dei personaggi: il doppiaggio. Protagonista di aspre critiche per la scelta di assumere personalità note in altri campi più che in quello del doppiaggio – all’estero nessuno se ne scandalizza – la divisione italiana della Disney ha effettuato delle scelte interessanti e per nulla scontate. Se di fatto sarebbe stato impossibile replicare lavori di gente del livello di Vittorio Gassman nei panni di Mufasa o Tonino Accolla in quelli di Timon, Disney Italia è stata lungimirante nello scegliere un cast variegato e che alternasse personalità di spicco e collaudate in questo settore, ad altre al loro debutto assoluto in camera di doppiaggio. L’eccellenza è rappresentata dal leggendario Luca Ward che sostiene totalmente il ruolo di Mufasa con la sua profonde voce; ma sono indubbiamente riuscite le scelte di Edoardo Leo e Stefano Fresi nei rispettivi ruoli di Timon e Pumbaa che, dopo un effetto straniante dovuto all’essere abituati a determinate voci per iconici personaggi, svolgono un lavoro encomiabile e per nulla superficiale. Chi è però che sorprende su tutta la linea è Marco Mengoni nelle vesti di Simba adulto, il più preso di mira per queste scelte sempre più ricorrenti del puntare su personalità note ma meno invischiate con il mondo del cinema, e che invece è tra le migliori voci del film con una tonalità, dizione totalmente diversa rispetto al suo noto cantato, che lo rendono pressoché perfetto per il ruolo di Simba, un po’ inconsistente e poco duro nelle fasi più concitate e più complicate, ma quello è un difetto da attribuire all’inesperienza nel doppiaggio e nella recitazione. Discorso diverso per Elisa che se nel cantato non ha eguali con la sua voce – ma tutte le parti cantate del film sono realizzate perfettamente – non convince appieno nella sua parte di Nala adulta, come se fosse distanziata e poco empatica nei confronti del suo personaggio.

Commento:
Frutto di un miracolo visivo che setta nuovi standard a cui ambire nel campo dell’animazione digitale, Il Re Leone è però un film figlio del successo (e incassi) facili. Una copia carbone che ricalca pressoché perfettamente il leggendario cartone del 1994, senza però aggiungere alla storia o a quel mondo, un qualche elemento che lo rendesse un filo più appetibile. Una pellicola maestosa visivamente, ma che punta troppo sull’estremo realismo degli animali accantonando quel poco di espressività che faceva la differenza nel live action de Il Libro della Giungla. Inoltre questo aspetto collide con le parti cantate che risultano un po’ raccapriccianti e meno ispirate, laddove invece il doppiaggio (e l’adattamento italiano) ha avuto un lavoro attento e oculato offrendo un cast variegato con il collaudato Luca Ward e il sorprendente Marco Mengoni a primeggiare su tutti.

Giudizio Finale:

Buono
7.8

Cast

9.0/10

Regia

9.0/10

Sceneggiatura

5.0/10

Montaggio

6.0/10

Colonna Sonora

9.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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