Recensione – Glow (Stagione 3)

Trama:
Dopo l’improvvisa cancellazione di Glow, Ray, proprietario del Fan-Tan Hotel and Casino di Las Vegas, offre alle ragazze l’opportunità di continuare a recitare dal vivo, nel loro show nel suo locale. Davanti un’offerta impossibile da rifiutare tutto il cast di Glow parte così alla volta della città che non dorme mai: Las Vegas.

Cast:
Alison Brie, Betty Gilpin, Sydelle Noel, Britney Young, Marc Maron, Britt Baron, Kate Nash, Gayle Rankin, Kia Stevens, Jackie Tohn e Chris Lowell.

Poggiandosi pienamente su interpretazioni intime e una scrittura stratificata e mai banale, ritorna Glow che, nonostante un successo di pubblico piuttosto limitato rapportato alla qualità dello show, è riuscito ad assicurarsi una terza stagione che ha però un problema non del tutto irrilevante: non è più una serie sul wrestling. Se infatti lo spirito della serie rimane intatto continuando ad ammaliare grazie a dei personaggi sfaccettati, scritti benissimo e con cui è impossibile non empatizzare, bisogna riconoscere come la terza stagione di Glow sia un qualcosa di diverso dal passato e che ne va a snaturare in parte l’incipit dal quale tutto ebbe inizio. Glow è un prodotto ottimo – eccellente a tratti – e questa terza stagione ne conferma la qualità altissima solo che, appunto, ci si ritrova davanti una produzione più improntata all’aspetto psicologico, introspezionistico di Ruth e compagnia, offrendo una stagione sì affascinante e piena zeppa di evoluzioni, involuzioni o progressi, ma che non progredisce nella storia pura e che ha portato alla nascita di Glow.

Questa terza stagione inizia ricollegandosi al potente cliffhanger della precedente: le Gorgeous Ladies of Wrestling si esibiscono in una serie di performance al “Fan-Tan Hotel and Casino” di Las Vegas, un albergo nel quale alloggiano e che fungerà come ambientazione di questa nuova stagione per le note wrestler. In realtà, come detto in precedenza, per vedere un po’ di wrestling bisognerà aspettare il quinto episodio, performance che rimarranno sempre fine a sé stesse così come tutto ciò che riguarda questo mondo televisivo/sportivo, divenuto un contorno e non più il focus della serie in questo momento della vita dei personaggi. Ed effettivamente uno dei motivi del cambio di registro di Glow risiede proprio “a causa” delle situazioni personali, private che stanno attraverso tutti i protagonisti: alla ricerca del loro successo, della loro strada, sessualità o esplorazione di qualsiasi altro percorso che gli era stato precluso o al quale pensavano di non appartenere. È un lavoro meticoloso, un po’ ridetto visto che si trattano di tematiche sul quale sembra ormai puntare e introdurre ogni serie Netflix così da prendere un determinato target o una fetta di pubblico più ampia però, rispetto ad altre produzioni, la sensazione è quella di essere dinnanzi a qualcosa di coerente e giustificato narrativamente, anche grazie a una scrittura che rimane straordinaria.

“È uno show sui corpi femminili” diceva Alison Brie durante la prima presentazione dello show, ed effettivamente, nonostante una certa contraddizione di fondo in ciò che era prima Glow e ciò che invece è in questa terza stagione, si lavora per svilupparne quell’aspetto, un aspetto che non tralascia né dimentica i personaggi maschili – mai tanto cruciali e fondamentali in Glow come in quest’ultima stagione – ma che rende palpabile il voler rendere queste ragazze la forza trainante di tutto più che mai, laddove invece le figure maschili attraversano dei momenti che li rendono meno funzionali e coinvolti nello spettacolo televisivo ma più sul lato personale. È una scelta coraggiosa, ma Glow si reinventa con un approccio più provocatorio e violento dell’esplorazione degli anni 80, risultando così una produzione più audace, ancor di più senza filtri, e in cui ogni personaggio può appunto virare e andare dove vuole senza limitazioni di nessun tipo.

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Non è il caso di Ruth, che ha la storyline più ordinaria e meno audace di tutto il cast insieme a Debbie e Sam – ma non per questo meno riuscite, in particolar modo l’evoluzione di Sam e la bravura di Marc Maron nel trasmettere il devasto del suo personaggio è così viscerale come davvero pochi personaggi televisivi. Ma, chi più chi meno, ha la propria evoluzione che va coincidendo con una maturazione che porta la narrazione di Glow a un livello ancora più alto e intimo. Sono emblematici di ciò i percorsi di RhondaBash o quello di Sheila, personalità sempre marginali negli anni precedenti e sul quale questa terza stagione ci si dedica ampiamente offrendo delle storyline solide che colpiscono fortissimo per la loro intimità e sofferenza del momento che stanno attraverso o sprofondando. È una serie che riesce a non risultare mai banale, anche quando si tratta di esternare l’ennesima battuta squallida di Sam o inscenare l’elemento più scontato e banale della storia, Glow ci si ferma e, anche grazie a un cast straordinario in lungo e largo dal primo all’ultimo interprete, riesce ad imprimere dei sentimenti così forti a cui non si può restare indifferenti, e proprio la direzione in cui vira il finale lascia presagire uno step ancora più alto, volto a migliorarsi e reinventarsi senza mai guardare indietro.

Commento:
Nonostante sia un prodotto di gran lunga differente col passato (sia nelle premesse che nelle intenzioni), Glow mette da parte la sua anima da wrestler per focalizzarsi sulla psiche dei personaggi: la loro crescita, evoluzione, introspezione. Una serie che si reinventa riuscendo a proporre una stagione altrettanto interessante e all’altezza delle passate, mantenendo però la sua eccellente scrittura – tra le migliori produzioni Netflix e televisive in generale – e andando a proporre un qualcosa di inedito nel mondo di Glow ma con una coerenza e naturalezza che solo una scrittura del genere può offrire. Il tutto supportato da un cast in stato di grazie in cui ogni singolo attore, anche il più marginale, riesce a imprimere al proprio personaggio una personalità, affabilità con il quale è impossibile non empatizzare e che eleva e fa sentire propria una storia che a primo acchito sembra essere esagerata, caricaturale e lontana anni luce da noi.

Giudizio Finale:

Ottimo
8.5

Cast

9.7/10

Regia

8.7/10

Sceneggiatura

8.2/10

Montaggio

8.0/10

Colonna Sonora

7.8/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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