Recensione – Joker

Trama:
Arthur Fleck, attore comico fallito ed ignorato dalla società, vaga per le strade di Gotham City iniziando una lenta e progressiva discesa negli abissi della follia, sino a divenire una delle peggiori menti criminali della storia.

Cast:
Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Frances Conroy, Brett Cullen, Douglas Hodge, Dante Pereira-Olson, Shea Whigham, Bill Camp, Glenn Fleshler, Leigh Gill, Josh Pais, Marc Maron, Brian Tyree Henry e Bryan Callen.

UN CAPOLAVORO ANNUNCIATO

Arthur Fleck nei panni di Joker

Joker è un capolavoro. Inutile girarci attorno o perdersi in chiacchiere futili e non necessarie. Ma ciò che sono riusciti a proporre Todd Phillips e Scott Silver con la loro reinterpretazione dell’iconico villain DC è un qualcosa di tanto magnifico, quanto disturbante nel suo coraggio di presentare una pellicola che è un intimo (e inedito) studio di un personaggio noto e trattato molteplici volte in passato, anche attraverso i media più disparati. Lo sfondo è quello di Gotham agli inizi degli anni ’80. Una città marcia, sporca, in cui la violenza dilaga e dove gli abitanti vivono “spaccati” tra le classi sociali ricche e quelle maggiormente disagiate. Una città in cui malumore cresce a causa delle condizioni sempre più irrilevanti e dimenticate in cui vivono.

In mezzo a loro ci sta Arthur Fleck. Una persona chiusa in sé, che vive con la madre in un appartamento dei bassifondi e che sogna di diventare un cabarettista come il suo idolo televisivo Murray Franklin. Arthur però è una persona depressa, priva di un qualsiasi senso dell’umorismo, o quantomeno un umorismo “normale” e condivisibile dalle piccole o grosse platee, che lo rilega a lavorare come pagliaccio nonostante i suoi numerosi disturbi, in particolar modo uno raro che gli provoca involontari, improvvisi e incontrollabili attacchi di risa in qualsiasi occasione creandogli non pochi problemi. Arthur è così vittima di Gotham: del suo malessere, del suo menefreghismo, della sua noncuranza per il prossimo e che lo inghiottirà sempre più in un baratro di follia fino a quando risulterà essere, in realtà, la sua salvezza.

LA PSICOPATIA DAGLI OCCHI DI UNO PSICOPATICO

Gli attacchi di risa di Arthur

Da queste premesse nasce Joker (che appartiene ad una nuova etichetta DC denominata “Black“). Una pellicola che si allontana dai canoni classici supereroistici dei film Marvel o DC. Proponendosi come qualcosa di completamente nuovo e geniale nel suo modo di re-immaginare un personaggio con una storia ben ancorata alla realtà e lontana anni luci da quel modello rappresentanza fumettistica.

Joker è la dimostrazione di come non ci sia bisogno di eroi e superpoteri per restare abbagliati dalla bellezza di un cinecomic. Arrivando al momento giusto tra i tanti film basati da fumetti – tutti godibili ma pressoché uguali . Con una storia matura, audace e macabra nel suo modo di rappresentare l’ascesa di un uomo singolare su Gotham City. È un film che esplode nel suo modo di porre al centro di tutto l’uomo, Arthur. Con una lavorazione psicologica dietro che è devastante per come racconta tutta la psicopatia dagli occhi di uno psicopatico. Arthur è il fulcro di tutto. È incline all’anarchia è viene letteralmente corroso da una società sempre più marcia. Contrapponendosi alla nostra di società sempre più cattiva e pronta ad insultare il prossimo senza conoscerne il passato.

LA GLORIFICAZIONE DEL MALE

Joker e Murray Franklin

Proprio il background è uno dei punti più centrati del film e sul quale ruota tutto un concetto dietro che Arthur ripeterà in continuazione: “la gente parla, giudica, senza sapere nulla delle persone”. È come se Todd Phillips avesse preso il male più puro, glorificandolo per “esaltare” questa società malata che trasforma le persone da vittime a carnefici.

Questo è il percorso di Arthur. Una glorificazione umana che parte dai bassifondi di Gotham City; prende consapevolezza del suo potere; abbraccia l’oscurità e scende negli abissi più profondi uscendone rinato tra il fuoco, il sangue e il caos. Un superpotere che è da trovare nel risentimento, nel narcisismo di Joker che fa della sua fragilità un carisma furioso e inarrestabile. Un viaggio nella psicosi di un uomo danneggiato che rendono Joker un film quasi horror, dall’ansia e malessere perenne per tutta la visione. Una proposta cinematografica che non era mai stata fatta in questo campo, ma che comunque è confezionata in un certo modo per far pressione su svariati aspetti – soprattutto nell’ottica dei premi.

UN PHOENIX DA OSCAR

Joaquin Phoenix

Tutta la storia di Joker va infatti focalizzandosi sull’iconico criminale, ed ecco che gran parte del merito per il successo va a Joaquin Phoenix che presenta una metodica recitativa viscerale. Una performance avvincente che va dritta di prepotenza agli Oscar 2020. Phoenix appare in ogni minuto del film, dominandolo e mostrando tutto il suo talento grezzo che, finalmente, ha il palcoscenico che si merita. È violento, intimo, epico, una prova così ben assortita da scavare un solco con tutto ciò che si è visto in passato. Phoenix ha regalato una performance magistrale in cui viene “abitato” dalla follia da un uomo, fatto per ridere ma che non riesce a far ridere.

Un film che riesce a essere magistrale per la coesione che ha tra attore e scrittore-regista. Il primo che non scredita la visione dell’ultimo diventando, paradossalmente, la forza principale di un film che ha tanto da dire. Perché sì: Joker è un film confezionato come un capolavoro per far leva su determinati premi, questo è indubbio. Ma è interessante come al contempo riesca ad avere una sua rilevanza sociale. Una sua direzione artistica, scenica, di montaggio, di sound design – fenomenale la colonna sonora di Guðnadóttir – e furbizie varie, che solo abili cineasti riescono ad applicare. Facendo apparire tutti i precedenti cinecomic come dei semplici cartoni animati.

COMMENTO:

Opera dai valori artistici e sociali altissimi, Todd Phillips con il suo Joker sovverte totalmente il mondo e il modo di fare cinecomic, proponendo una pellicola intima, viscerale, macabra che reinterpreta abilmente le origini del villain più iconico di sempre. Un film confezionato da capolavoro con bene in mente la stagione dei premi. Ma che riesce ad avere una critica sociale contemporanea rendendolo più “terreno” e vicino di quanto ci si aspetti. Un cammino che porta Arthur a diventare da vittima a carnefice di Gotham. Supportato da una prova magistrale di Joaquin Phoenix il cui Oscar come miglior attore è praticamente certo. Un film con tecnicismi maniacali e una colonna sonora strepitosa. Violento, epico e in cui gli unici superpoteri sono il risentimento e il narcisismo derivante da una società marcia che sgretola in mille pezzi la fragilità di un uomo che diventa, però, inarrestabile.

Giudizio Finale

Capolavoro
10

Cast

10.0/10

Regia

10.0/10

Sceneggiatura

10.0/10

Montaggio

10.0/10

Colonna Sonora

10.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.