Recensione – Homeland 4×07 “Redux”

Trama:
In seguito all’uccisione di Ayaan, Carrie dovrà fare i conti con i propri demoni e fantasmi del passato. Nel frattempo mentre Andrew Lockhart e Martha Boyd lavorano per riportare Saul a casa, esso verrà accolto da Haqqani nella sua casa in un modo tutt’altro che da prigioniero.

Cast:
Claire Danes, Damian Lewis, Mandy Patinkin, Sarita Choudhury, Tracy Letts, F. Murray Abraham, Nazanin Boniadi, Laila Robins e Rupert Friend.

RE(RE)-INVENTARSI

Homeland Redux

Fresca di un rinnovo ad una quinta stagione – mai in discussione – ritorna Homeland con Redux e con tutta la sua complessità e, soprattutto, responsabilità dello scorso episodio (qui). Homeland dopo aver mostrato l’uccisione di Ayaan per mano di Haqqani, si ritrova a chiedere a se stesso di “reinventarsi” dopo appena sei puntate. Ecco allora che Redux segna un cambiamento profondo nella genesi di questa stagione, con un setting più sensibile e con situazioni interne ed esterne alla spy-story che adesso assumono tutt’altro valore.

Di questi avvenimenti si possono creare due fazioni ben distinte: tutto ciò che riguarda Carrie; mentre il resto al rapimento di Saul e di conseguenza ad Haqqani. Partendo da quest’ultima accoppiata si può notare come gli sceneggiatori siano stati intelligenti a fare interagire Haqqani e Saul, con quest’ultimo che in certi momenti viene visto (e trattato) in tutti i modi tranne che da prigioniero.

Tra i due si viene a creare infatti un’interazione sentita, dialoghi taglienti e parti che fanno anche sorridere. Nella fattispecie è interessante come nel contesto venga introdotta la tematica religiosa, che porta i due ad incolparsi a vicenda per chi abbia dato il via a questa guerra, ma portando noi spettatori a porci una domanda che probabilmente ci siamo fatti più volte nella nostra vita: “e se fossimo noi i cattivi e loro i buoni?”. Lo scambio è davvero ben realizzato. È una conversazione contemporanea, tremendamente realistica, che Saul svia sagacemente con un “io sono ebreo”. Ciò è anche stuzzicante per come dipinge la figura di Haqqani: un padre di famiglia più che un terrorista.

UNA FORMA NUOVA

Homeland Redux

Nel frattempo in tutto ciò si va a delineare una “nuova” Carrie. Carrie che settimana scorsa non ha resettato la propria storyline, ma piuttosto è come passata “ad un livello successivo” dopo la morte di Ayaan. Un livello dove se prima si andava a definire Carrie come un soggetto instabile, ora no, Carrie è completamente fuori di sé. Puntata che inscena tutta la sua pazzia (scene sconnesse, confuse, rapide al punto tale da essere difficili da comprende) ma che hanno un’impennata qualitativa quando si decide di mostrare eventi che in realtà stanno solo nella testa di Carrie che, convinta di essere tra le braccia del caro Nick Brody, si trova in realtà dal tenente dell’ISI Aasar Khan, prigioniera della propria pazzia.

Per il resto Homeland vive una situazione in generale molto movimentata in Redux. Mentre le storyline di Carrie e Saul vanno prendendo una forma tutta nuova. Parallelamente all’ambasciata statunitense in Pakistan continua il serrato braccio di ferro fra Andrew Lockhart e Martha Boyd. Entrambi intenzionati a riportare a tutti i costi Saul a casa, ma le cui decisioni prese alle spalle portano Martha a rassegnare le proprie dimissioni per poi ritrattarle su consiglio del marito. Una situazione che appare ancora confusa e poco nitida per il futuro della serie.

COMMENTO:

In “Redux” Homeland regala una puntata con una prospettiva diversa e affascinante dalla parte di Carrie. D’altro canto Saul e Haqqani cominciano a decollare. Una coppia atipica ma che porta su schermo una discussione ragionata, in cui ci si rispecchia e che mostra Saul non come un prigioniero, ma come ospite di Haqqani che è un padre con famiglia piuttosto che un terrorista. Lavoro svolto più che ottimo, rafforzato da delle storyline secondarie che hanno una loro identità forte e che desta curiosità.

Giudizio Finale:

Ottimo
8.6

Voto

8.6/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *