Speciale “Videogames” – Top Ten del decennio

In attesa di andare a scoprire i migliori e peggiori titoli del 2019, succede questo fatto che il 2020 segnerà l’inizio di un nuovo decennio. Quindi, perché non approfittarne per stilare una top ten del decennio con i migliori videogiochi del 2010-2019? Prima di iniziare però, alcune premesse.

Imparerete molto bene che in queste classifiche sono inclusi titoli che ho giocato e completato in questo decennio, ma che non necessariamente sono usciti all’interno dello stesso. Ciò significa che, prima di partire con “ma questo titolo è uscito prima del 2010”, ci troverete probabilmente anche giochi più vecchi. Inoltre, essendo che ho cominciato ad appuntare i titoli completati in maniera costante solo dal 2015, potrei essermi dimenticato qualche gioco per strada. Sotto questo aspetto sono andato un po’ a memoria sui primi titoli che mi sono venuti in mente e, in fin dei conti, se me ne sono dimenticato – per quanto qualche gioco possa essere stato di rilievo – non meritavano effettivamente di entrare in questa speciale classifica.

Non perdiamoci allora in ulteriori lungaggini e partiamo con i miei dieci giochi preferiti del decennio – anche se in realtà sono undici. Analizzando i miei titoli preferiti, ho avuto difficoltà a rimuoverne anche solo uno così da lasciarne dieci per la classifica. Visto e considerato allora che il sito è mio, e posso fare ciò che voglio, la top dieci diventa per l’occasione una top undici. Vediamo tutti i titoli.

La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor

11. La Terra di Mezzo: L’Ombra di Mordor

Non sono tanti i titoli di questa generazione ad appartenere a questa speciale classifica. Non tanto per la mancanza di giochi di spessore, tutt’altro, ma semplicemente perché nella passata generazione ritengo ci sia stata una maggiore focalizzazione su nuove IP o titoli già conosciuti con il quale mi sono avvicinato per la prima volta a svariati generi. Tuttavia, per quanto possa apparire contestabile, mi sento di iniziare questa classifica con uno dei titoli più riusciti e interessanti dell’intera generazione: L’ombra di Mordor.

Chiaramente ispirato nella struttura e nelle meccaniche ad Assassin’s Creed e Batman Arkham. La Terra di Mezzo affina quel gameplay proponendo un’idea alla base fortissima e che, personalmente, ho voluto premiare proprio per il coraggio e l’aspirazione che dovrebbe rappresentare il videogiocare oggi. Nello specifico sto parlando del “Nemesis System“. In un contesto storico in cui si punta più sull’impatto grafico, nella cura di questi mondi immensi, trovo che con il suo Nemesis System L’Ombra di Mordor abbia rappresentato una delle trovate più stimolanti e uniche della generazione. Un’innovazione sul quale puntare per la prossima – visto che la potenza dovrebbe permetterlo – così da offrire giochi sempre più sfaccettati e vivi.

Monkey Island: Special Edition

10. Monkey Island: Special Edition

Usciti su PS3 e Xbox 360 nel 2011 – quindi ci rientro nel decennio – i remake dei primi due capitoli di Monkey Island sono dei capolavori indiscutibili. Tralasciando i giochi in sé: per nulla invecchiati e con una scrittura così intelligente e di livello da far impallidire il 99% delle produzioni odierne. Ho inserito questa edizione dei giochi proprio per l’operazione di remake in sé. Monkey Island – Special Edition è un’edizione ricca e rispettosa dell’opera originale.

Grafica totalmente ridisegnata che non snatura l’originale, dialoghi interamente doppiati e colonna sonora rieseguita e rimasterizzata nella sua interezza. A questo si aggiunte un’interfaccia riprogettata da zero, e il sistema di suggerimenti che è geniale per far sì che le nuove leve avanzino tranquillamente nel gioco senza la necessità di stare lì a cercare aiuti su internet ogni cinque minuti. Inoltre la possibilità di passare alle grafiche e musiche e originali senza interruzioni di nessun tipo è un’aggiunta dalla lacrimuccia facile.

Speciale "Videogames" - Top Ten del decennio

9. Puppeteer

Capolavoro visivo ed estetico, Puppeteer è uno di quei giochi tanto bistrattati e sottovalutati, ma che in realtà nasconde sotto un vero e proprio gioiellino. Con la sua spettacolarità visiva e genialità nel level design, Puppeteer è quel tipo di gioco di cui ho più sentito la mancanza in questa generazione. Un gioco leggero, rilassante, che incantasse visivamente senza stare lì a preoccuparsi di superare un boss o non morire in continuazione. Una piccola perla targata Japan Studio che ricordo ancora con estremo calore.

Rayman Legends

8. Rayman Legends

Ubisoft, ma quando lo tiri fuori un nuovo Rayman? Legends prende l’ottimo Origins e lo eleva all’ennesima potenza. Rayman Legends è infatti non solo il miglior platform del decennio, ma del XXI secolo, senza discussioni. 120 livelli da far strabuzzare gli occhi e con un gameplay raffinato, divertente, sfaccettato ma impegnativo. Sterminato nei contenuti e che invoglia a esplorare ogni singolo angolo per completarlo al 100%. I livelli musicali sono poi delle genialate di game design, e il fatto che il gioco includa 40 livelli rimasterizzati di Origins un’aggiunta non da poco. Ubisoft! Realizza un nuovo Rayman!

Speciale "Videogames" - Top Ten del decennio

7. Mass Effect 2

Ho parlato abbondantemente dei titoli Bioware e del mio amore per gli RPG qui, non poteva dunque mancare il secondo capitolo di Mass Effect in questa classifica.

Avrà alcune meccaniche di gioco “migliorate” dal primo capitolo che in realtà hanno peggiorato il gioco (in primis il sistema delle armi), e in generale sotto questo aspetto è invecchiato generalmente male. Ma il mondo e la storia di Mass Effect continuano ad essere incredibili e soprattutto, se paragonate al recente Andromeda, si capisce bene come al netto di meccaniche arretrare se c’è dietro una storia di livello tutto passa in secondo piano.

Inserisco il secondo capitolo di Mass Effect proprio per questo. Per avere una storia pazzesca che porta la saga nell’olimpo dei videogiochi (non solo del decennio). Una storia scritta divinamente e con una caratterizzazione dei personaggi, anche il più secondario e trascurabile, che non ha eguali con nessun titolo, facendoci immergere in un mondo indimenticabile.

The Last Of Us

6. The Last Of Us

Non penso ci siano bisogno di presentazioni. In attesa del secondo capitolo in arrivo il prossimo anno, ho rigiocato recentemente alla versione remastered di The Last Of Us. E niente, rimane un titolone.

Anche questo, contestualizzato nel suo periodo d’uscita, rimane un gioco di rottura con tutto ciò fatto in passato e la maturità definitiva di Naughty Dog. Oggi, è meno d’impatto perché è stato precursore di un genere e un modo di intendere i videogiochi copiato da tantissime altre software house, ma è innegabile la bravura di Naughty Dog nel combinare perfettamente il gameplay con la narrativa.

Ciò che mi ha più sorpreso di The Last of Us – e che non ricordavo – è proprio il ritmo serrato che ha dall’inizio alla fine. Un gameplay ricco, non spettacolare ma che si fonde perfettamente e si eleva in funzione della storia. Mi ha decisamente sorpreso questo. Perché The Last of Us rimane un capolavoro: graficamente tutt’oggi si difende benissimo, è un piacere da giocare e ha una storia matura e coraggiosa. E osservarlo e (ri)provarlo oggi fa comprendere la portata e l’importanza del titolo.

God Of War 3

5. God Of War 3

Sono stato combattuto fino all’ultimo se inserire il terzo capitolo o il nuovo God Of War per PS4 (personale gioco del 2018), ma alla fine a trionfare è stato il terzo capitolo.

Rigiocato anche questo recentemente su PS4 nella sua versione remastered, God Of War III è un titolo clamoroso e senza ombra di dubbio quello più spettacolare di tutta la classifica.

È vero, il God Of War per PS4 si reinventa in maniera intelligente e propone una versione di Kratos che era l’unica strada percorribile per riandarlo a “scomodare”. Ma abituarsi a quel gameplay e riprendere poi in mano il III è qualcosa di destabilizzante per come non sia invecchiato di una virgola – nonostante qualche scelta di design datata.

God Of War III è una goduria da vedere e da giocare. Una scalata verso il Monte Olimpo che ho premiato proprio per la spettacolarità in lungo e largo che è riuscito ad avere risultando un capitolo, un titolo nel panorama videoludico, storico. Fattore epicità che è mancato alla nuova saga e che mi ha fatto appunto preferire per l’epilogo dell’avventura Greca di Kratos.

Bloodborne

4. Bloodborne

Giocai ai tempi a Demon’s Souls non portandolo però a termine a causa della struttura di gioco e il genere che non facevano per me. Negli anni ho seguito con fascino e interesse il fenomeno dei souls-like, non giocandoli comunque mai – più per mancanza di tempo che per mancanza di voglia. Tuttavia con Bloodborne feci un’eccezione, e menomale mi vien da dire.

Attirato principalmente dall’ambientazione e dal gameplay più veloce rispetto ai Dark Souls, mi decisi ad acquistare Bloodborne: amandolo alla follia. Sarebbe riduttivo identificare il successo di Bloodborne nei miei confronti grazie alla sua purezza e ricercatezza estetica: una città gotica malata, malsana che lascia di stucco. Ma il successo di Bloodborne risiede proprio nella sua complessità e nel gameplay appagante.

Bloodborne è un gioco ricco con un gameplay punitivo ma veloce e compiacente che soddisfa estremamente quando si riesce a superare qualche zona o boss più ostico. Ha un mondo, un lore dietro che porta ad esplorare e scoprire ogni minimo segreto di Yharna. Un gioco che, nella sua stratificazione e difficoltà, è entrato con disarmante potenza nelle mie preferenze. Adesso cara From dacci il seguito su PS5.

Speciale "Videogames" - Top Ten del decennio

3. The Witcher III: Wild Hunt

In maniera analoga a titoli come Dragon Age o Mass Effect, con The Witcher III: Wild Hunt non fu amore a prima vista, tutt’altro. Ammirando il lavoro di CD Projekt e seguendolo con estremo interesse, comprai The Witcher III quasi al day-one, abbandonandolo però dopo una manciata di ore. Non so esattamente il perché. Mi piaceva, era proprio il genere di gioco (action RPG fantasy in terza persona) che più preferisco, ma qualcosa di fondo – magari anche personale – mi frenava dal portarlo avanti. The Witcher III fu così messo di lato per ben due anni. Quando poi un giorno decisi di dargli un’altra possibilità.

Non so esattamente cosa successe, ma da quel momento non lo mollai un attimo portandolo a termine con piacere e giocando tutte le espansioni con altrettanta goduria. In due anni molto di un gioco cambia, magari piccole limature nel sistema di combattimento, nei testi, nell’inventario e via dicendo; ma davvero una volta iniziato ho trovato difficoltà a staccarmene.

The Witcher III: Wild Hunt è il canto del cigno strutturale di questa generazione. Ha tutto ciò che un gioco del genere, un open world di questo livello, dovrebbe avere: storia pazzesca, missioni secondarie di spessore, un mondo vivo, fantastico e un’estetica fuori parametro. Trovo davvero difficile identificare un difetto di The Witcher III. Anzi, uno lo trovo, un combat system legnoso e un feedback dei colpi rivedibile ma, paragonato a tutto il contorno, questi diventano piccoli difetti che non minano completamente l’immersività in uno dei mondi (e giochi) più belli di sempre. Un titolo che nel 2015 sembrava di una generazione avanti e che effettivamente, anche nel 2019, dovrebbe essere preso come metro di paragone e da ispirazione da molte software house.

The Wolf Among Us

2. The Wolf Among Us

The Wolf Among Us è l’avventura grafica moderna per eccellenza. Per quanto il gameplay sia ridotto ai minimi termini limitandosi ad un semplice punta e clicca. Le avventure investigative di Bigby Wolf sono tra le mie preferite grazie all’adattamento sontuoso realizzato dalla compianta Telltale Games.

L’immaginario di The Wolf Among Us è fantastico per il mondo in cui ci immerge, e per i suoi personaggi all’interno affabili e scritti divinamente. La storia, pur avendo i suoi alti e bassi, è tra i le migliori dei titoli Telltale, rimanendo seconda solo alla prima stagione di The Walking Dead. Proprio lo stile dell’opera originale (Fable), me lo ha fatto preferire all’ultima opera appena citata, essendo maggiormente nelle mie corde e amando alla follia le storie fiabesche e i personaggi che ne derivano, che qui prendono una piega matura e senza filtri.

The Wolf Among Us si aggiudica dunque il secondo posto in questa classifica proprio per la scrittura che riesce ad avere: mai banale, cruda e piena di sorprese. Per una storia che ho amato follemente e di cui attendo da tantissimi anni un seguito, annunciato nuovamente di recente – sperando che non subisca l’ennesima battuta d’arresto.

Speciale "Videogames" - Top Ten del decennio

1.Uncharted 2: Il Covo dei Ladri

Se per i precedenti titoli ho dovuto ragionare su quali inserire e il loro posizionamento in classifica, per il secondo capitolo di Uncharted non ho mai avuto dubbi. Ancora prima di stilare questa classifica, mi sono fermato a ragionare sui giochi del passato e il primo titolo venuto in mente è stato lui: Uncharted 2: Il Covo dei Ladri.

Senza soffermarsi tanto sul fatto che sì, il quarto capitolo è migliore sotto tanti aspetti aspetti, soprattutto nel focalizzarsi sull’esplorazione piuttosto che sul lato sparatutto del titolo, Uncharted 2 è personalmente il gioco del decennio per l’impatto che ha avuto ai tempi.

Ricordo ogni singolo momento del gioco con quel leggendario trailer ai VGA 2008 con Drake gravemente ferito tra i resti di un treno in un precipizio. Uncharted 2 prendeva il primo capitolo e lo migliorava, in così poco tempo, drasticamente, offrendo una grafica stupefacente e una storia che rimane ancora oggi la migliore dei quattro capitoli. Un capitolo stratificato con un gameplay bilanciato e un multiplayer che ai tempi fu interessantissimo, anche per uno come me “allergico” ai giochi online (o le loro componenti). Proprio per tutta questa lista di motivi Uncharted 2: Il Covo dei Ladri è il mio gioco del decennio.

Ratchet & Clank

Menzioni Speciali:

Dovendomi limitare a soli dieci undici titoli del decennio (e oltre), per forza di cose molti giochi sono rimasti fuori da questa classifica, ma ciò non significa che non hanno un posto speciale nel mio cuore. Proprio per questo mi sento di concludere brevemente questo speciale menzionando i titoli che sono finiti fuori ma che meritavano di essere ricordati.

I giochi in questione sono la prima stagione di The Walking Dead, Batman: Arkham Asylum, Dragon Age: Origins, Dead Space e il remake di Ratchet & Clank su PS4. Il primo, come detto poco più sopra, è tra le opere meglio scritte da Telltale, probabilmente se l’avessi inserito in classifica sarebbe finito al primo posto proprio per la storia e un finale potentissimo che non mi dimenticherò mai. Tuttavia preferendogli strutturalmente The Wolf Among Us non mi andava di inserire due titoli molto simili tra di loro, ma The Walking Dead rimane una saga incredibile e la prima stagione una pietra miliare nel mondo videoludico.

Passando a Batman è “semplicemente” un titolo che ha ridefinito il genere degli action-adventure basati su fumetti, divenendo l’ispirazione di molti titoli (ad esempio La Terra di Mezzo, con cui si è aperto l’articolo). I due titoli EA sono invece eccezionali nei loro generi di appartenenza. Dragon Age mi ha inizializzato nel mondo degli RPG; mentre Dead Space in quello degli horror. Giochi fantastici e di cui, in particolar modo Dead Space, sento una mancanza viscerale. Infine Ratchet & Clank mi è rimasto impresso in testa per la realizzazione tecnica al livello di un film d’animazione. Il remake è un remake rispettoso dell’originale ma che lo adatta in maniera pressoché perfetta ai titoli moderni. Ne esce un titolo super divertente da giocare, realizzato divinamente e clamoroso da vedere.

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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