Recensione – La Regina degli Scacchi

Trama:
La serie esplora la vita di una bambina prodigio degli scacchi, orfana, di nome Beth Harmon, seguendo le sue vicissitudini dall’età di otto ai ventidue anni (da metà degli anni ’50 a tutti gli anni ’60), mentre lotta contro la dipendenza da alcol e psicofarmaci nel tentativo di diventare grande maestro di scacchi.

Cast:
Anya Taylor-Joy, Bill Camp, Marielle Heller, Harry Melling e Thomas Brodie-Sangster,

POLITICAMENTE CORRETTO

Recensione - La Regina Degli Scacchi

Con la recensione de La Regina degli Scacchi, voglio essere un filo polemico nei confronti di Netflix – non della sua produzione che è straordinaria. Ma il perché di tutto questo successo dello show, non sarà mica motivato dal fatto che non ha all’interno minoranze e personalità “politicamente corrette”? Vai a sapere, nel frattempo è un dato di fatto.

So che la mia posizione/opinione è radicale e non condivisibile da molti – volutamente voglio sia così – ma è oggettivo che La Regina degli Scacchi sia la prima serie che, da tempo immemore su Netflix, non utilizza fastidiose soluzioni narrative mirate ad accaparrarsi più pubblico, introducendo di qua e di là personaggi e vicende tanto per cavalcarne l’onda del momento. Su Netflix si è assistito infatti negli ultimi periodi non voglio dire ad una morte della creatività, ma un’omologazione su come mostrare le produzioni: assolutamente sì.

Il problema non è neanche il dover giustificare i propri personaggi, o doverne introdurre di altri gay, trans, di colore e via discorrendo giusto per rappresentarli e dire “ci sono anche loro”. Ma perché nel 99% dei casi queste scelte sono sempre risultate forzate, insensate e denigratorie, non funzionali ai racconti e “obbligate a farle”. E c’è differenza tra essere un Murphy che delle minoranze ne ha sempre fatto il fulcro dei suoi racconti; e una casa produttiva che lo fa giusto perché di moda. Ed è quello a cui ormai assistiamo da mesi, anni a questa parte su Netflix.

L’IMPONDERABILE LEGGEREZZA DEGLI SCACCHI 

Recensione - La Regina Degli Scacchi

Adesso non è che arriva La Regina degli Scacchi e sovverte radicalmente questo modus operandi. In fin dei conti si parla di uno show con protagonista una donna, una donna che deve lottare per fare riconoscere la propria intelligenza e per spiccare all’interno di una società dominata da uomini. Quindi un qualcosa molto contemporaneo al giorno d’oggi. Ma la serie si distingue da tutto ciò fatto in precedenza dalla casa Californiana perché non fa mai pesare questo aspetto. Mai.

La Regina degli Scacchi vede questa ragazzina, Beth Harmon, diventare misteriosamente orfana e finire in un orfanotrofio femminile dove dovrà fare i conti con un mondo completamente stravoltosi; e delle pillole tranquillanti (comuni negli anni ’50), al quale diventerà dipendente. In un ambiente psicologicamente provante e senza tante amiche fatta eccezione per Jolene, Beth conosce Shaibel, il custode dell’orfanotrofio che gli impartirà lezioni di scacchi. Da qui comincia la sua strada per diventare grande maestro, costellata da tanti successi ma anche da dipendenze che ne faranno perdere il controllo.

Non è tanto la premessa affascinante (per quanto basilare) a farne de La Regina degli Scacchi un gran successo, ma la sua realizzazione: confezionata perfettamente dove ogni performance o scelta è tanto magnetica quanto “imperfetta”. Parlo di imperfezione perché la serie per certi versi ha una resa “sporca” come a voler sottolineare il cammino di Beth tutt’altro che facile. Ma al contempo è perfetta perché ci si riesce ad immedesimare vedendola tutta d’un fiato.

NATURALI PARALLELISMI

Recensione - La Regina Degli Scacchi

È una storia perfetta per la cura che ha all’interno. A partire dalle performance intense e magnetiche di Anya Taylor-Joy, Thomas Brodie-Sangster o Harry Melling; alla sceneggiatura e scenografia dell’epoca: minuziosamente dettagliata. Ma non solo. Perché La Regina degli Scacchi riesce a fare appassionare a questa disciplina grazie a scelte stilistiche accattivanti – non guarderete più il soffitto di casa come lo facevate prima – ma anche a una irrealisticità di fondo che, volutamente, rende su schermo questo sport affascinante da vedere. Una serie intelligente per come inscena tutto questo mondo e la vita di Beth, ma anche per il significato simbolico che ha nelle sue molteplici scelte.

Dicevo in apertura di come trattasse termini contemporanei pur non infarcendola di tutto quel politicamente corretto che si richiede oggigiorno. E infatti basti pensare all’eterna sfida tra U.S.A. e Russia che in questa veste viene rappresentata da Beth contro il Grande Maestro Marcin Dorociński, campione del mondo russo. Una donna giovane contro un uomo più anziano; una donna che si fa largo in un ambiente di uomini e una ragazza, donna, con un passato tormentato e cresciuta sola, che avrà il sostegno di tutta la comunità scacchistica e di uomini, maschi di alto rango. Parallelismi che riescono sempre a inserirsi nella storia (serrata) con una naturalezza e spontaneità da non risultare mai stucchevoli o frivoli.

COMMENTO:

La Regina degli Scacchi è una delle produzioni recenti Netflix più fresche e riuscite degli ultimi anni. Per nulla “politicamente corretta” o “costretta” a rispettare velati standard. La Regina degli Scacchi gioca di astuzia proponendo una storia contemporanea ma non spacciandola come tale. Mai banale o superficiale, difficilmente non la si porterà a termine in una sola sessione. Dalla sceneggiatura brillante (per quanto romanzata), e con una recitazione e una fotografia di livello che incanta dal primo all’ultimo minuto. The Queen’s Gambit appassiona lo spettatore a una disciplina apparentemente di nicchia con una spontaneità e immediatezza che non si vedeva da tempo.

Giudizio Finale:

Fantastico
9.6

Cast

10.0/10

Regia

9.5/10

Sceneggiatura

9.7/10

Montaggio

9.3/10

Colonna Sonora

9.4/10

Autore dell'articolo: Francesco Di Maria

Nato con una penna e una cinepresa in mano, non si sforza minimamente per rendere questa biografia un minimo interessante. Scribacchino per diletto. Nerd fino al midollo. Fotografo per passione. Mangiatore per vocazione. Da un po' di tempo alle prese con L'Inventario di Chicco.