Recensione – Hannibal (Stagione 2)

Trama:
Will che conosce la verità sullo Squartatore di Chesapeake, dovrà lottare non solo per farsi credere, ma per riconquistare la fiducia di chi gli vuole bene, prima tra tutti l’amata Alana. Tuttavia, nonostante Will si trovi in prigione, la squadra dell’FBI capitanata da Jack Crawford continuerà ad occuparsi di serial killer, con l’aiuto delle abilità del dottor Lecter.

Cast:
Mads Mikkelsen, Hugh Dancy, Caroline Dhavernas, Hettienne Park, Laurence Fishburne, Scott Thompson, Aaron Abrams e Gillian Anderson.

Basata sui romanzi di Thomas Harris, la prima stagione di Hannibal è stata un piccolo gioiellino nel panorama televisivo che diventa, di anno in anno, sempre più affollato con prodotti che non vanno oltre la prima stagione, al di fuori della loro qualità. Proprio a questo destino sembrava indirizzata Hannibal, una serie con interpretazioni magistrali, fotografia intensa e sempre azzeccata, una sceneggiatura da rabbrividire – nel senso positivo del termine – e che non aveva praticamente mai fallito, non un singolo episodio, ma un singolo fotogramma all’interno di un’intensa prima stagione. Hannibal così come il caro dottor Lecter, ha mostrato i denti al momento giusto e, nonostante degli ascolti non esaltanti, si è guadagnata una seconda stagione che ci ha letteralmente lasciato di stucco. Seconda stagione che lascia invariata la formula (vincente) dello scorso anno. Ognuno dei tredici episodi ha all’interno un caso da risolvere, con la piccola variante però che stavolta Will Graham si trova dietro alle sbarre in seguito all’accusa di essere lo Squartatore di Chesapeake. Tuttavia l’aiuto di Will è un aiuto a cui non si può rinunciare, ed ecco che amici e colleghi trovano sempre qualche modo per coinvolgerlo nei casi, dandogli nel frattempo l’occasione di poter smascherare l’omicida che corrisponde al nome di Hannibal Lecter, e che lo ha incastrato dietro le sbarre.

Una stagione che rispetto alla precedente non ne fa dello Squartatore il protagonista, con questi omicidi inscenati sempre con una potenza visiva pazzesca andando a omaggiare la vittima stessa. Ma si focalizza sin da subito sul particolare rapporto tra Will e Hannibal, un rapporto che si trasforma ben presto in un amore platonico, assurdo, ma sorprendentemente credibile nella propria assurdità. Un Will non più intenzionato a smascherare il cannibale Hannibal, ma incuriosito nel capirne la natura, affascinato così tanto da diventarci amico e mettere più di una volta in dubbio non solo la propria integrità mentale (e morale), ma da quale parte stia realmente: Jack o Hannibal. Questo intreccio che si va a creare, e ad approfondire in tutte le successive puntate fino all’inevitabile resa dei conti, fa sì che si abbia una stagione priva di particolari colpi di scena, ad eccezione del finale – che non è necessariamente un dato negativo. Stagione che inizia con un potentissimo flash forward che vede protagonisti di uno scontro all’ultimo sangue Jack e Hannibal. Un avvenimento che ci accompagnerà per tutta la seconda stagione, dato che gli avvenimenti narrati riguardano tutto ciò successo antecedentemente a quel momento, ma che permette alla serie di guadagnarne sotto tanti aspetti, soprattutto in termini dell’attesa e attenzione sempre alta nello scoprire come si conclude la vicenda tra i due e come si è arrivati a quello scontro.

Una curiosità che verrà soddisfatta solo all’ultima puntata, una puntata che appare più come un finale di serie che di stagione. Difatti “Mizumono” è il finale perfetto per una stagione perfetta. Una stagione che si è premurata di aggiungere episodio dopo episodio diversi elementi, linee narrative parallele ma che non si sono mai incrociate, se non nel finale. Mizumono è tutto ciò che lo spettatore avrebbe voluto, ma anche quello che non avrebbe minimamente immaginato. Un episodio che si fa carico della stagione appena trascorsa e che esplode in un finale devastante. Lo si capisce fin dalle prime inquadrature – dove non solo l’episodio è diretto magistralmente da David Slade che offre una regia da incorniciare – ma è così tanto curato da regalare anche al più piccolo elemento visivo all’interno dell’inquadratura tutto un significato che va ad amalgamarsi perfettamente con quella che è l’essenza di Hannibal. Finale che consacra la sceneggiatura di Bryan Fuller come una delle migliori del 2014, anche grazie a una coppia di protagonisti che è stata splendida nella prima stagione, ma superlativa nella seconda. Non a caso se il finale di stagione ha assunto una carica emotiva di grandissima portata, gran parte del merito va a Hugh Dancy e Mads Mikkelsen che si sono calati perfettamente nei rispettivi ruoli, facendoci affezionare a dei personaggi per certi versi atipici, ma che hanno creato un legame tra di loro a cui è davvero difficile non restarne affascinati.

Ma, tornando allo splendido finale, esso è la perfetta rappresentazione di che cosa voleva essere questa stagione. Una stagione fatta di approfondimento, di legami umani e di cambiamenti. Tutti elementi chiave che si vanno a riscontare nel comportamento omicida finale di Hannibal. Un Hannibal cambiato rispetto alla prima stagione, Hannibal che ha permesso ad una persona (Will) di entrare nella propria vita e fargli provare sentimenti, sentimenti che lo hanno profondamente cambiato – ad esempio il fatto di concedere a tutti loro una seconda chance – che lo hanno per certi versi umanizzato, ma che successivamente si sono tramutati in una folle rabbia omicida dinnanzi al tradimento dell’unico uomo di cui si sia mai fidato. Faccia a faccia tra i due da brividi, dove Hannibal per la prima volta si toglie l’armatura e mostra i propri sentimenti, per uno scontro che termina in un pianto liberatorio mentre accoltella il suo migliore amico in una partita che, però, risulta essere persa da entrambe le parti. Una conclusione di stagione che lascia il dottor Lecter unico sopravvissuto (o forse no?) per una resa dei conti e un finale dei più coraggiosi e soddisfacenti di tutto il panorama televisivo, e che appare come un punto di partenza per un nuovo inizio, un inizio che necessiterà di un radicale cambiamento per lo show e la sua delicata natura.

Commento:
Prodotto prelibato e d’eccellenza all’interno di un panorama televisivo sempre più affollato e saturo, la seconda stagione di Hannibal conferma tutta quella maestosità visiva, scenica e registica che aveva contraddistinto il suo debutto. Una stagione che riprende pesantemente la struttura della precedente, espandendola però smisuratamente e caratterizzandola di una profondità e classe in ogni singolo fotogramma da attrarre e risultare come qualcosa di completamente inedito. Una serie non per tutti, ma che nella sua “nicchia”, intimità e peculiarità, rappresenta tutto il “come” andrebbe fatta, studiata, vista e trasmessa la televisione moderna.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.5

Cast

9.8/10

Regia

10.0/10

Sceneggiatura

9.6/10

Montaggio

8.8/10

Colonna Sonora

9.5/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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