Recensione – Dracula (Stagione 1)

Trama:
La leggenda del conte Dracula evolve. Nuovi racconti approfondiscono i violenti crimini del vampiro e portano alla luce la sua vulnerabilità. 

Cast:
Claes Bang, Dolly Wells, David Chevalier, Jonathan Aris, Morfydd Clark e Mark Gatiss.

INADEGUATEZZA TELEVISIVA

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Fan o meno del duo inglese composto da Mark Gatiss e Steven Moffat, bisogna riconoscere come negli ultimi anni, nonostante idee sempre coraggiose e degne d’attenzione, gli sceneggiatori e scrittori britannici abbiano perso un po’ della loro brillantezza con produzioni poco accattivanti e ingegnose.

Se la quarta stagione di Sherlock era già stata un bel campanello d’allarme, non si può non sottolineare una storia piena di fan service e guidata totalmente per accontentare i fan piuttosto che prediligergli la creatività. La miniserie di Dracula targata BBC One/Netflix conferma i numerosi dubbi con una produzione che parte bene, molto bene, per poi virare su lidi inadeguati, ingiustificabili che rappresentano la situazione dei suoi ideatori: insufficienti nell’offrire televisione di qualità.

IL LENTO CALARE

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Basata sull’omonimo romanzo di Bram Stoker, la miniserie televisiva è creata da Gatiss e Moffat. Trasmessa su BBC One il 1° di gennaio per poi approdare su Netflix (che ne detiene i diritti di distribuzione) qualche giorno dopo, Dracula è composta da soli tre episodi che ne scandiscono i vari archi narrativi.

La serie segue infatti Dracula dalle sue origini nell’Europa Orientale, alle sue battaglie con i discendenti di Van Helsing, fino a giungere al suo approdo in Inghilterra. È una rivisitazione per certi versi interessante per come voglia approfondire la psiche di Dracula e la sua “umanità” rendendola moderna. Il problema sta però nel prendersi delle libertà che snaturano il personaggio. Aggiunge tanti elementi non presenti nel romanzo, ignora totalmente passaggi (più o meno) fondamentali con un risultato finale che ha del disastroso.

Peccato perché l’approccio iniziale (nonché quello più fedele al romanzo) è eccezionale per l’atmosfera malsana, sporca, intimidatoria che riesce a creare. Ma da lì in poi è un lento sprofondare senza nessuna giustificazione.

TRA HORROR E HUMOR

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Il primo episodio vede il Conte voglioso di trasferirsi in Inghilterra. Per far sì che ciò accada il procuratore Jonathan Harker si reca al Castello di Dracula in Transilvania con i documenti della proprietà inglese. “Le Regole della Bestia” (questo il nome della prima puntata), ruota attorno al rapporto tra i due in questo castello che gode di vita propria. Probabilmente dovuto al setting e alla storia che rappresenta già di suo uno degli aspetti più gustosi e stuzzicanti. L’episodio riesce a fondere con sapienza le tinte horror del genere con l’humor e la leggerezza della scrittura dei suoi autori.

L’impatto è infatti magnetico grazie alla costruzione della storia. I suoi interpreti hanno un rapporto erotico pur mantenendo un approccio prettamente horror. Il tutto accompagnato da una reinterpretazione della storia che funziona molto bene – ad esempio nella scelta di rendere Van Helsing una Suora di nome Agatha. Dopo il primo episodio però qualcosa viene a rompersi.

PENSATA PER ESSERE DERISA

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La seconda puntata (Veliero di sangue), è come un giallo alla Agatha Christie in cui Dracula salpa insieme ad altre persone sulla Demeter, una nave noleggiata da un misterioso personaggio, alla volta dell’Inghilterra. Qui cominciano a sparire passeggeri o si assiste ad eventi sinistri, iniziando una lunga caccia all’assassino. L’episodio evidenzia però tutti i difetti dello show: un umorismo accentuato e spesso fuori luogo, una scrittura dozzinale e una storia priva di qualsiasi caratura o interesse. Sono dei problemi sul quale, tutto sommato, si può soprassedere, ma nella chiusura di puntata, un epilogo in cui la nave affonda con Dracula all’interno di una bara contenente la sua natia terra, naufragano anche i buoni proposti del Dracula di Netflix.

La Bussola Oscura, terzo e ultimo episodio, vede Dracula emergere dalla sua barra sulla spiaggia di Whitby 123 anni dopo l’affondamento della Demeter. Da qui Dracula non ha il minimo senso di esistere. Per quanto infatti fosse stato interessante vedere il Conte ai giorni nostri alle prese con i problemi, le tecnologie del 2020, ciò a cui si assiste è un ritratto caricaturale di Dracula. Il Conte è comunque interpretato molto bene da Claes Bang, ma perde ogni minima sfaccettatura assumendo un contorno quasi da commedia. Un contorno che viene riempito da una storia priva di senso. Ridicola nelle sue soluzioni e con tanti avvenimenti, scelte e un epilogo, che sembrano essere stati pensati giusto per poterci fare i meme su internet. Una triste chiusura per una miniserie che poteva (e doveva) ambire a ben altro.

COMMENTO:

Nonostante un inizio azzeccato e promettente, la miniserie di Dracula targata BBC One e Netflix è una produzione difficile da consigliare. L’approccio e il tono non sono neanche male. Ma più lo show va avanti, più mette in mostra l’esaurimento creativo, quasi infantile, di Gatiss e Moffat, storie pensate solo per essere discusse (e derise) su internet. Peccato perché spunti e idee sul quale fare bene ce n’erano, in primis un cast sontuoso e il volerlo ambientare ai giorni nostri. Ma la realizzazione e il risultato finale sono discutibili pressoché sotto tutti gli aspetti.

Giudizio Finale:

Sufficiente
6.1

Cast

7.8/10

Regia

7.0/10

Sceneggiatura

3.5/10

Montaggio

6.0/10

Colonna Sonora

6.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.