Recensione – Homeland 4×08 “Halfway to a Donut”

Trama:
Carrie organizza un’ultima, disperata operazione nel tentativo di salvare Saul dalla prigionia di Haqqani. Lockhart e Martha nel frattempo si trovano in una situazione di stallo con l’ISA .

Cast:
Claire Danes, Damian Lewis, Mandy Patinkin, Sarita Choudhury, Tracy Letts, F. Murray Abraham, Nazanin Boniadi, Laila Robins e Rupert Friend.

REGOLE INVISIBILI

Halfway to a Donut

Nel panorama televisivo esiste una struttura invisibile che rappresenta la maniera corretta per costruire una serie TV. Questa struttura: introduzione, sviluppo, crescendo della vicenda e infine la chiusura; andrebbe sempre rispettata per offrire un prodotto ordinato e che incontri certe esigenze. Purtroppo però questo non sempre avviene, ritrovandoci prodotti incompleti o azzoppati per non voler seguire delle semplici regole.

Adesso, dico tutto ciò per elogiare questa quarta stagione di Homeland che, non solo rispetta queste semplici regole, ma trovandosi nella fase che necessita di un crescendo che culminerà poi nel finale di stagione, con Halfway to a Donut ci propone un episodio superlativo. Senza ombra di dubbio il migliore di questa stagione.

STRETTO CONTATTO

Halfway to a Donut

Halfway to a Donut parte in maniera ragionata, agganciandosi da dove ci aveva lasciati settimana scorsa: Carrie a casa del tenente dell’ISI Aasar Khan. Tenente che, sorpresa, non è il nemico che era lecito aspettarsi ma anzi, è una preziosa risorsa che può essere sfoggiata dalla CIA in maniera del tutto segreta. Aasar infatti, consapevole del torto in cui “nuota” l’Intelligence Pakistano ma che a causa di doveri verso il proprio Paese non può remargli contro, offre un aiuto “silenzioso” a Carrie in questo braccio di ferro sempre più insistente.

Puntata che dopo questo faccia a faccia “prende” il problema di Carrie e lo trasforma in una sottotrama intelligente e importante al punto tale da far nascere un nuovo ramo narrativo parallelo a quello di Saul. Si riesce a spostare il suo problema in un qualcosa che riguarda in prima persona la lotta tra queste due Agenzie. Un nuovo filone che si preannuncia corposo e che lascia inevitabilmente ben sperare.

UN LAVORO AMBIZIOSO

Halfway to a Donut

Dopodiché ecco che si passa alla situazione Saul, che monopolizza completamente il resto della puntata. Una spy story in cui Mandy Patinkin brilla per interpretazione, ma dietro al suo personaggio c’è un lavoro di scrittura, di regia che ha dell’incredibile. Prima con Saul che dimostra tutta la propria bravura riuscendo ad evadere da una situazione disperata; e che successivamente, guidato dalla CIA, porta su schermo venti minuti di “apnea”, una tensione che davvero non ci si aspetta. Tutta questa operazione per salvare Saul inscenata perfettamente, che viene rafforzata da un’intelligente alternanza di scene tra l’ISA e Lockart/Martha che tentano di raggiungere un accordo per il “riscatto” di Saul.

Parallelismo che si incastra perfettamente. Che è anche vero che abbandona completamente tutto ciò che riguarda Carrie focalizzandosi su altro ma, in tutta sincerità, il lavoro svolto è così ambizioso da non far rimpiangere nulla. Homeland che adesso non solo vede Saul in una situazione disperata, ma trova la CIA con le mani legate, costretta ad “obbedire” all’ISI pur di liberare un’importante risorsa che invece preferirebbe morire che essere ricatturato da Haqqani. Situazione complicata ma che grazie all’aiuto di Aasar potrebbe riequilibrarsi prima di quanto ci si aspetti.

COMMENTO:

Halfway to a Donut non solo è un piccolo gioiellino, ma è senza ombra di dubbio il miglior episodio di questa quarta stagione di Homeland. Riesce a prendere il problema mentale di Carrie e costruirci una sottotrama ben scritta e per nulla banale rispetto alla dinamica “sempliciotta” dal quale nasce. Puntata che è la migliore grazie all’atmosfera e a tutto ciò che sono riusciti a creare attorno alla figura di Saul. Dove non solo Mandy Patinkin si conferma un grandissimo attore, ma è protagonista di una seconda metà di puntata da cardiopalma. Rafforzando questa spy story che va delineandosi sempre più come una delle più curate nell’affollato panorama televisivo.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.6

Voto

9.6/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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