Recensione – The Last Of Us: Parte II

N.B. l’articolo contiene spoiler

Sì, lo so, negli ultimi mesi sono completamente scomparso. Potrei dirvi che il lavoro mi ha assorbito totalmente; che i preparativi per il matrimonio mi hanno tolto risorse per il tempo libero e lo svago. Ma la verità è che in estate mi viene ogni anno una sorta di blocco dello scrittore, preferendo altre attività alla scrittura.

Voglio però ritornare con questa recensione – nella speranza che possa essere un nuovo inizio nel blog – per parlarvi dell’ultimo (e tanto chiacchierato) gioco Naughty Dog, The Last Of Us: Parte II. Un gioco che secondo me merita un’attenta analisi e una recensione più a mente fredda per essere giudicato “più correttamente”. Difatti, come avrete modo di scoprire, la mia recensione di The Last Of Us: Parte II sarà una recensione un po’ particolare. Uno scritto più focalizzato sulle sensazioni, su ciò che ha lasciato e rappresentato, piuttosto che una mera analisi tecnica/qualitativa di Naughty Dog che, ormai si sa: sono di un altro livello.

IL TEMPO GIUSTO

Recensione - The Last Of Us: Parte II

Pubblicato il 19 giugno 2020, ma cominciato personalmente solo qualche giorno dopo a causa di errori logistici di Amazon – grazie!. Ho portato a termine questa seconda parte di The Last Of Us in poco più di quattro giorni. Sembrerà una durata irrisoria e che poco giustifica il prezzo di 60€ all’uscita. Ma in realtà il mio timer si è fermato a oltre 22 ore procedendo in maniera spedita e focalizzandosi solo sulla trama principale dell’avventura.

Parlo del “tempo giusto” perché nonostante la rapidità – ingordigia oserei dire – con il quale l’ho portato a termine. Ho preferito prendermi qualche giorno – mesi – per lasciare sedimentare dentro di me l’esperienza, non correndo allo stesso modo nello scrivere qualcosa di troppo positivo o troppo negativo, dettato da un’euforia generale nell’avere tra le mani un titolo atteso da ben sette anni. Ad oggi, con quattro mesi alle spalle, ritengo che la mia sia stata la decisione migliore.

The Last Of: Parte II è vivissimo dentro di me (con i suoi pregi e le sue criticità) e, nonostante ammetto che mi sarebbe piaciuto col senno di poi centellinarlo e gustarmelo un po’ più a lungo. Viversi un’esperienza del genere tutta d’un fiato ha avuto anche la sua buona dose di fascino. Intanto vi basti sapere che Parte II è un gioco lunghissimo (le ore raddoppiano tranquillamente esplorando il mondo, le storie secondarie e i vari collezionabili). Denso, vivo e che vi trasporterà in un universo che non si vede l’ora di vedere su schermo con la serie targata HBO.

SCELTE PERSONALI

The Last of Us Parte 2 - Spiegazione del finale e teorie sul possibile  sequel

Dovendovi però parlare di The Last Of Us: Parte II in questa recensione. Vorrei partire dai problemi che ne hanno minato la perfezione assoluta. Ci tengo a precisare che saranno presenti spoiler pesanti proprio per spiegare del perché determinate cose non mi hanno convinto o le avrei gestite diversamente. Così come specifico che, con mio sommo dispiacere, mi sono imbattuto ai tempi nei famigerati leaks.

Tralasciando l’accanimento insensato su creatori e sviluppatori, a me gli spoiler non hanno danneggiato l’esperienza complessiva. Sì, qualche evento mi sarebbe piaciuto scoprirlo giocando. Ma nel complesso molti dei leaks erano decontestualizzati e quindi sorprendenti per altri motivi. Veniamo però al “cosa” non mi è piaciuto di The Last Of Us: Parte II.

Parte II è un titolo mastodontico e, per quanto il “non piaciuto” è un termine abbastanza relativo. A mio modo di vedere è un gioco così audace e peculiare che, per forza di cose, dividerà pesantemente i giocatori. Non faccio riferimento ai personaggi trans, gay ecc.. E prendo le distanze da quell’etichetta in cui se a uno non è piaciuto è perché è omofobo o razzista. Ma semplicemente non ne si condivide l’evoluzione: ed è un diritto sacrosanto. Io mi posiziono nel mezzo.

Trovo assurdo chi si lamenta dell’introduzione di certe minoranze – anche perché ad esempio la sessualità di Ellie era già stata trattata nel primo capitolo. Ma non insulto chi non condivide la trama di questa seconda parte, perché a me ad esempio è si piaciuta ma avrei voluto altro. Diciamo che le decisioni prese sono così “importanti” e delicate, che in fin dei conti molto del giudizio finale dipende da come siamo come persone, come ci approcciamo agli altri, e cosa rappresenta per noi il primo The Last Of Us.

BACKGROUND NON TRASCURABILE

Riguardo questo discorso, il mio più grande problema con The Last Of Us 2 è proprio del cosa rappresenta per me il primo capitolo. La storia di Joel ed Ellie è stato un lavoro così sfaccettato, intimo e ben scritto, che è impossibile da replicare. Un rapporto tra i due così potente da crearsi un background che da un lato poteva rappresentare una storia storia auto-conclusiva; ma dall’altro ci faceva fantasticare su un eventuale seguito. Il problema di Parte II è tutto qui: in cosa ci si aspettava dal seguito.

Tralasciando la bontà dell’opera. A me The Last Of Us 2 non è piaciuto del tutto perché mi aspettavo di continuare ad esplorare il rapporto tra Joel ed Ellie. Non so esattamente “il come”. Ma nella mia mente vedevo un rapporto che andava deteriorandosi nel tempo, contrapponendo i due proprio a causa delle scelte di Joel nel primo capitolo. Questo aspetto invece non solo viene esplorato superficialmente, ma si decide di uccidere Joel dopo un paio di ore gioco che, personalmente, è stata una scelta che mi ha totalmente deluso a mente fredda.

Il problema con la morte di Joel non è l’aver ucciso un personaggio chiave del primo capitolo e dell’ecosistema di The Last Of Us. Ma l’averlo fatto con una soluzione macchinosa e forzata, nonché molto improbabile. Capisco che qui è più il mio gusto a parlare. Ma la storia di The Last Of Us, le sfaccettature tra Joel ed Ellie, sono così viscerali che io volevo saperne più di loro e non di altri.

IO CON TE NON CI GIOCO

The Last of Us: Parte 2, i momenti più significativi secondo la redazione

Ecco allora che si arriva al personaggio più discusso di questa Parte II, Abby: figlia del chirurgo dell’ospedale di Salt Lake City, e che ucciderà il caro Joel nelle prime ore di avventura. Non so quanto la mia percezione sarebbe cambiata se non mi fossi imbattuto negli spoiler. Ma ho avuto difficoltà ad affezionarmi ad Abby, nonostante i migliori momenti del gioco siano quelli con lei protagonista.

Infatti a metà dell’avventura si “switcha” e si passa a controllare Abby per un’altrettanta metà abbondante di storia e che, nonostante sia diluita in diversi frangenti e ad un certo punto non si vede l’ora di tornare da Ellie, bisogna riconoscere come abbia tre-quattro momenti clamorosi sia scenicamente che narrativamente (il bosco!). Il problema però – si ritorna sul discorso di prima – è che a me di Abby fregava – e continua a fregare – zero. Non perché sia un brutto personaggio. Ma Ellie e Joel avevano una struttura così potente dietro che, per quanto Abby abbia le proprie ragioni (e Joel le proprie colpe) non sono riuscito a provare una minima empatia o affezionarmici.

Il suo passaggio nella storia è per per certi versi particolare per come non sia strettamente “divertente” da giocare. Si va verso una direzione in cui si è obbligati a scelte che non si vogliono affrontare. Personalmente mi aleggiava nell’aria il continuo pensiero che è stata responsabile della morte di Joel che, per forza di cose, me l’hanno fatta odiare pregando di tornare il primo possibile a impersonare Ellie. Però è innegabile la potenza della sua storyline che, paradossalmente, include i migliori momenti di questa Parte II. Poi chiaro, ribadisco come avrei preferito vedere più Ellie e Joel. Ma le scelte sono state interessanti, coraggiose senza ombra di dubbio, e gettano delle basi su una Parte III tutta da scoprire.

NEXT-GEN ANTICIPATA

The Last Of Us: Part II Gameplay Footage Has Leaked

Così se la storia e i personaggi sono destinati a dividere ancora a lungo. Ciò che mette tutti d’accordo su The Last Of Us – Parte II è la realizzazione tecnica e il gameplay. In un anno (settimane) in cui si attende l’uscita delle nuove console e i loro titoli di lancio, Parte II è una produzione ancora più “inconcepibile” per come riesca a girare su PlayStation 4.

In maniera analoga al primo capitolo, che sembrava una stregoneria su PS3. Naughty Dog sorprende nuovamente e, facendo tesoro di tutta la crescita acquisita con The Last Of Us prima e Uncharted 4 poi, offre un titolo ancora più di spessore e mastodontico. Parte II, rifacendosi alla narrativa del primo capitolo, prende la struttura semi open-world sperimentata con Uncharted 4 e la riutilizza per immergerci con potenza nel mondo apocalittico di Joel ed Ellie.

L’impostazione è quella: grosse mappe che danno la sensazione di essere immense e poterci girare liberamente. Ma che in realtà sono mascherate molto bene da Naughty Dog che mantiene così l’esperienza focalizzata sulla narrativa e con un ritmo sempre sostenuto. Ci si può fermare a contemplare gli ambienti o a percorrere strade secondarie per approfondire questo mondo, ma tutto ciò è amalgamato così bene da integrarsi perfettamente nella storia principale.

UN PO’ DI GAMEPLAY QUÀ?

The Last of Us Part II Gameplay Video Showcases Some Very Weird Clicker  Behavior

Ma andiamo concludendo questa recensione di The Last Of Us: Parte II, parlando di uno degli elementi più rivoluzionari di questo sequel: il gameplay. Se infatti il primo capitolo soffriva di certe lacune (in primis una IA dei nemici al ribasso) questo sequel migliora in tutto ciò che concerne l’aspetto tecnico/ludico. The Last Of Us: Parte II ha delle animazioni (sia nelle movenze che proprio espressive) mai viste all’interno di un videogioco. Ma ciò che colpisce maggiormente è come ogni miglioria sia volta all’immersività di un’esperienza che va assolutamente giocata.

Il mondo di The Last Of Us: Parte II presenta dei nemici che vengono resi vivi con un semplice tanto efficace meccanismo: il nome. Ogni personaggio in cui ci si imbatte ha una sua personalità e un nome con il quale verrà chiamato dai suoi compagni quando viene ad esempio ucciso. Tutto ciò ha un peso e crea un’empatia che fa soppesare ogni scelta intrapresa. Lo stesso discorso vale per i cani. Che sentono i nostri odori, ci fiutano e che alla fine vengono fatti fuori con estrema violenza per non essere scoperti.

Proprio la violenza raggiunge vette altissime in questo sequel, nel quale ogni elemento action, stealth e horror, ci consente di affrontare le minacce (umani, cannibali o infetti) in svariati modi con “un’estetica” tanto realistica quanto cruda. Le mappe poi, sviluppate anche in verticale, permettono diversi approcci nel quale ad esempio Ellie potrà saltare, strisciare o creare diversivi per uscire indenne da ogni situazione. Un gioco che è meraviglioso proprio per come riesca a fondere ogni elemento ludico all’interno di una narrativa (discutibile) ma di spessore. E soprattutto viva in ogni personaggio o elemento a schermo.

COMMENTO:

Con tante belle idee e valori produttivi di fronte al quale non si può di certo restare indifferenti, The Last Of Us: Parte II replica in maniera diversa il successo del primo capitolo, offrendo un gioco volto a dividere e far discutere. Se la narrativa (di spessore) affronta tematiche e scelte delicate che non metteranno tutti d’accordo; il gameplay e l’aspetto più ludico dell’opera offre un qualcosa di mai visto. The Last Of Us: Parte II non è straordinario per il “semplice” fatto di avere una realizzazione tecnica fuori scala e un gameplay crudo e appagante. Ma lo è perché ogni scelta artistica e di design è volta a creare un mondo sempre vivo che non molla un attimo il giocatore. Un mondo violento e inesorabile, contornato da un gameplay massiccio e da animazioni, dialoghi e interazioni che stabiliscono nuovi standard all’interno dell’industria videoludica.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.5

Trama

7.5/10

Gameplay

10.0/10

Longevità

10.0/10

Grafica

10.0/10

Sonoro

10.0/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.

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